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Istituto di Ricerche Naturopatiche

L’Istituto di Ricerche Naturopatiche è un’Associazione che ha lo scopo di promuovere la conoscenza e la diffusione di ogni tipo di tecnica e disciplina naturale d’Oriente e d’Occidente ispirata ad una visione globale dell’individuo e volta al recupero e al mantenimento del benessere psico-fisico e al miglioramento della qualità della vita. Per il raggiungimento di tali finalità, l’Associazione intende favorire la ricerca, lo studio, la divulgazione e la pratica di tutte quelle metodiche “dolci” ispirate ad una visione unitaria di mente e corpo, che aiutano a ripristinare l’equilibrio e l’autoregolazione, sia a livello fisico che psico-emozionale.

I ragni nei sogni
Il mito di Aracne

Pallade Atena ascoltò con molto interesse il canto delle muse e concordò con loro la giustificata indignazione verso Aracne che si vantava di essere più brava di lei nell’arte della tessitura. Punta nel vivo, decise di dare una bella lezione all’impudente popolana figlia di Idmone di Colofone che aveva osato offendere la sua maestà.
Malgrado le sue umili origini, Aracne si era fatta una certa fama come abile tessitrice della lana tanto che, per vedere i suoi meravigliosi lavori, le ninfe del Timòlo lasciarono i loro vigneti e quelle del Pactòlo le loro acque e vederla filare era un vero spettacolo. Nell’osservarla lavorare la lana, si capiva subito che la sua maestria veniva da Atena, ma lei sosteneva il contrario e, invece di essere fiera di cotanta maestra, diceva impermalita di essere pronta a gareggiare con lei.
La dea, nella sua magnanima indulgenza, pur di dare una possibilità di salvezza ad Aracne, si travestì da vecchia imbiancandosi un po’ i capelli e, sorreggendosi a un bastone per sembrare piena di acciacchi, le suggerì di smettere di competere con gli dei dell’Olimpo e di accontentarsi di essere la più grande tessitrice tra i mortali. Se le avesse dato retta, proseguì a dire la vecchia, magari, Atena non le avrebbe di certo rifiutato il suo perdono. Ma lei niente! Fu irremovibile. Anzi, innervositasi, a stento si trattenne dal percuoterla rispondendole che certi consigli non richiesti poteva darli a sua nuora, se ne avesse avuta una oppure, a sua figlia e che lei invece era pronta a sfidare la dea.
A tanta provocazione la dea si svelò e, mentre tutti le si prostrarono davanti, lei, l’arrogante Aracne, rimase impassibile e caparbia nella sua posizione.
Cominciò in questo modo la gara tra le due, una di fronte all’altra, con le teste chine sui telai “il pettine di canna tiene distinti i fili, la spola appuntita inserisce la trama, con l’aiuto delle dita, e i denti intagliati nel pettine, dando un colpo, comprimono la trama passata tra un filo e l’altro. Lavorano tutte e due di lena…mettono nel tessuto porpora che ha conosciuto la caldaia di Tiro, e sfumature delicate, distinguibili appena: così quando la pioggia rifrange i raggi solari, l’arcobaleno suole tingere con grande curva, per lungo tratto, il cielo…Anche intridendo i fili di duttile oro, e sulla tela si sviluppa un’antica storia.” [1]
Pallade dipinse gli dei assisi sugli alti scanni con aria grave e maestosa. Rappresentò Zeus al centro nella figura di un re, e tutti gli altri undici nelle loro più importanti imprese. Rappresentò se stessa raffigurata con lo scudo, con una lancia dalla punta acuta, con l’elmo in capo e il petto protetto dall’égida mentre percuote una pallida pianta d’olivo e, infine, la scena della propria vittoria…continua a leggere