Il narciso il fiore dell’egoismo

E Tiresia, divenuto famosissimo per le città dell’Aonia, dava ineccepibili responsi alla gente che lo consultava.
La prima a saggiare la veridicità delle sue parole fu l’azzurrina Liriope, che un giorno il Cefiso aveva intrappolato nelle curve della propria corrente, imprigionandola tra le onde e violentato. La bellissima ninfa, rimasta incinta, aveva partorito un bambino che già appena nato meritava di essere amato, e lo aveva chiamato Narciso. Interrogato se Narciso sarebbe giunto a vedere una lunga, tarda vecchiaia, l’indovino aveva risposto: “Se non conoscerà se stesso”.[1]

E fu così che si avverarono le parole dell’indovino Tiresia e colui che mai avrebbe dovuto conoscere se stesso, fu dalla sua immagine distrutto.
Sto parlando di Narciso dagli occhi del cielo, un ragazzo bello ma senza cuore, superbo e ostinato che nessun giovane e nessuna fanciulla mai lo toccò.
Se ne innamorò perdutamente la ninfa Eco, muta a qualsiasi lingua se non a quella pronunciata da altri, punita dalla potente Giunone per essere stata complice di Giove e avere coperto i suoi sotterfugi.
Tante volte Giunone avrebbe potuto sorprendere il suo divino marito a far l’amore sui monti con le ninfe se quella Eco, astutamente, non l’avesse trattenuta con lunghi discorsi per dar tempo alle ninfe di fuggire.
Quando la figlia di Saturno se ne accorse, le disse: “Di questa lingua che mi ha ingannato potrai disporne poco: farai della voce un uso ridottissimo”.  E alle minacce fece seguire i fatti: solo quando uno finisce di parlare, Eco duplica i suoni ripetendo le parole che ha udito.[2]
E non essendo ancora soddisfatta, Giunone aggiunse sventura alla sventura perché Eco, non fu mai ricambiata del suo amore folle per Narciso.
Sulla sua insensibilità e vanità si racconta che un giorno Narciso regalò una spada ad Aminio, un suo acceso spasimante, perché si suicidasse e Aminio, tanto era grande il suo amore per lui, si trafisse il cuore sulla soglia della sua casa.
La storia di Eco colpì e fece rattristire la dea Nemesi, la dea dei delitti impuniti e irrisolti, la quale decise di punire Narciso, e così un giorno anche per lui arrivò il momento di provare la passione. Seduto ai bordi di una fonte vide la sua immagine riflessa nell’acqua cristallina e, attonito fissò se stesso e senza riuscire a staccare lo sguardo rimase immobile come una statua scolpita in marmo di Paro.
Racconta Ovidio: “Contempla gli occhi che sembrano stelle, contempla le chiome degne di Bacco e di Apollo, e le guance levigate, le labbra scarlatte, il collo d’avorio, il candore del volto soffuso di rossore… Oh quanti inutili baci diede alla fonte ingannatrice!…”[3]Languì a lungo d’amore non toccando più cibo né bevanda. A poco a poco la passione lo consumò, e un giorno vicino alla fonte … reclinò sull’erba la testa sfinita, e la morte chiuse i suoi occhi che furono folli d’amore per sé. … Piansero le Driadi, ed Eco rispose alle grida dolenti. Già avevano preparato il rogo, le fiaccole, la bara, ma il suo corpo non c’era più: trovarono dove prima giaceva, un fiore dal cuore di croco recinto di candide foglie.[4]
Quando le Naiadi e le Driadi, ninfe dei fiumi e delle foreste, andarono a prendere il suo corpo per collocarlo sulla pira funebre si narra che al suo posto fu trovato uno splendido fiore bianco che da lui prese il nome di Narciso.

Il racconto di Ovidio lega il fiore del narciso alla bellezza e, soprattutto, all’amore di sé. L’amore che non lascia sentimenti per gli altri se non per se stessi e che nutre e ammira solo il proprio io, ma che è destinato a morire. Da qui il termine, appunto, di “narcisista”. Narciso rappresenta dunque colui che sa amare solo se stesso disinteressandosi del resto del mondo, incapace di vedere e di aprirsi all’altro.
Guardare fuori se stesso mette il narcisista in discussione, obbligandolo a vedere le proprie fragilità e di dipendere dall’altro.
I narcisisti possiedono, perciò, un’idea molto alta di se stessi: si sentono perfetti e amano cibarsi di fantasie di fama, successo, denaro e riconoscimenti. Con estrema presunzione sentono di essere esperti in tutto e di saper fare bene tutto.
Vivono le critiche degli altri come frutto di invidie e gelosie, amano circondarsi, naturalmente, da chi non fa altro che confermare la loro valenza e, se questo non succede, si sentono offesi e frustrati.

Nel linguaggio dei fiori e delle piante il narciso ha significati sia positivi sia negativi: nel significato positivo rappresenta l’autostima, e rappresenta le persone forti e sicure di se. Di contro, nel significato negativo, rappresenta la vanità e l’incapacità d’amare, e tale concetto lo si deve proprio all’antica leggenda di Narciso.

[1] Metamorfosi, Publio Ovidio Nasone – Ed. Einaudi Torino 1979
[2] Metamorfosi, Publio Ovidio Nasone – Ed. Einaudi Torino 1979
[3] Metamorfosi, Publio Ovidio Nasone – Ed. Einaudi Torino 1979
[4] Metamorfosi, Publio Ovidio Nasone – Ed. Einaudi Torino 1979

Autrice: Manuela Mariani

La Maledizione di Cassandra (L’incomunicabilità)

Quanto si sentiva bella e affascinante Cassandra nel far innamorare Apollo, il regale Apollo, il dio che con la mente tutto illumina sulla terra e che nel Sole ha il suo occhio che tutto vede!

Il dio che perde il senno per una donna, questa era davvero lusingante! Ed allora perché non approfittarne per ricevere da colui che tutto vede, la vista di ciò che verrà? Se il dio la voleva a tal punto, perché non approfittarne per ricevere il dono della preveggenza e divenire tra i mortali tanto potente da non avere pari? E poi? Che fare di un dio che si era così tanto umiliato, che era sceso a compromessi con la sua regalità per soddisfare un desiderio di voluttuosa brama? Non era forse vero che le uniche vestigia dell’amore che una donna poteva ricevere da un dio erano pregne di vergognose sciagure? Lo avrebbe svergognato di fronte a tutto l’Olimpo e se ne sarebbe andata con il suo dono estorto attraverso una promessa d’amore.
Povera Cassandra, ignara di quanta sciagura si sarebbe attirata addosso!

Figlia di Priamo, re di Troia e della sua sposa Ecuba, Omero la chiama “la più bella tra le figlie di Priamo e di Ecuba”.

Secondo una versione mitologica, Cassandra un giorno si addormentò nel tempio di Apollo. Nel vederla il dio si invaghì di lei e subito la investì con la sua bramosa irruenza, assediandola con frenesia, forzandola ad accettarlo e pur di averla le promise di istruirla nell’arte della profezia. Cassandra, confusa, cominciò a concedersi, e lui, preso da un’euforica fretta le fece subito dono della profezia. A questo punto Cassandra cambiò idea negandosi al dio e decidendo di rimanere vergine, e il dio del Sole, colmo di ira e di sdegno la maledisse sputandole in bocca.

Poiché una promessa era uguale ad un giuramento Apollo, non potendola ritirare punì la sua superbia trasformando quanto le aveva concesso in una maledizione, e cioè a non essere creduta, e lei, che in questa preveggenza aveva sognato potere e rispetto si ritrovò reietta dagli uomini, come chi appunto porta un fardello non adatto a spalle umane, fardello perciò misterioso e minaccioso, ricolmo di malaugurate sciagure e di strazianti catastrofi.

Tanto è dannoso al genere umano il voler acuire la vista oltre il limite che gli è stato imposto dalla sorte.

L’incomunicabilità nei sogni:

Flavio scrive:

La scorsa notte ho sognato di non poter parlare perchè avevo paura di qualcosa che nel sogno non riuscivo a identificare; avevo la sensazione che una tragedia si stava abbattendo improvvisamente. Ero paralizzato e non usciva nessuna parola dalla mia bocca, così non potevo farmi capire, comprendere. Era qualcosa di pauroso che avvertivo soltanto io, perché le persone intorno a me sembravano serene e non percepivano nessun pericolo. Non ero in grado nemmeno di urlare, gridare, farmi sentire dagli altri. Che significato può avere questo sogno?

Risposta:

Alcune persone durante certi sogni, sentono un senso di paralisi davvero inquietante al punto di svegliarsi improvvisamente con un senso di terrore. Come se ci si trovasse in un mondo parallelo in cui chi sogna può vedere e sentire gli altri ma gli altri non si accorgono dell’altro; è una percezione allarmante perché si vive una sensazione di morte. Questi sogni indicano che il sognatore ha una enorme difficoltà a farsi capire e comprendere in primis dalla famiglia e poi dal mondo esterno. E’ ciò che in questo momento della tua vita ti sta succedendo?

Autrice: Manuela Mariani

Lo Sciamanesimo

Lo Sciamanesimo è la più arcaica pratica di guarigione spirituale che si può datare a più di 100 mila anni fa. E’ un sistema che utilizza stati alterati di coscienza per contattare spiriti ed entità. L’essenza dello Sciamanesimo è la visione animistica della natura, dove tutto è riconosciuto come vito, manifestazione del divino, e poiché tutti gli aspetti del cosmo sono percepiti interconnessi (l’universo è una rete di energia, vibrazione e forme), lo sciamano è riconosciuto come intermediario tra i vari piani dell’esistenza, capace di percepire ed interagire con il mondo degli spiriti, di viaggiare tra essi, consapevole della fragilità umana, delle forze energetiche che possono turbare gli equilibri.
Caratteristica di ogni cultura sciamanica è la visione “spirituale” del disagio, dove la manifestazione fisica, esterna, è solo la rappresentazione di un disagio interno, di una “frattura” interiore. Per lo sciamano, l’aspetto “spirituale” del disequilibrio è di fondamentale importanza, egli va alla ricerca, durante il “viaggio”, di un’anima persa o rapita, con riti appropriati la restituisce, cioè restituisce al soggetto l’energia vitale.
E’ la prima disciplina spirituale che conduce all’immediata conoscenza del “sacro”, è la radice dalla quale si sono sviluppate le altre discipline spirituali. Lo sciamanesimo quindi come pratica attuale, grazie alla saggezza psicologica, sociale ed ecologica che le permette di sopravvivere nella cultura tecnologica attuale.
Lo sciamanesimo parla, attraverso rituali, alla nostra essenza spirituale, per insegnarci ad ascoltare la voce interiore, per indicarci la strada della nostra realizzazione; Non un fenomeno legato a società tribali ma, una comune tradizione che è stata distrutta e che dobbiamo ripristinare, un ritorno alla nostra vera natura, un riconnetterci con il potere delle piante, degli animali, dell’universo, un percorso spirituale di evoluzione, un “viaggio” fra la realtà ordinaria e quella non ordinaria, è il ritorno ad una visione mitologica del mondo, che mostra l’incongruità dell’apparenza.

“il tuono non è più la  voce di un dio furente
ne’ il fulmine l’arma della sua vendetta.
Nessun fiume contiene uno spirito
ne’ albero è il principio vitale di un uomo,
i serpente non sono personificazione di saggezza
ne’ alcuna grotta di montagna è dimora di grande demoni.
Nessuna voce parla più all’uomo oggi,
venendo da pietre, piante o animale,
ne’ l’uomo si rivolge ad essi 
convinto che lo possono udire”
C.G. JUNG

www.nepal-shaman.com

L’Ombra nello Sciamanesimo e Mahkala Iniziazione

Conferenza gratuita – ANIMA, ENERGIA, SPAZIO

anton geronaAlcuni anni fa, Anton Gerona, si chiese come mai molte persone quando sentono la domanda “di cosa ti occupi?”, sanno rispondere – e normalmente lo fanno – con una parola che descrive una professione o una passione. Lui non saprebbe e non è mai stato in grado di rispondere a questa domanda, poichè ha studiato e lavorato dedicandosi a varie e numerose discipline.
Per esempio si è dedicato – ed ancora oggi si dedica – a materie come l’elettronica, la psichiatria, l’intaglio di pietre preziose, la fotografia, la sociologia, l’improvvisazione teatrale e le tecniche di Lecoq, Stanilslavski e Grotovsky, la geobiologia, la kinesiologia, la radiestesia, il feng shui, il reiki, la fisica meccanica e medicina quantica, la genetica e i Chin…
Ha lavorato come educatore di sostegno con oligofrenici, psicotici, ecc., come fotografo, conciatore, distributore, caramellaio, riparatore di voltimetri, amperometri, fascimetri, ohmetri, attore, professore di impovvisazione, di maschere e differenti tecniche teatrali, professore di macrofotografia e tecniche di laboratorio, programmatore e assesore culturale, creativo, imprenditore, tecnico e professore di Feng Shui, radioestesista, ecc.
Un giorno andò in Cina, per riuscire a trovare il perchè del suo interesse per materie così differenti e il perchè del suo non sentirsi “specializzato in nulla”: in quella terra imparò moltissimo, ma non trovò la risposta che cercava, anzi nacquero in lui nuove domande e scoprì l’esistenza di un orizzonte ancora più ampio.
Successivamente andò in India e Dharamsala ed alla fine scoprì il perchè di tante professioni ed esperienze differenti: ognuna è servita a sviluppare quello che sta facendo ora.
Attualmente il suo desiderio è quello di investigare cercando la semplicità e di condividere alcune conoscenze base, come per esempio queste:
– la Natura è saggia, ha risorse infinite e gli animali sono quelli che meglio la conoscono. Anche gli stessi esseri umani che abitavano la terra migliaia di anni fa la conoscevano in modo approfondito ed utilizzavano gran parte delle risorse che la natura ha messo a disposizione.
– la Natura è eccitante e possiamo e dobbiamo conoscerla e scoprirla, per questo esiste.
Siamo in grado di trovare spiegazioni molto semplici, chiare ed evidenti del comportamento della Natura attraverso conoscenze come il Feng Shui e la fisica quantistica.
Attualmente Anton Gerona si dedica principalmente a conferenze, corsi e studi Feng shui in case e locali, dimostrando che le geopatie possono essere molto facilmente neutralizzate, che tutto può essere contrastato e guarito, che non è necessario cambiare casa e o proteggerla con strani meccanismi perché la natura ci offre soluzioni molto semplici e migliori di qualunque protezione istantane ed economiche.
Si è dedicato anche a localizzare e neutralizzare le cause delle malattie emozionali. Molte persone credono che la maggior parte delle malattie abbiano origine emozionale; Anton Gerona ha osservato che il corpo somatizza emozioni sottoforma di energia, la quale si installata nel sistema cerebro-spinale.
È relativamente facile individuare e trattare queste energie, che sono la vera causa di molte malattie. Non dobbiamo confondere la “causa” della malattia con il “sintomo”, dal momento che il sintomo è soltanto l’avviso di una disfunzione. Cercando di eliminare il sintomo non si controlla la malattia.
Secondo Antòn Gerona l’anima non vuole conoscere, vuole sperimentare e s’incarna in corpi umani per poter vivere ed esprimersi.
L’anima contiene tutte le informazioni sulla persona, sugli animali, le piante, l’intero universo.
Nell’anima sono presenti sia il passato che il presente, ma ancor più importante il futuro.
Cosa fare nella vita? Quali passi compiere? L’anima ci informa costantemente e possiamo imparare ad entrare in contatto con queste informazioni.
Nella conferenza di Antòn si parlerà del passato, del presente e soprattutto del futuro delle persone, della famiglia, delle persone vicine e della casa.
Le case sono molto importanti perchè l’informazione rimane nello spazio che diventa un fantastico specchio degli abitanti.
A volte è molto più efficace lavorare sull’informazione accumulata nella casa che cercare nel passato della propria vita.
LUNEDI’ 16 OTTOBRE ALLE ORE 19,00

Presso: Istituto di Ricerche Naturopatiche via delle Baleniere 55 , Ostia Lido – Roma

INGRESSO LIBERO

PER COLORO CHE SEGUONO IL CORSO DI NATUROPATIA LE ORE DI PRESENZA SARANNO CONSIDERATE COME CREDITI 

Ritenzione Idrica e qualità della vita

rifl.rit.idrica

Proviamo a ragionare un po’ su questo tema!!! Chiunque avrà potuto verificare come talvolta il proprio peso corporeo diminuisca nonostante in alcuni giorni si sia mangiato come sempre, così come, in altri casi, sia potuto aumentare o rimanere uguale nonostante un periodo di dieta.
Capita anche che alcune persone aumentino di peso a seguito di un periodo trascorso in  un ambiente diverso dal proprio, come in vacanza oppure in ospedale, pur non mangiando affatto molto.
La verità è che la quantità di cibo assunto non è l’elemento principale rispetto al peso corporeo, a meno che non ci si trovi di fronte a casi di denutrizione, nei quali la privazione di cibo provoca un deperimento organico.
Grazie alle scoperte delle Leggi Biologiche da parte del dottor Hamer, oggi sappiamo che l’aumento ponderale del proprio peso è dovuto alla ritenzione idrica, fenomeno, questo, denominato “conflitto del profugo”.
Si tratta di un programma, previsto da Madre Natura oltre 300 milioni di anni fa, quando eravamo organismi che vivevano nell’acqua del mare.
Trattenere i liquidi, senza disidratarci, nel caso un’onda ci avesse spinto fino a riva, ha reso possibile la nostra sopravvivenza; ecco perché, ancora oggi, reagiamo attivando questo programma biologicamente sensato, quando viviamo situazioni nelle quali:

  • ci sentiamo come “pesci fuor d’acqua”, 
  • quando perdiamo ogni punto di riferimento, 
  • quando ci sentiamo catapultati in una situazione diversa, in un “territorio” che non è più il nostro.
  • Quando lottiamo per la propria sussistenza

È proprio questo “non avere più appigli” che ci fa sentire soli e abbandonati, in continua lotta per la nostra esistenza.
L’organo preposto a mantenere inalterato l’equilibrio idrico è riposto nel rene, precisamente nei tubuli collettori, che, nel momento in cui vengono vissute queste emozioni (in fase attiva), si restringono, con la finalità vitale di trattenere i liquidi, causando così un aumento di peso (i liquidi si accumulano nelle cellule adipose e in altri tessuti).
Nei casi in cui simili emozioni non siano così intense, allora si riscontra una ridotta espulsione di urine. Un vero e proprio programma biologico vitale,  il quale è stato capace, nella nostra storia  evolutiva, di garantirci maggiori chance di   sopravvivenza. Quindi quando ci impegniamo per perdere peso o migliorare la “pelle a buccia d’arancia”, portiamo la nostra attenzione anche alla qualità della nostra vita e delle nostre emozioni. Il Counseling Naturopatico , offre  un intervento globale e naturale per superare le nostre difficoltà.

Dott. Sonia Puccio, Naturopata e Counselor Olistico Tel. 3495026186/ spuccio19@gmail.com

Riceve presso Istituto di Ricerche Naturopatiche, via delle Baleniere 55, Ostia

Otto Profili

otto profili

Nasci con una vibrazione. E’ la tua. Solo tua. Non è ereditaria. Questa vibrazione è composta dall’energia femminile o maschile a tre livelli: mentale, affettivo e fisico.

La tua vibrazione quindi può essere prevalentemente femminile o prevalentemente maschile. Questo determina una serie di caratteristiche molto interessanti: una persona con le energie prevalentemente femminili predilige prendersi cura degli altri, cura le relazioni, ama la casa e la famiglia. Invece la persona con le energie prevalentemente maschili predilige il proprio lavoro, segue una propria visione, è più autonoma, ama esplorare e cambiare con facilità. Questi sono due grandi gruppi che ci differenziano; e tu ora lo capisci: nessun gruppo è migliore dell’altro!!! Perché tutti e due i gruppi sono importanti.

Puoi quindi avere la mente maschile o femminile, il cuore maschile o femminile e il tuo corpo maschile o femminile.  Questi tre livelli compongono un disegno chiamato “trigramma”. Poniamo caso che tu abbia la mente maschile, il cuore con l’energia femminile ed il corpo femminile – ne deriva un trigramma che corrisponde al profilo elegante. Il profilo elegante ha una serie di caratteristiche comuni molto particolari. Ora queste energie a tutti e tre livelli possono essere ben sviluppate, mature, consapevoli: la persona sarà molto piacevole nelle sue caratteristiche.  Oppure la loro energia può essere immatura: e la persona presenterà diversi punti su cui lavorare. Conoscendo il tuo profilo potrai quindi tracciare una mappa precisa su cosa migliorare.

Ogni vibrazione ha il proprio colore: per esempio per il romantico è il rosa! Il rosa rappresenta un’energia molto delicata e questa delicatezza deve essere non solo dentro ma anche fuori. Vale a dire che anche quello che veste la persona del profilo romantico deve essere delicato. Allora la persona sarà armoniosa e facilmente leggibile, e il suo atteggiamento sarà dolce e accogliente. L’incoerenza quindi nasce quando l’esterno non corrisponde all’interno. Insieme vedremo quali colori e quali indumenti e accessori vanno bene per ogni profilo. Credimi, anche per i non appassionati di moda, questa è una parte molto molto interessante. Proprio perché ti insegna a camminare con i tuoi piedi e a non seguire la moda…

Le caratteristiche di ogni profilo creano la base per il suo talento. Scoprire il tuo talento e in seguito la tua missione è la parte più retrospettiva. Vuol dire che sei tornato indietro nel tempo alla tua vibrazione originale, hai buttato le maschere composte da altri profili, ti sei purificato dalle convinzioni degli altri di come avresti dovuto essere, e … ti sei accettato esattamente così come sei: UNICO!

L’ultimo aspetto che insegna la metodica degli Ottoprofli è quello relazionale. Dopo aver riscoperto te stesso, procedi ad immergerti nella conoscenza degli altri sette profili. Scoprirai che ci sono persone nel tuo circondario facilmente riconoscibili, e altri che per la presenza di maschere farai fatica a decifrare. Ma con un po’ di esperienza diventerà un gioco molto simpatico. E non sarà solo un gioco. Grazie al riconoscimento del profilo del tuo interlocutore, saprai accettare le sue diversità e non vorrai MAI PIU’ cambiare nessuno! Darai così una giusta considerazione agli altri. Questo ti permetterà di armonizzare i tuoi rapporti e di farne nascere dei nuovi con maggiore consapevolezza.

Ti invito a partecipare a uno dei seminari per vivere un’esperienza personale e leggere l’eBook di Ottoprofili che troverai in tutte le librerie elettroniche.

Autrice: Dr.Kateřina Krátká

ROMANTICO   ELEGANTE   RAFFINATO   ALTERNATIVO   SPORTIVO   CASUAL   NON CONVENZIONALE   STRAVAGANTE

LE ORIGINI DI SANTA CLAUS

santa-clausE’ appena trascorso l’8 dicembre, la festa dell’Immacolata Concezione, le città si sono improvvisamente riempite di luci e decorazioni natalizie e quasi ovunque ammicca il sorriso sornione di Santa Claus, a noi più noto come “Babbo Natale”. Ma quali sono le sue origini? Qualcuno ha ipotizzato che la capacità di salire e scendere attraverso i camini e di viaggiare su una slitta volante trainata da renne sia una pura invenzione di Clement Moore, uno scrittore newyorkese che nel 1823 scrisse un racconto per bambini intitolato: Una visita di San Nicola. Ma, come asserisce M. Harner, antropologo di fama mondiale, (il pioniere del ritorno dello sciamanesimo nell’occidente), le radici di questo racconto sono molto più antiche e affondano nel lontano passato sciamanico. Alcuni sciamani della Siberia e del nord America utilizzavano come punto focale il fumo del fuoco acceso nel centro della loro abitazione per i loro “viaggi”. E’ probabile che l’ascesa sciamanica attraverso il fumo dell’abitazione fosse praticata anche nell’antica Europa, sopravvivendo per tutto il Medioevo e l’inizio del rinascimento. Nel corso del tempo, i fori per l’uscita del fumo vennero sostituiti dai camini in muratura, documentati in Inghilterra già nel XIII secolo. Le prime incisioni sul legno e dipinti di sciamani europei li ritraggono mentre salgono per un camino, e le storie sui poteri magici degli spazzacamini vi è probabilmente collegato. Gli sciamani della Siberia raggiungevano la stella polare chiamata l’Essere Superiore, trasportati da una slitta trainata da renne, e da lì riportavano indietro doni e provviste.

San Nicola invece era un vescovo cristiano vissuto in Turchia nel IV secolo, famoso per spostarsi in volo fino in Italia. Le popolazioni di lingua turca dell’Asia centrale erano note infatti per aver conservato le loro pratiche sciamaniche, tra queste quella di spostarsi in volo. Forse proprio grazie alla capacità di volare sul mare fino a terre lontane e di tornare incolume, San Nicola è diventato il protettore dei marinai del Mediterraneo e non solo, anche degli Olandesi che fondarono Nuova Amsterdam (diventata in seguito New York) agli inizi del XVII secolo. Gli Olandesi lo elessero a santo patrono della città dove introdussero la tradizione dei doni portati da questo Santo a Natale. Quando gli inglesi si impadronirono di Nuova Amsterdam ribattezzandola New York, la loro cultura si mescolò con quella olandese ed adottarono la tradizione delle visite natalizie di San Nicola, chiamato con il nome medievale olandese di Sinterklaas. In seguito il suono della “R” scomparve è per questo che in tutti gli Stati Uniti si parla di “Santa Claus”. Tutti questi indizi suggeriscono che l’attuale rubicondo nonnino possa avere le sue origini nello sciamanesimo siberiano.

Autrice: Dr. Sonia Puccio

Il talento che ho ritrovato Oltre la Porta del Tempo e dello Spazio

DAL NEPAL CON LE MIE CIOTOLE

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“Cerca di diventare non un uomo di successo ma piuttosto un uomo di valore”
                                                                                                         Albert Einstein

Ho un vestito lungo addosso, attorno a me vedo l’erba verde e delle montagne. Sono un uomo e vivo in Nepal. Al mattino prego. Poi raccolgo delle erbe, ho una borsa di pelle a tracolla e le metto lì.  Le annuso le erbe, ho la pelle ruvida sulle mani ma non sono sporche di terra. Incontro una donna, lei non mi guarda, ma si inchina, le prendo le mani, le tocco il cuore e lei va via. Continuo a salire più su, in montagna, scavo le radici, mi siedo. E’ il mio lavoro a raccogliere le erbe. Mi conoscono. Vedo delle capre, una viene da me e io la accarezzo, le tocco la barba. Mi alzo e scendo velocemente. Vedo il villaggio a forma rotonda con delle capanne, c’è il fuoco acceso e sento il profumo del fuoco. Entro in una capanna, vedo le ciotole di ferro, le lavo e schiaccio le erbe. C’è un odore strano misto di erbe, latte e terra. Faccio un impasto con del burro e formo delle palline. Arriva un uomo e si inginocchia, gli prendo le mani, lui sta male. Per terra c’è una pelle di capra e lui ci si sdraia sopra. Io grido – mi viene dalla pancia, lui rimane tranquillo e disteso e poi soffio il vento e muovo le mani, è bellissimo e prendo le ciotole e le batto con un mortaio molto forte, ho una sensazione bellissima, provo amore, faccio degli strani versi con la bocca, un sibilo. C’è un silenzio sacro ora. Respiro e creo un alone di luce che avvolge me e lui e rimaniamo così per un po’. L’uomo si alza, ci prendiamo le mani, mi fa vedere la sacca piena di latte, questo è il mio prezzo, ho bisogno del latte di capra. E’ arrivata una donna, le tendo la mano sinistra e lei entra nella capanna. Ha gli occhi malati. C’è poca acqua in questo posto, le pulisco gli occhi con il latte, le sfioro i capelli e la fronte. Ha i capelli scuri, passo le mani su tutta la sua testa. La sto guarendo, lo faccio ancora per un po’, poi la faccio distendere e le appoggio le dita a lato della fronte e canto di gola. Lei ora sta bene, è rilassata e io sono felice. Lei si alza e mi dà delle cose – pane e legumi da mangiare e io sono contento. Ci salutiamo. Rimango da solo e mi sento solo. Sento l’amore forte quando capita quella cosa in quello spazio in cui mio cuore impazzisce. Invece ora sento solitudine. Le persone mi amano ma io mi sento solo.
E’ passato del tempo e io ho la barba bianca e lunga, c’è un cane con me, continuo a curare le persone. C’è molta luce in questa casa dove sto, per terra un tappeto. C’è una donna, siamo seduti a terra. E’ tornata la vita e io mi sento bene, provo amore, non abbiamo figli, faccio fatica a muovermi, le mie ciotole sono lucide, non raccolgo più le erbe. Suono le mie ciotole. Non potrei fare altro. Sono curvo. Adesso vado via, so che devo andare. Lei mi saluta. Cuore su cuore. Torno su, in montagna piano piano. Ho un bastone. Vado sulle mie montagne, vado a morire. E’ il posto più bello per morire. Guardo di nuovo il cielo. Tutto è come sempre. Guardo le aquile che volano. Mi sdraio, sento l’odore della terra, sto lasciando il corpo. Lo vedo questo corpo, c’è tanto silenzio. All’improvviso mi sento confuso, non so dove sono. Ho paura, non vedo niente. Adesso vedo un tunnel. Finalmente vedo un’uscita. Vado lì. Verso la luce. Sono più leggero. Ora mi sento bene. Mi sto rilassando. Non c’è più niente eppure c’è la mia coscienza. Dio mio fai qualcosa di me! Mi fa male il cuore. Questa coscienza mi ricorda il dolore, le botte che ho preso.

NIENTE MUORE!

Sono cresciuto da solo, conosco bene la terra. Ricevevo solo botte. Ho vissuto in mezzo agli animali, la terra è stata la mia amica. E poi le capre ed il Sole e le Montagne. Ho imparato tutto lì e così ho guadagnato l’amore ed il rispetto delle persone. Se non avessi provato tanto amore per la terra non sarei stato capace a curare le persone. Avevo odiato le persone tanto, tantissimo! Ecco perché tanto dolore nel mio cuore. Ho odiato tanto quando ero bambino. Ho gridato, ho graffiato e soffiato e poi ho imparato a usare le cose per curare gli altri. Perché sento questo dolore nel cuore ancora? Cosa ho sbagliato? Come faccio a non odiare? Devo tornare! Devo rinascere! Ho bisogno di dolcezza, leggerezza e di armonia. Ho bisogno di fare pace con gli uomini. Ho bisogno di avere fiducia. Ho bisogno di sapere che non sono solo.

Vedo un essere di luce e gli faccio queste domande:

Dimmi quale è la cosa che devo imparare? Lui mi risponde dicendo: Ama le persone come la terra, come l’acqua, come il vento, come le aquile. Non avere paura delle persone. Non avere paura! Non avere paura …

Dimmi cosa porto con me da questa vita? La guarigione, la comprensione e questo grande amore.

Dimmi cosa posso fare per superare questa prova? Avere fiducia nelle persone, fiducia e anche gioia e allegria, ama le persone come la terra, non come facevi prima, curavi le persone perché volevi essere amato, avevi paura delle persone. Impara a riconoscere le aquile nelle persone. Questo è il tuo compito:

non avere paura delle persone e non avere paura di usare questa forza!

Regressione di Sonia Puccio

Autrice: Dr. Katerina Kratka

IL TERREMOTO IN REGRESSIONE

terremotoRecentemente un devastante terremoto ha colpito duramente tante persone nel centro Italia. Chi ha perso i propri cari, chi ha visto crollare la propria casa, chi è rimasto senza un posto di lavoro, chi è a piedi senza un mezzo di trasporto per non parlare della minaccia notturna o l’ansia di andare a dormire. Molti hanno avuto bisogno di aiuto specialistico a livello psicologico per affrontare il trauma, e la regressione è un valido e concreto mezzo per elaborare un tale trauma. Permette di sciogliere le emozioni, ritrovare l’armonia e poi in un secondo tempo ripristinare la forza di affrontare la realtà. Ho potuto essere di aiuto a diverse persone colpite direttamente.

Ma ora ti voglio informare di un’altra categoria di persone. A questa categoria appartiene anche la persona di cui ti voglio parlare. Questa donna si trovava al momento del terremoto a circa 200 km dall’epicentro perciò le scosse avvertite quella notte erano molto deboli. Non c’è stato nessun danno né a persone né a cose. Nessuno dei suoi cari si trovava nella zona critica quindi non c’è stato nessun motivo di preoccupazione. Eppure la signora in questione ha avuto una reazione molto forte. Un senso di angoscia, di paura e di disperazione l’ha pervasa così intensamente da cercare un aiuto per dare una motivazione alla sua reazione sproporzionata.

In uno stato di trance molto leggera ha rievocato l’evento recente. E poi alla domanda: “Esiste un evento simile precedente a questo?”  la signora ha iniziato ad evocare un evento accaduto circa 400 anni fa e che ora ti descrivo:

UNA VITA DA PECORA

“Chi sulla terra non fa valere la sua parte Divina
non ha, neanche agli Inferi, riposo.”
Holderlin, Invocazione alle Parche

Domanda:
Chi sei?

Risposta:
Sono un uomo vestito con un saio marrone, sono un frate francescano e con altri tre fratelli stiamo ricostruiendo un muro crollato, mentre si cercano persone sotto le macerie, altri sotterrano morti, c’è stato un terremoto.

Mi colpisce un piccolo cane che guaisce ansioso scavando frettoloso sotto le macerie, è evidente che lì sotto c’è qualcuno molto importante per lui e fa di tutto per attirare l’attenzione della gente affinché qualcuno possa aiutarlo nella ricerca. Sono commosso nel vedere questo cane disperato e nello stesso tempo attivo verso la persona che ama. Finalmente tirano fuori un uomo, è davvero ancora vivo anche se respira a malapena, il cane lo accoglie scodinzolando felice, gli lecca tutta la faccia nel tentativo di aiutarlo a riprendere i sensi. Alcune donne si prendono cura di lui, e non solo di lui, ci chiedono le lenzuola pulite, le erbe, l’acqua. Andiamo avanti con la ricostruzione perché serve al più presto un riparo dove ricoverare i feriti e i malati, portiamo aiuto dove serve.

Domanda:
Che altro succede?

Risposta:
Siamo francescani e non siamo ben visti perché curiamo con le erbe, cerchiamo di salvare le vite e molti dicono che andiamo contro la volontà di Dio, che quello che è accaduto è la punizione di Dio perché siamo peccatori e quindi noi saremo puniti in modo più duro. Lo dice il prete di un’altra congrega e parla con parole minacciose. Semina paura. E’ tanta la gente che si unisce a lui e lo segue per la paura che potrebbe succedere qualcos’altro. Il tipo sta incitando la folla alla violenza e la ferocia si sta accendendo come la cenere sotto la brace. Ho voglia di tirargli una sassata per farlo tacere. Mi fa sentire in colpa e impotente perché non trovo il modo per fermarlo. E’ ignorante e stupido e semina terrore, vorrei che un fulmine lo colpisse, che sprofondasse sotto terra. Ma noi continuiamo a costruire i ripari, ci sono altri che portano acqua, candele per fare la luce.

Dico a questa moltitudine di scegliere da che parte stare e se pensano che siamo noi il male allora devono seguire lui e chi non ha paura può rimanere. Parlo tra le righe. Non voglio tirarmi dietro il furore della folla, parlo la stessa lingua di quel cretino e lascio a loro la scelta. Dico loro che è vero che la catastrofe è avvenuta per opera di Dio, ma tutto ciò è accaduto perché ci ha voluto mettere alla prova per verificare la solidarietà che c’è tra gli esseri umani, cioè, quanto aiuto reciproco siamo disposti a darci. Mentre affermo tutto questo, sono in collera con me stesso perché non credo affatto a quanto asserisco.

La gente è aumenta. E’ tanta. Si crea una catena umana che separa “quelli da noi”. La ressa urla perché è superstiziosa e ha paura. Sono arrivati i soldati. Li ha mandati il sindaco della città. Devono chetare l’ostilità che sta diventando davvero pericolosa. Il prete è furibondo, incute panico. Tra i soldati c’è un ragazzo cresciuto nel convento tra noi e conosce le nostre intenzioni, ci protegge insieme agli altri soldati. E’ rimasto comunque un nostro fratello anche se ha preso un’altra strada, perché voleva crearsi una famiglia, si era innamorato. I soldati riescono a sedare la faida, ma il prete minaccia che non finirà qui, che ci denuncerà alle autorità e ci manderà al rogo. E’ solo questione di tempo secondo lui.

Domanda:
Hai detto che sei in collera con te stesso perché non credi a quanto asserisci. Perché? A cosa credi?

Risposta:
Tutti temono questo Dio. Pensano a un Dio punitivo che ci manda carestie, calamità naturali e distrugge perché non siamo come Lui ci vorrebbe. E noi come schiavi ci sottomettiamo al Suo volere e temiamo le Sue vendette cercando di essere buoni. Ci fa vivere nella paura e nel giudizio. Ci denunciamo l’uno all’altro pensando di essere migliori degli altri.

L’umanità mi sembra un gregge di pecore belanti: “beee, beee, beee.” Belano tutti dalla paura e io stesso belo tra loro, pecora tra le pecore. Del resto non so come uscirne. Intorno a questo gregge si aggira un branco di lupi che si ciba delle nostre paure e ci assoggetta a esso riducendoci a vivere come schiavi. Mi sono chiesto chi sono questi lupi? Che vogliono da noi? Come usano il potere per annientare l’umanità e ridurla in schiavitù? Mi sono accorto che anche tra di loro ci sono i lupi e le pecore …. Che ne sarà di noi? Io non voglio essere né lupo né pecora, non voglio seguire la loro fame che non riempirà mai i nostri stomaci. La mia fede vacilla ma non ho altre fedi. Vorrei fuggire ma non so dove. Vorrei credere in me stesso ma mi sento così piccolo, insulso, mentre la rovina ci sotterra, la miseria ci divora, la paura ci annienta. Faccio quello che posso, a volte ubbidisco a volte no. La sera nelle preghiere faccio la somma della giornata, qualcuno è morto e io sempre vivo. Mi chiedo perché? Che vuole da me questo Dio? Vorrei che mi lasciasse in pace. Perché ci dà queste prove? E’ questo il Suo amore? Che vuole da noi?

Domanda:
Torna indietro nel tempo a quando avevi circa otto anni. Cosa ricordi?

Risposta:
Ho circa otto anni e vivo in convento. Confine italo-francese tra 1500 e 1600, dal convento si vedono le montagne, parlo il dialetto. Sono cresciuto in questo convento. Anche qui nel convento ci sono buoni e meno buoni. Il superiore è buono, è come un padre per me. Si chiama Vincenzo e sono felice in sua compagnia. Padre Vincenzo è un frate anziano che mi riempie d’amore, mi tratta con garbo e gentilezza; mi istruisce, mi insegna tante cose e io mi sento amato. Penso che sia lui Dio e nessun altro. E’ lui l’Amore. E’ lui la Saggezza. Io sono devoto a lui e a nessun altro. Mi ha insegnato tante cose. Un brutto giorno ho appreso la notizia che Padre Vincenzo è morto e io sono devastato dal dolore. Uno ha detto che era così buono che il Signore lo voleva accanto a sé. Ho odiato quella persona e anche quel Dio che vuole tutto per sé. E’ questo l’amore? Anch’io voglio morire, che senso ha ora la mia vita senza di lui? Lo odio, lo odio, lo odio.

Domanda:
Sei adulto ora, come consideri l’amore?

Risposta:
Secondo me l’amore è quello che ho conosciuto attraverso Padre Vincenzo e manifestato dal cagnolino che cerca tra le macerie il suo padrone. Per me sono loro i miei maestri.
Non posso dire a nessuno questi pensieri perché sanno di eresia, bisogna che stia molto attento. La cattiveria degli uomini è immensa, fatta di paura, prevaricazione e soprattutto di superstizione. E’ questo l’inferno! Non c’è altro inferno al di fuori di questo. La morte è la liberazione ed il paradiso non so se esiste. Vorrei togliermi questi abiti che mi pesano. Vorrei anch’io far parte dell’esercito come il ragazzo cresciuto fra noi, invece di stare qui a pregare un Dio che non condivido. Il ragazzo conosce il suo padrone e sa a chi obbedisce. Ma io a chi obbedisco? Mi sento annientato. Mi nascondo dentro questo saio perché non so vivere in mezzo agli uomini. Conosco solo la vita di campo e di preghiere. Sono inaridito. Non ho fiducia nell’umanità. Ognuno pensa ai fatti propri. Anche io non ho il coraggio di fare quello che desidero e mi sottopongo a punizioni con lavori duri. Sono istruito ed educato ma dentro ho odio verso il Signore e devo contenere la rabbia in ogni momento. Mi strappo le vesti perché ODIO quel Dio. Eppure ce l’ho dentro quel Dio che si nutre come una bestia famelica della mia anima. Ho deciso di non nutrirlo più. Quel Dio assettato della mia rabbia deve morire di fame. Respiro l’aria pulita, passo ore nella solitudine e nella meditazione. Con queste pratiche lentamente il mio corpo si purifica e io non penso più a Lui, posso stare anche da solo e prego per conto mio. Tutto questo accade prima del terremoto. E poi arriva la catastrofe e io vedo tutta questa gente che pensa a loro Dio. Io ho perso la fede. Credo al corpo pulito. Ma penso: dove andrà la mia anima dopo la morte se non vorrà andare da quel Dio? Sarà dannata? Dove andrà?

Muoio all’età di 65 anni nel convento. Ho acquisito una sottile saggezza che mi permette di dire le cose senza espormi, non posso fare altro, non mi sento di fare altro. Muoio con una stretta al cuore mentre zappo l’orto. Sono contento di lasciare questo mondo e di cadere su questa terra profumata. E’ come se mi fossi preparato questo letto di terra che mi accoglie senza forze.

Posso finalmente gettare la maschera e non mi importa di sapere che ne sarà di me. Lascio il mio corpo e anche il mio saio che mi hanno protetto. In fondo sono stato tra i fortunati perché non ho conosciuto né la fame né la povertà ma ho conosciuto la miseria dell’anima.

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Eccoci! Questa regressione è stata trascritta fedelmente nel suo racconto e non nella sua elaborazione (quella è valida e utile solo per la signora stessa ma non per te che leggi, quindi non viene menzionato il benessere raggiunto alla fine della regressione). Per finire vorrei soltanto sottolineare alcuni aspetti:

  1. il passato ci condiziona senza che ce ne rendiamo conto;
  2. in uno stato di leggera alterazione di coscienza ci spogliamo dalle maschere e vediamo tutto molto chiaramente, non usiamo mezzi termini, smascheriamo le bugie, notiamo i propri limiti, non si può che essere veri;
  3. la vita ci ripresenta la stessa situazione per darci la possibilità di trovare una migliore soluzione di sopravvivenza (in questo caso sciogliere il disagio del passato);
  4. per evolvere un’intera società a livello etico e spirituale ci vuole molto molto molto tempo – vedi soltanto una sottilissima evoluzione in 400 anni – questo ci insegna di avere tantissima pazienza con se stessi, di procedere nella crescita personale con i guanti bianchi e di essere molto benevoli quando sbagliamo.

Dr. Katerina Kratka