L’ANELLO DI OPALE

“Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro”,  dice il Signore.

               Antifona alla Comunione

Vedo un grosso anello infilato nell’indice della mia mano di uomo grassa e tozza; è di colore verde. E’ un anello importante. Lo indosso sull’indice quando insegno, sul medio quando curo e sull’anulare quando sono con la mia famiglia. Nella pietra è inciso lo stemma della nostra casata che uso per sigillare le mie missive.

Indosso  abiti di broccato molto ricchi e comodi e ai piedi porto  scarpe felpate e morbide. Mi trovo nella mia casa elegante e grande, arredata con mobili di qualità. Sono un rabbino di 60 anni, insegno e , pur sposato, la mia famiglia e i miei figli non sono la mia priorità. L’importante per me è l’insegnamento e la scoperta di come è fatto il mondo intorno a noi e di come si possano cambiare le cose attraverso le scritture. Mi dedico all’alchimia, alle frasi della Torah e le metto in pratica come farebbe uno scienziato per vedere cosa succede. Faccio degli esperimenti, anche sulle persone, ma non sui morti. Metto negli indumenti intimi dei miei pazienti alcune preghiere scritte da me che servono per la guarigione e gliele faccio portare per alcuni giorni, oppure una lettera sacra dell’alfabeto per tirarli fuori dal male. Sono delle frasi di Dio e gliele faccio pronunciare per più giorni perché queste vibrazioni divine puliscano il campo intorno a loro. La preghiera che portano indosso serve a mondare il loro corpo affinché quello che esce dalla loro bocca non inquini il campo. Faccio bere ai malati dell’acqua mischiata ad altra acqua carica di queste preghiere perché possa risanare i loro organi interni. Sono le lettere sacre con le quali Dio ha creato il mondo, e io le uso per le mie ricette perché sono anche medico. La gente che non è della mia religione condanna il mio operato, perché secondo loro vado contro la volontà del loro dio. Però mi lasciano stare perché mi temono, anche se non so perché: se per superstizione o per ipocrisia, visto che di notte, protetti dalle tenebre, mi vengono a chiamare per guarire i loro mali oscuri fatti di interessi, falsità e parole velenose. Seguendo  a vivere nelle propria ipocrisia, alcuni guariscono, altri no poiché continuano a pronunciare parole al veleno. Veleno che non sanno dosare, rimanendo loro stessi vittime di ciò che producono fino all’agonia nell’ultimo respiro, oppure gettandolo addosso agli altri sotto forma di guerre, violenze e infamità, delle quali rimangono poi loro stessi vittime. Tutti nella stessa condizione perversa, dal più potente al più umile. Persino la parola di dio viene oltraggiata. La inghiottono e la risputano fuori come fa un drago quando si deve liberare dalla fiamma che lo divora in seno.

L’insegnamento è l’unico strumento che ho per istruire altri medici che possano diffondere e portare avanti la parola di dio; medici che possano guarire e che possano un giorno superarmi nelle scoperte, nelle guarigioni, affinché questa gente così crudele, di qualsiasi religione, classe o età possa prendere coscienza di se stessi e dell’altro,  vivendo e facendo vivere tutti in un mondo migliore. Sono un vecchio stimato, temuto, rispettato e ben pagato e questa è la mia esistenza. Una vita non tanto facile perché essendo ebrei ci accusano di tutto. Esplode un’epidemia? E’ colpa degli ebrei. Divampa un incendio? E’ colpa degli ebrei. Scoppia una guerra? E’ colpa degli ebrei.

Finché un giorno siamo obbligati a lasciare la nazione in cui viviamo e la gente come me deve andare via. Siamo in Spagna e gli spagnoli non ci vogliono, costringendoci ad espatriare oppure a diventare della loro religione cioè marrani. Ma io mi rifiuto di farlo.

Stiamo caricando i carri e ci accingiamo a partire. Noi siamo di famiglia ricca e sappiamo come difenderci; possediamo una scorta armata, quasi un piccolo esercito al nostro servizio; ma gli altri? Gli altri sono esposti a tutto. Li deruberanno, e chi è fortunato potrà portare in salvo la propria vita. Siamo nelle mani di Dio. Andiamo dove altre terre ci possano ospitare, portando con noi del denaro per comprare anime avide, pronte a vendersi per qualche soldo, a rinunciare a perseguitarci. La gente ricca, i banchieri ovunque sovvenzionano le guerre cristiane per i loro interessi, creando fame, carestie, pestilenze, miseria e poi continueranno a venire da me pretendendo una preghiera o parole magiche che possano salvarli. E questo è sempre stato, così è, così sempre sarà.

Andiamo in Francia, una terra più vicina. Il re di Francia è disposto ad accogliermi insieme alla mia famiglia. Ha un figlio malaticcio e un medico costantemente presente lo rassicura.

Finisco lì la mia vecchiaia. A curare il figlio del re, a sostenere questo ragazzino fragile che, nemmeno nato, già ha sulle spalle il peso di un regno traballante. Divento il suo maestro, il suo mentore e padre spirituale e voglio fare di lui un uomo saggio. Queste sono le mie intenzioni. Per il resto siamo tutti nelle mani di Dio.

Faccio anche gli oroscopi, mi occupo delle stelle, dei transiti, dei movimenti degli astri e ne conosco i nomi. Gli astri mi parlano attraverso i loro spostamenti, da un’ora all’altra, da un giorno all’altro, da una settimana all’altra e da un mese all’altro; sono come dei capitoli di un libro che raccontano eventi, storie, nascite e morti. E così trascrivo sul libro il movimento delle stelle che influenza la natura e gli uomini con lei. Già conosco come andrà a finire, chi vivrà e chi morirà, ma non lo svelo, lo tengo per me, fa parte della mia ricerca. Il regno di Francia è un regno che barcolla e nessuno si sente al sicuro. Lo stesso re va in cerca di soldi. Si indebita sempre di più, senza restituire niente a nessuno come un predatore, seminando solo promesse che non verranno mai mantenute e lasciando dietro di se delusioni, cospirazioni, vendette, violenze. Nascondo il mio sapere, non voglio essere né usato né spremuto, voglio essere solo lo strumento di Dio. Faccio i miei esperimenti di nascosto e le mie scoperte le rivelo a pochi, solo a chi ritengo fidato, maturo, capace e responsabile. Voglio solo  poter lavorare al servizio degli altri e del mio Dio misericordioso, materno e salvifico e non di quel dio guerrafondaio che sta sulla bocca di tutti.

Gli anni passano e io divento ancora più vecchio, ma ancora sono stimato e onorato. Sono circondato dai miei figli e dai miei nipoti, sono un uomo amato. Adesso anche mio figlio è diventato un rabbino come me, e ha 9 figli e tutti studiano. Nella nostra famiglia la cultura è al primo posto. La cultura la puoi vendere ma la conoscenza ti può salvare, e questo vale sia per le femmine che per i maschi. Per questo ho dato loro la conoscenza senza distinzione di sesso, specialmente alle femmine che sono più deboli e più esposte in quest’epoca fatta di violenza, crudeltà e miseria. Loro la coltivano in segreto, e questo le rende ancora più grandi e io ne sono orgoglioso. Le mie figlie, le mie nipoti! In loro è racchiusa la conoscenza e la grandezza di Dio, la scienza divina che le mette in salvo. In loro è racchiuso il segreto della vita. Un segreto così sacro rispetto al quale nemmeno io mi ritengo all’altezza e che certe volte mi sembra di profanare.

C’è un clima di violenze, esecuzioni e roghi; i crociati che vengono arrestati dal re di Francia, vengono trucidati. Vedo gli aguzzini con la bava alla bocca, avidi come segugi pronti a violentare e uccidere e nessuno ci può fare niente. E’ un’epoca di orrore e terrore, chi può si salva, chi non ci riesce muore. Siamo tutti nelle mani di Dio. In questo orrore mi ritiro, inerme e frustrato. Nessuno può sentire perché sono sordi e ciechi. La loro fame è più forte del loro spirito. Fame di soldi e di potere. Non ho più nessuna cura per loro, nessuna preghiera da far loro indossare. E così mi ritiro nell’ombra aspettando che questo delirio passi, per riprendere il mio lavoro e consolare i miserabili. Aspetto il mio momento sapendo che ci sarà tanto da fare.  Per ora non c’è altro da fare che attendere e pregare.

L’ultimo giorno della mia vita sono nel mio letto circondato dai miei figli, dal loro amore. So che devo morire. Per l’occasione indosso una preghiera. Una preghiera scritta da me che mi aprirà il passaggio nel regno dei cieli.

Muoio in pace. Nessuno piange, sono tutti preparati, e questo mi aiuta ad andarmene beatamente e serenamente.

P.s. : il risveglio della gente è importante. Solo il risveglio delle coscienze ci può salvare dalla schiavitù e dalla miseria che fa di noi donne e uomini cattivi ma anche miserabili di spirito non solo di denaro. L’avidità è una schiavitù che ti fa sentire povero. L’avidità di cibo e di denaro e soprattutto d’amore. Accaparri e possiedi tutto, ma alla fine muori povero, anche se porti un nome potentissimo e altisonante.

Regressione di Manuela Mariani
Eseguita da Dr.Kateřina Krátká

L’Arte della Cosmetica

(La Venere nascente di Alexandre Cabanel 1863)

Stimarsi è importante, significa piacersi ed essere soddisfatti di se stessi, vuol dire volersi bene, godere appieno della propria esistenza. Vivere in ambienti sani, circondarsi di bella gente e soprattutto avere cure della propria persona. Infatti, a chiunque sarà capitato di fare esperienza di quelle giornate no in cui tutto ci appare spento e ci lasciamo andare al malumore vedendo tutto negativo. Quando succede, magari, si tende alla trascuratezza, non si bada all’abbigliamento scegliendo per noi colori scuri che sottolineano la nostra indisposizione. Questo atteggiamento non ci aiuta affatto anzi, ci fa sentire ancora di più inadeguati mentre, basta un po’ di attenzione verso noi stessi per alleggerirci dall’umore nero, per esempio un bel taglio di capelli e un filo di rossetto può farci sembrare già tutto più luminoso.

Fin dalla notte dei tempi l’uomo si è adoperato a contornarsi di orpelli per adornare il suo aspetto e dipingersi parti del corpo per impreziosire la sua immagine lanciando mode e usanze che ancora adesso mettiamo in pratica, inventando così la cosmetica.

Da Kosmos a cosmesi
L’antica comune radice è la parola greca “kòsmos”, che ha come suo primo significato quello di “ordine” cioè, ordine per eccellenza, quello delle cose create da Dio, rappresentato appunto dall’universo o, in lingua greca, dal cosmo. L’ordine poteva poi rappresentare altri moltissimi riferimenti, per esempio i Greci chiamarono “kòsmoi”, in italiano “cosmi”, certi virtuosi magistrati, che avevano la funzione precisa di mettere ordine nella pubblica amministrazione. Né poteva essere dimenticato l’ordine domestico, e l’ordine della stessa persona fisica. Nell’antica Grecia si chiamava “cosmeta” lo schiavo addetto alla cura del guardaroba, e si sa che un guardarobiere se non è ordinato è fallito in partenza. La cosmeta donna era poi, quella che oggi si direbbe “cameriera di camera”, cioè l’addetta alle cure igieniche della signora, dal bagno agli unguenti, ai massaggi e simili: tutte cose che nell’antica Grecia occupavano giornate. Restando all’ordine strettamente personale, a quello cioè del proprio corpo, vediamo che dal primitivo “kòsmos” nacque il verbo “kosmèo”, “ordinare mettere ordine”, e poi estensivamente “adornare, abbellire” e di qui ecco la parola “kòsmesis”, in italiano “cosmèsi”, che è propriamente “l’azione di ordinare, ornare, abbellire”, in una parola sola, “abbellimento”, “ornamento”, fino ad arrivare alla  “kosmetikè tèchne”, cioè “l’arte cosmetica”, l’arte di abbellire, poi sostantivata in “cosmètica”. Che cosa è dunque propriamente questa cosmetica? L’arte di mettere ordine al disordine, alle imperfezioni del corpo umano nel campo dell’estetica e dell’igiene. E che cosa sono i cosmetici? Sono quei preparati che hanno lo scopo di riordinare, di correggere, di abbellire… insomma di fare belle e la cura estetica di sé era per le antiche sacerdotesse l’arte magica di consacrare il corpo per portare la mente lontano dalle preoccupazioni quotidiane verso un mondo di bellezza e creatività.

Come già detto, l’arte per la cura del proprio corpo, è antica quanto l’essere umano e una prova è la Venere di Laussel, un bassorilievo situato sopra l’entrata di un tempio-grotta sacro ritrovato a Dordogna, nel sud della Francia.

Guardando questa statuetta, si può pensare come già da allora, le donne siano state costantemente consapevoli della loro bellezza esteriore ed interiore, e come da sempre abbiano ritenuto necessario prendersi cura di se stesse senza oltraggiare la propria natura, semplicemente imparando a valorizzarsi e a credere in se stesse.

La Venere di Laussel, risalente a più di 20,000 anni fa, è una delle prime raffigurazioni femminili, forse adorata come dea della fertilità, porta una sottilissima cintura incisa intorno alla vita, e ancora oggi di una donna in gravidanza non diciamo incinta, dal latino incingere?

Inoltre la donna raffigurata è modellata con forme tonde, seni esuberanti e grosse natiche, non è certo una “normale rappresentazione della perfezione”, come oggi è rappresentata la bellezza femminile, ma è meravigliosa nella sua unicità: Unica come ogni Donna.

La prima rappresentante di questa arte è stata la divina Afrodite.

Dea greca dell’Amore, della bellezza e dell’arte, Afrodite corrisponde alla Venere dei Romani, ed è considerata da tutti, divini e mortali, la più bella tra le Dee, la più irresistibile ed attraente, vero simbolo dell’Amore, di cui non solo si fa portatrice, ma che incarna e rappresenta.

Per Omero, Afrodite è figlia di Zeus e di Dione, mentre Esiodo ci racconta un mito più antico, secondo cui Afrodite nasce dal membro di Urano, lanciato nel mare da suo figlio Crono dopo averlo evirato. Da quel membro si forma una bianca spuma (Aphor = schiuma) da cui ha origine la fanciulla divina. Così Euripide la descrive:

“Era immaginata bella e fiorente, tutta riso il sembiante, tutta oro l’abbigliamento; spirava dalla sua persona soave odore d’ambrosia, e allorchè ella si toglieva e dispiegava il cinto della sua bellezza, ogni cosa piegavasi all’incanto che emanava dal suo corpo.”

Gironzolando poi in campo astrologico, quando c’è il passaggio di Venere c’è crescita di nuove idee, nuove forme, nuovi stili. La relazione, la sensualità, l’interesse per la bellezza e per il comfort, per l’eleganza, la cura per il corpo e per le emozioni, sarebbero questi i benefici e, al tempo stesso i problemi, di questo tipo di dominanza.

Publio Ovidio Nasone (43 a.C.), scrisse un libriccino dedicato alle donne su come migliorare il loro aspetto dal titolo “L’arte del trucco”. In esso si legge:

Ragazze, imparate l’arte di migliorare l’aspetto, il modo di proteggere la bellezza del viso. La coltivazione costrinse il suolo sterile a porgere i doni di Cerere e fece sparire i roveti spinosi, la coltivazione migliora il succo dei pomi agri, l’albero acquista con l’innesto ricchezze adottive. Ci piacciono le cose ben curate: gli altissimi soffitti si ricoprono d’oro, la terra nera è nascosta da un pavimento di marmo. Volete che vesti d’oro coprano i vostri corpi, volete pettinature sempre diverse ai capelli profumati e la mano vistosa di gioielli. Mettete al collo pietre venute dall’Oriente e altre due ben pesanti da portare alle orecchie.
Per chiunque di loro il piacere a se stessa è una soddisfazione, le vergini hanno a cuore la propria bellezza. L’uccello sacro a Giunone spiega in ruota le penne ammirate dall’uomo e insuperbisce tutto della muta bellezza.

Come afferma il principe Miškin nell’Idiota di Dostoevskij : “La bellezza salverà il mondo”.

Autrice: Manuela Mariani

Il narciso il fiore dell’egoismo

E Tiresia, divenuto famosissimo per le città dell’Aonia, dava ineccepibili responsi alla gente che lo consultava.
La prima a saggiare la veridicità delle sue parole fu l’azzurrina Liriope, che un giorno il Cefiso aveva intrappolato nelle curve della propria corrente, imprigionandola tra le onde e violentato. La bellissima ninfa, rimasta incinta, aveva partorito un bambino che già appena nato meritava di essere amato, e lo aveva chiamato Narciso. Interrogato se Narciso sarebbe giunto a vedere una lunga, tarda vecchiaia, l’indovino aveva risposto: “Se non conoscerà se stesso”.[1]

E fu così che si avverarono le parole dell’indovino Tiresia e colui che mai avrebbe dovuto conoscere se stesso, fu dalla sua immagine distrutto.
Sto parlando di Narciso dagli occhi del cielo, un ragazzo bello ma senza cuore, superbo e ostinato che nessun giovane e nessuna fanciulla mai lo toccò.
Se ne innamorò perdutamente la ninfa Eco, muta a qualsiasi lingua se non a quella pronunciata da altri, punita dalla potente Giunone per essere stata complice di Giove e avere coperto i suoi tradimenti.
Tante volte Giunone avrebbe potuto sorprendere il suo divino marito a far l’amore sui monti con le ninfe se quella Eco, astutamente, non l’avesse trattenuta con lunghi discorsi per dar tempo alle ninfe di fuggire.
Quando la figlia di Saturno se ne accorse, le disse: “Di questa lingua che mi ha ingannato potrai disporne poco: farai della voce un uso ridottissimo”.  E alle minacce fece seguire i fatti: solo quando uno finisce di parlare, Eco duplica i suoni ripetendo le parole che ha udito.[2]
E non essendo ancora soddisfatta, Giunone aggiunse sventura alla sventura perché Eco, non fu mai ricambiata del suo amore folle per Narciso.
Sulla sua insensibilità e vanità si racconta che un giorno Narciso regalò una spada ad Aminio, un suo acceso spasimante, perché si suicidasse e Aminio, tanto era grande il suo amore per lui, si trafisse il cuore sulla soglia della sua casa.
La storia di Eco colpì e fece rattristire la dea Nemesi, la dea dei delitti impuniti e irrisolti, la quale decise di punire Narciso, e così un giorno anche per lui arrivò il momento di provare la passione. Seduto ai bordi di una fonte vide la sua immagine riflessa nell’acqua cristallina e, attonito fissò se stesso e senza riuscire a staccare lo sguardo rimase immobile come una statua scolpita in marmo di Paro.
Racconta Ovidio: “Contempla gli occhi che sembrano stelle, contempla le chiome degne di Bacco e di Apollo, e le guance levigate, le labbra scarlatte, il collo d’avorio, il candore del volto soffuso di rossore… Oh quanti inutili baci diede alla fonte ingannatrice!…”[3]Languì a lungo d’amore non toccando più cibo né bevanda. A poco a poco la passione lo consumò, e un giorno vicino alla fonte … reclinò sull’erba la testa sfinita, e la morte chiuse i suoi occhi che furono folli d’amore per sé. … Piansero le Driadi, ed Eco rispose alle grida dolenti. Già avevano preparato il rogo, le fiaccole, la bara, ma il suo corpo non c’era più: trovarono dove prima giaceva, un fiore dal cuore di croco recinto di candide foglie.[4]
Quando le Naiadi e le Driadi, ninfe dei fiumi e delle foreste, andarono a prendere il suo corpo per collocarlo sulla pira funebre si narra che al suo posto fu trovato uno splendido fiore bianco che da lui prese il nome di Narciso.

Il racconto di Ovidio lega il fiore del narciso alla bellezza e, soprattutto, all’amore di sé. L’amore che non lascia sentimenti per gli altri se non per se stessi e che nutre e ammira solo il proprio io, ma che è destinato a morire. Da qui il termine, appunto, di “narcisista”. Narciso rappresenta dunque colui che sa amare solo se stesso disinteressandosi del resto del mondo, incapace di vedere e di aprirsi all’altro.
Guardare fuori se stesso mette il narcisista in discussione, obbligandolo a vedere le proprie fragilità e di dipendere dall’altro.
I narcisisti possiedono, perciò, un’idea molto alta di se stessi: si sentono perfetti e amano cibarsi di fantasie di fama, successo, denaro e riconoscimenti. Con estrema presunzione sentono di essere esperti in tutto e di saper fare bene tutto.
Vivono le critiche degli altri come frutto di invidie e gelosie, amano circondarsi, naturalmente, da chi non fa altro che confermare la loro valenza e, se questo non succede, si sentono offesi e frustrati.

Nel linguaggio dei fiori e delle piante il narciso ha significati sia positivi sia negativi: nel significato positivo rappresenta l’autostima, e rappresenta le persone forti e sicure di se. Di contro, nel significato negativo, rappresenta la vanità e l’incapacità d’amare, e tale concetto lo si deve proprio all’antica leggenda di Narciso.

[1] Metamorfosi, Publio Ovidio Nasone – Ed. Einaudi Torino 1979
[2] Metamorfosi, Publio Ovidio Nasone – Ed. Einaudi Torino 1979
[3] Metamorfosi, Publio Ovidio Nasone – Ed. Einaudi Torino 1979
[4] Metamorfosi, Publio Ovidio Nasone – Ed. Einaudi Torino 1979

Autrice: Manuela Mariani

La Maledizione di Cassandra (L’incomunicabilità)

Quanto si sentiva bella e affascinante Cassandra nel far innamorare Apollo, il regale Apollo, il dio che con la mente tutto illumina sulla terra e che nel Sole ha il suo occhio che tutto vede!

Il dio che perde il senno per una donna, questa era davvero lusingante! Ed allora perché non approfittarne per ricevere da colui che tutto vede, la vista di ciò che verrà? Se il dio la voleva a tal punto, perché non approfittarne per ricevere il dono della preveggenza e divenire tra i mortali tanto potente da non avere pari? E poi? Che fare di un dio che si era così tanto umiliato, che era sceso a compromessi con la sua regalità per soddisfare un desiderio di voluttuosa brama? Non era forse vero che le uniche vestigia dell’amore che una donna poteva ricevere da un dio erano pregne di vergognose sciagure? Lo avrebbe svergognato di fronte a tutto l’Olimpo e se ne sarebbe andata con il suo dono estorto attraverso una promessa d’amore.
Povera Cassandra, ignara di quanta sciagura si sarebbe attirata addosso!

Figlia di Priamo, re di Troia e della sua sposa Ecuba, Omero la chiama “la più bella tra le figlie di Priamo e di Ecuba”.

Secondo una versione mitologica, Cassandra un giorno si addormentò nel tempio di Apollo. Nel vederla il dio si invaghì di lei e subito la investì con la sua bramosa irruenza, assediandola con frenesia, forzandola ad accettarlo e pur di averla le promise di istruirla nell’arte della profezia. Cassandra, confusa, cominciò a concedersi, e lui, preso da un’euforica fretta le fece subito dono della profezia. A questo punto Cassandra cambiò idea negandosi al dio e decidendo di rimanere vergine, e il dio del Sole, colmo di ira e di sdegno la maledisse sputandole in bocca.

Poiché una promessa era uguale ad un giuramento Apollo, non potendola ritirare punì la sua superbia trasformando quanto le aveva concesso in una maledizione, e cioè a non essere creduta, e lei, che in questa preveggenza aveva sognato potere e rispetto si ritrovò reietta dagli uomini, come chi appunto porta un fardello non adatto a spalle umane, fardello perciò misterioso e minaccioso, ricolmo di malaugurate sciagure e di strazianti catastrofi.

Tanto è dannoso al genere umano il voler acuire la vista oltre il limite che gli è stato imposto dalla sorte.

L’incomunicabilità nei sogni:

Flavio scrive:

La scorsa notte ho sognato di non poter parlare perchè avevo paura di qualcosa che nel sogno non riuscivo a identificare; avevo la sensazione che una tragedia si stava abbattendo improvvisamente. Ero paralizzato e non usciva nessuna parola dalla mia bocca, così non potevo farmi capire, comprendere. Era qualcosa di pauroso che avvertivo soltanto io, perché le persone intorno a me sembravano serene e non percepivano nessun pericolo. Non ero in grado nemmeno di urlare, gridare, farmi sentire dagli altri. Che significato può avere questo sogno?

Risposta:

Alcune persone durante certi sogni, sentono un senso di paralisi davvero inquietante al punto di svegliarsi improvvisamente con un senso di terrore. Come se ci si trovasse in un mondo parallelo in cui chi sogna può vedere e sentire gli altri ma gli altri non si accorgono dell’altro; è una percezione allarmante perché si vive una sensazione di morte. Questi sogni indicano che il sognatore ha una enorme difficoltà a farsi capire e comprendere in primis dalla famiglia e poi dal mondo esterno. E’ ciò che in questo momento della tua vita ti sta succedendo?

Autrice: Manuela Mariani

Lo Sciamanesimo

Lo Sciamanesimo è la più arcaica pratica di guarigione spirituale che si può datare a più di 100 mila anni fa. E’ un sistema che utilizza stati alterati di coscienza per contattare spiriti ed entità. L’essenza dello Sciamanesimo è la visione animistica della natura, dove tutto è riconosciuto come vito, manifestazione del divino, e poiché tutti gli aspetti del cosmo sono percepiti interconnessi (l’universo è una rete di energia, vibrazione e forme), lo sciamano è riconosciuto come intermediario tra i vari piani dell’esistenza, capace di percepire ed interagire con il mondo degli spiriti, di viaggiare tra essi, consapevole della fragilità umana, delle forze energetiche che possono turbare gli equilibri.
Caratteristica di ogni cultura sciamanica è la visione “spirituale” del disagio, dove la manifestazione fisica, esterna, è solo la rappresentazione di un disagio interno, di una “frattura” interiore. Per lo sciamano, l’aspetto “spirituale” del disequilibrio è di fondamentale importanza, egli va alla ricerca, durante il “viaggio”, di un’anima persa o rapita, con riti appropriati la restituisce, cioè restituisce al soggetto l’energia vitale.
E’ la prima disciplina spirituale che conduce all’immediata conoscenza del “sacro”, è la radice dalla quale si sono sviluppate le altre discipline spirituali. Lo sciamanesimo quindi come pratica attuale, grazie alla saggezza psicologica, sociale ed ecologica che le permette di sopravvivere nella cultura tecnologica attuale.
Lo sciamanesimo parla, attraverso rituali, alla nostra essenza spirituale, per insegnarci ad ascoltare la voce interiore, per indicarci la strada della nostra realizzazione; Non un fenomeno legato a società tribali ma, una comune tradizione che è stata distrutta e che dobbiamo ripristinare, un ritorno alla nostra vera natura, un riconnetterci con il potere delle piante, degli animali, dell’universo, un percorso spirituale di evoluzione, un “viaggio” fra la realtà ordinaria e quella non ordinaria, è il ritorno ad una visione mitologica del mondo, che mostra l’incongruità dell’apparenza.

“il tuono non è più la  voce di un dio furente
ne’ il fulmine l’arma della sua vendetta.
Nessun fiume contiene uno spirito
ne’ albero è il principio vitale di un uomo,
i serpente non sono personificazione di saggezza
ne’ alcuna grotta di montagna è dimora di grande demoni.
Nessuna voce parla più all’uomo oggi,
venendo da pietre, piante o animale,
ne’ l’uomo si rivolge ad essi 
convinto che lo possono udire”
C.G. JUNG

www.nepal-shaman.com

L’Ombra nello Sciamanesimo e Mahkala Iniziazione

Conferenza gratuita – ANIMA, ENERGIA, SPAZIO

anton geronaAlcuni anni fa, Anton Gerona, si chiese come mai molte persone quando sentono la domanda “di cosa ti occupi?”, sanno rispondere – e normalmente lo fanno – con una parola che descrive una professione o una passione. Lui non saprebbe e non è mai stato in grado di rispondere a questa domanda, poichè ha studiato e lavorato dedicandosi a varie e numerose discipline.
Per esempio si è dedicato – ed ancora oggi si dedica – a materie come l’elettronica, la psichiatria, l’intaglio di pietre preziose, la fotografia, la sociologia, l’improvvisazione teatrale e le tecniche di Lecoq, Stanilslavski e Grotovsky, la geobiologia, la kinesiologia, la radiestesia, il feng shui, il reiki, la fisica meccanica e medicina quantica, la genetica e i Chin…
Ha lavorato come educatore di sostegno con oligofrenici, psicotici, ecc., come fotografo, conciatore, distributore, caramellaio, riparatore di voltimetri, amperometri, fascimetri, ohmetri, attore, professore di impovvisazione, di maschere e differenti tecniche teatrali, professore di macrofotografia e tecniche di laboratorio, programmatore e assesore culturale, creativo, imprenditore, tecnico e professore di Feng Shui, radioestesista, ecc.
Un giorno andò in Cina, per riuscire a trovare il perchè del suo interesse per materie così differenti e il perchè del suo non sentirsi “specializzato in nulla”: in quella terra imparò moltissimo, ma non trovò la risposta che cercava, anzi nacquero in lui nuove domande e scoprì l’esistenza di un orizzonte ancora più ampio.
Successivamente andò in India e Dharamsala ed alla fine scoprì il perchè di tante professioni ed esperienze differenti: ognuna è servita a sviluppare quello che sta facendo ora.
Attualmente il suo desiderio è quello di investigare cercando la semplicità e di condividere alcune conoscenze base, come per esempio queste:
– la Natura è saggia, ha risorse infinite e gli animali sono quelli che meglio la conoscono. Anche gli stessi esseri umani che abitavano la terra migliaia di anni fa la conoscevano in modo approfondito ed utilizzavano gran parte delle risorse che la natura ha messo a disposizione.
– la Natura è eccitante e possiamo e dobbiamo conoscerla e scoprirla, per questo esiste.
Siamo in grado di trovare spiegazioni molto semplici, chiare ed evidenti del comportamento della Natura attraverso conoscenze come il Feng Shui e la fisica quantistica.
Attualmente Anton Gerona si dedica principalmente a conferenze, corsi e studi Feng shui in case e locali, dimostrando che le geopatie possono essere molto facilmente neutralizzate, che tutto può essere contrastato e guarito, che non è necessario cambiare casa e o proteggerla con strani meccanismi perché la natura ci offre soluzioni molto semplici e migliori di qualunque protezione istantane ed economiche.
Si è dedicato anche a localizzare e neutralizzare le cause delle malattie emozionali. Molte persone credono che la maggior parte delle malattie abbiano origine emozionale; Anton Gerona ha osservato che il corpo somatizza emozioni sottoforma di energia, la quale si installata nel sistema cerebro-spinale.
È relativamente facile individuare e trattare queste energie, che sono la vera causa di molte malattie. Non dobbiamo confondere la “causa” della malattia con il “sintomo”, dal momento che il sintomo è soltanto l’avviso di una disfunzione. Cercando di eliminare il sintomo non si controlla la malattia.
Secondo Antòn Gerona l’anima non vuole conoscere, vuole sperimentare e s’incarna in corpi umani per poter vivere ed esprimersi.
L’anima contiene tutte le informazioni sulla persona, sugli animali, le piante, l’intero universo.
Nell’anima sono presenti sia il passato che il presente, ma ancor più importante il futuro.
Cosa fare nella vita? Quali passi compiere? L’anima ci informa costantemente e possiamo imparare ad entrare in contatto con queste informazioni.
Nella conferenza di Antòn si parlerà del passato, del presente e soprattutto del futuro delle persone, della famiglia, delle persone vicine e della casa.
Le case sono molto importanti perchè l’informazione rimane nello spazio che diventa un fantastico specchio degli abitanti.
A volte è molto più efficace lavorare sull’informazione accumulata nella casa che cercare nel passato della propria vita.
LUNEDI’ 16 OTTOBRE ALLE ORE 19,00

Presso: Istituto di Ricerche Naturopatiche via delle Baleniere 55 , Ostia Lido – Roma

INGRESSO LIBERO

PER COLORO CHE SEGUONO IL CORSO DI NATUROPATIA LE ORE DI PRESENZA SARANNO CONSIDERATE COME CREDITI 

Ritenzione Idrica e qualità della vita

rifl.rit.idrica

Proviamo a ragionare un po’ su questo tema!!! Chiunque avrà potuto verificare come talvolta il proprio peso corporeo diminuisca nonostante in alcuni giorni si sia mangiato come sempre, così come, in altri casi, sia potuto aumentare o rimanere uguale nonostante un periodo di dieta.
Capita anche che alcune persone aumentino di peso a seguito di un periodo trascorso in  un ambiente diverso dal proprio, come in vacanza oppure in ospedale, pur non mangiando affatto molto.
La verità è che la quantità di cibo assunto non è l’elemento principale rispetto al peso corporeo, a meno che non ci si trovi di fronte a casi di denutrizione, nei quali la privazione di cibo provoca un deperimento organico.
Grazie alle scoperte delle Leggi Biologiche da parte del dottor Hamer, oggi sappiamo che l’aumento ponderale del proprio peso è dovuto alla ritenzione idrica, fenomeno, questo, denominato “conflitto del profugo”.
Si tratta di un programma, previsto da Madre Natura oltre 300 milioni di anni fa, quando eravamo organismi che vivevano nell’acqua del mare.
Trattenere i liquidi, senza disidratarci, nel caso un’onda ci avesse spinto fino a riva, ha reso possibile la nostra sopravvivenza; ecco perché, ancora oggi, reagiamo attivando questo programma biologicamente sensato, quando viviamo situazioni nelle quali:

  • ci sentiamo come “pesci fuor d’acqua”, 
  • quando perdiamo ogni punto di riferimento, 
  • quando ci sentiamo catapultati in una situazione diversa, in un “territorio” che non è più il nostro.
  • Quando lottiamo per la propria sussistenza

È proprio questo “non avere più appigli” che ci fa sentire soli e abbandonati, in continua lotta per la nostra esistenza.
L’organo preposto a mantenere inalterato l’equilibrio idrico è riposto nel rene, precisamente nei tubuli collettori, che, nel momento in cui vengono vissute queste emozioni (in fase attiva), si restringono, con la finalità vitale di trattenere i liquidi, causando così un aumento di peso (i liquidi si accumulano nelle cellule adipose e in altri tessuti).
Nei casi in cui simili emozioni non siano così intense, allora si riscontra una ridotta espulsione di urine. Un vero e proprio programma biologico vitale,  il quale è stato capace, nella nostra storia  evolutiva, di garantirci maggiori chance di   sopravvivenza. Quindi quando ci impegniamo per perdere peso o migliorare la “pelle a buccia d’arancia”, portiamo la nostra attenzione anche alla qualità della nostra vita e delle nostre emozioni. Il Counseling Naturopatico , offre  un intervento globale e naturale per superare le nostre difficoltà.

Dott. Sonia Puccio, Naturopata e Counselor Olistico Tel. 3495026186/ spuccio19@gmail.com

Riceve presso Istituto di Ricerche Naturopatiche, via delle Baleniere 55, Ostia

Otto Profili

otto profili

Nasci con una vibrazione. E’ la tua. Solo tua. Non è ereditaria. Questa vibrazione è composta dall’energia femminile o maschile a tre livelli: mentale, affettivo e fisico.

La tua vibrazione quindi può essere prevalentemente femminile o prevalentemente maschile. Questo determina una serie di caratteristiche molto interessanti: una persona con le energie prevalentemente femminili predilige prendersi cura degli altri, cura le relazioni, ama la casa e la famiglia. Invece la persona con le energie prevalentemente maschili predilige il proprio lavoro, segue una propria visione, è più autonoma, ama esplorare e cambiare con facilità. Questi sono due grandi gruppi che ci differenziano; e tu ora lo capisci: nessun gruppo è migliore dell’altro!!! Perché tutti e due i gruppi sono importanti.

Puoi quindi avere la mente maschile o femminile, il cuore maschile o femminile e il tuo corpo maschile o femminile.  Questi tre livelli compongono un disegno chiamato “trigramma”. Poniamo caso che tu abbia la mente maschile, il cuore con l’energia femminile ed il corpo femminile – ne deriva un trigramma che corrisponde al profilo elegante. Il profilo elegante ha una serie di caratteristiche comuni molto particolari. Ora queste energie a tutti e tre livelli possono essere ben sviluppate, mature, consapevoli: la persona sarà molto piacevole nelle sue caratteristiche.  Oppure la loro energia può essere immatura: e la persona presenterà diversi punti su cui lavorare. Conoscendo il tuo profilo potrai quindi tracciare una mappa precisa su cosa migliorare.

Ogni vibrazione ha il proprio colore: per esempio per il romantico è il rosa! Il rosa rappresenta un’energia molto delicata e questa delicatezza deve essere non solo dentro ma anche fuori. Vale a dire che anche quello che veste la persona del profilo romantico deve essere delicato. Allora la persona sarà armoniosa e facilmente leggibile, e il suo atteggiamento sarà dolce e accogliente. L’incoerenza quindi nasce quando l’esterno non corrisponde all’interno. Insieme vedremo quali colori e quali indumenti e accessori vanno bene per ogni profilo. Credimi, anche per i non appassionati di moda, questa è una parte molto molto interessante. Proprio perché ti insegna a camminare con i tuoi piedi e a non seguire la moda…

Le caratteristiche di ogni profilo creano la base per il suo talento. Scoprire il tuo talento e in seguito la tua missione è la parte più retrospettiva. Vuol dire che sei tornato indietro nel tempo alla tua vibrazione originale, hai buttato le maschere composte da altri profili, ti sei purificato dalle convinzioni degli altri di come avresti dovuto essere, e … ti sei accettato esattamente così come sei: UNICO!

L’ultimo aspetto che insegna la metodica degli Ottoprofli è quello relazionale. Dopo aver riscoperto te stesso, procedi ad immergerti nella conoscenza degli altri sette profili. Scoprirai che ci sono persone nel tuo circondario facilmente riconoscibili, e altri che per la presenza di maschere farai fatica a decifrare. Ma con un po’ di esperienza diventerà un gioco molto simpatico. E non sarà solo un gioco. Grazie al riconoscimento del profilo del tuo interlocutore, saprai accettare le sue diversità e non vorrai MAI PIU’ cambiare nessuno! Darai così una giusta considerazione agli altri. Questo ti permetterà di armonizzare i tuoi rapporti e di farne nascere dei nuovi con maggiore consapevolezza.

Ti invito a partecipare a uno dei seminari per vivere un’esperienza personale e leggere l’eBook di Ottoprofili che troverai in tutte le librerie elettroniche.

Autrice: Dr.Kateřina Krátká

ROMANTICO   ELEGANTE   RAFFINATO   ALTERNATIVO   SPORTIVO   CASUAL   NON CONVENZIONALE   STRAVAGANTE

LE ORIGINI DI SANTA CLAUS

santa-clausE’ appena trascorso l’8 dicembre, la festa dell’Immacolata Concezione, le città si sono improvvisamente riempite di luci e decorazioni natalizie e quasi ovunque ammicca il sorriso sornione di Santa Claus, a noi più noto come “Babbo Natale”. Ma quali sono le sue origini? Qualcuno ha ipotizzato che la capacità di salire e scendere attraverso i camini e di viaggiare su una slitta volante trainata da renne sia una pura invenzione di Clement Moore, uno scrittore newyorkese che nel 1823 scrisse un racconto per bambini intitolato: Una visita di San Nicola. Ma, come asserisce M. Harner, antropologo di fama mondiale, (il pioniere del ritorno dello sciamanesimo nell’occidente), le radici di questo racconto sono molto più antiche e affondano nel lontano passato sciamanico. Alcuni sciamani della Siberia e del nord America utilizzavano come punto focale il fumo del fuoco acceso nel centro della loro abitazione per i loro “viaggi”. E’ probabile che l’ascesa sciamanica attraverso il fumo dell’abitazione fosse praticata anche nell’antica Europa, sopravvivendo per tutto il Medioevo e l’inizio del rinascimento. Nel corso del tempo, i fori per l’uscita del fumo vennero sostituiti dai camini in muratura, documentati in Inghilterra già nel XIII secolo. Le prime incisioni sul legno e dipinti di sciamani europei li ritraggono mentre salgono per un camino, e le storie sui poteri magici degli spazzacamini vi è probabilmente collegato. Gli sciamani della Siberia raggiungevano la stella polare chiamata l’Essere Superiore, trasportati da una slitta trainata da renne, e da lì riportavano indietro doni e provviste.

San Nicola invece era un vescovo cristiano vissuto in Turchia nel IV secolo, famoso per spostarsi in volo fino in Italia. Le popolazioni di lingua turca dell’Asia centrale erano note infatti per aver conservato le loro pratiche sciamaniche, tra queste quella di spostarsi in volo. Forse proprio grazie alla capacità di volare sul mare fino a terre lontane e di tornare incolume, San Nicola è diventato il protettore dei marinai del Mediterraneo e non solo, anche degli Olandesi che fondarono Nuova Amsterdam (diventata in seguito New York) agli inizi del XVII secolo. Gli Olandesi lo elessero a santo patrono della città dove introdussero la tradizione dei doni portati da questo Santo a Natale. Quando gli inglesi si impadronirono di Nuova Amsterdam ribattezzandola New York, la loro cultura si mescolò con quella olandese ed adottarono la tradizione delle visite natalizie di San Nicola, chiamato con il nome medievale olandese di Sinterklaas. In seguito il suono della “R” scomparve è per questo che in tutti gli Stati Uniti si parla di “Santa Claus”. Tutti questi indizi suggeriscono che l’attuale rubicondo nonnino possa avere le sue origini nello sciamanesimo siberiano.

Autrice: Dr. Sonia Puccio