Mind Medicine

Rendere Visibile l’Invisibile: Be your own Authority!

“Mind Medicine” è considerata quella modalità di ‘cura’ che ci muove nella direzione dello ‘spirito’, o meglio, è connessa al campo della realtà invisibile. La medicina ‘spirituale’ si basa essenzialmente sul fatto che noi tutti possediamo mezzi e risorse interiori per guarire in piena autonomia, attraverso anche l’utilizzo dei nostri processi mentali. Se riuscissimo veramente a sviluppare in noi stessi quel pieno senso di autorità potremmo arrivare responsabilmente a prendere nelle nostre mani la nostra vita e il pieno benessere. Il proposito sarà non solamente quello di ottenere ‘guarigioni’ psicofisiche ma anche quello di condurre una vita soddisfacente e longeva. Siamo ormai tutti pienamente consapevoli che l’umanità, nonostante magnifici traguardi ottenuti in svariati campi, ancora soffre di gravissime incombenze ingiustificabili: guerre, inquinamento globale, pericolosi apparati di potere, fanatismi di ogni tipologia, virus incontrollati … Il destino dell’umanità sembra appeso ad un filo che gli impulsi distruttivi assottigliano sempre più. Se morte e distruzione vengono create dall’uomo, sarà l’uomo stesso che, invertendo tendenza, potrà risolverle.

Nel nostro percorso di vita, lasciamo spesso in altre mani incaute i nostri destini: ci affidiamo a leaders o ad autorità esterne sperando che qualcuno al di fuori di noi possa risolvere i nostri problemi. Creiamo, in sostanza, una proiezione esterna a noi con la speranza di trovare qualcuno più ‘esperto’ che ci offra soluzioni per la nostra vita: invece di attivare la fiducia in noi stessi la deleghiamo ad altri. Certamente lo studio, la collaborazione e il confronto sono basilari per la crescita evolutiva, ma ciò dovrebbe poi approdare all’autonoma piena libertà di scelta, non di dipendenza ad autorità esterne.

In primis, riflettere su chi veramente siamo come creature incarnate su questa
Terra, facendo affiorare i nostri reali talenti e capacità, per poi trovare i nostri campi di applicazione e lavoro. Poi, abbandonare ogni dinamica di preconcetti o strade tracciate dal contesto che ci offrono precostituiti modelli da seguire, ritrovando al contempo quel sano senso di spiritualità, di profonda appartenenza al cosmo da cui proveniamo, insieme all’atavica saggezza interiore che è dono di tutti. È fondamentale reinserire consapevolmente Amore e Verità nella nostra vita, come elemento fondante di ogni nostra azione e pensiero: questo è il passaggio inderogabile per invertire immediatamente la tendenza alla distruzione, malattia e infelicità. Permettiamo con piena fiducia di rinascere interiormente, rendiamo il nostro universo interiore un luogo ricco di gioia e pienezza, respingendo con amorevole vigore ogni ingiusta restrizione o condizionamento indotto da schemi non idonei a noi. La spiritualità – non da leggere come appartenenza religiosa – è un indiscutibile fattore di ‘salute’.

La differenza fra Mind Medicine e medicina convenzionale risiede nella prospettiva con cui ci si approccia alla realtà. La medicina convenzionale si basa su scientifiche nozioni razionali determinate da leggi di causa-effetto: il corpo umano è considerato un mero meccanismo organico che può essere ‘riparato’ o guarito attraverso l’utilizzo di prodotti chimicamente idonei, e lo stato di malattia è spesso considerato un fattore di eventi ‘casuali’. Secondo il pensare comune della società moderna, la ‘casualità’ degli eventi cui siamo soggetti sono alla base della nostra vita, spesso costernata da malattie, fallimenti o tristezze di ogni tipologia… è luogo comune sottolineare le incombenze e le problematicità, i dispiaceri e gli accadimenti negativi, si tende a porre l’attenzione costante solo su ciò che dipinge di nero la nostra giornata. La spiritualità non viene presa in alcuna seria considerazione se non con precostituite vuote fraseologie prive di significato intrinseco. L’Universo stesso viene percepito come ‘massa’ imprevedibile e oscura, dove noi non possiamo attingere alcunché se non mistero e inquietudine. In breve, il ‘caso fortuito’ è la causa di tutti gli eventi in un mondo in cui non si sa bene a cosa, in realtà, serva la Spiritualità. La scienza, la medicina e la psicologia – tre delle grandi istituzioni che governano le nostre vite – non contemplano sufficientemente l’importanza di una ‘realtà invisibile’, sebbene possano accettare la formulazione che il piano fisico possa incidere sul piano mentale, ma non sempre ne accettano la versione inversa. Non viene ancora riconosciuta l’idea di come il ruolo mentale possa determinare effetti diretti sulle origini di malattie, dalle più banali a quelle più drammaticamente complesse.

Nella vita ordinaria, ascoltiamo spesso sintetizzare nell’espressione ‘cattiva sorte’ o meglio ‘sfortuna’ la sintesi di eventi negativi che insorgono: ciò ci alleggerisce comunque dalla responsabilità di ciò che ci accade. Spesso ci sentiamo vittime di circostanze che il ‘fato’ ci ha inviato. Eppure, nella nostra realtà invisibile, la prospettiva degli eventi può essere letta e vissuta in modo diverso, anche opposto. Si può interpretare che nell’universo l’ordine delle cose segua un programma perfetto. L’essere umano è nato per essere libero di scegliere consapevolmente la propria realtà e il proprio percorso: siamo liberi all’interno di un determinato insieme cosmico che ci ha condotti fino a qui. Nulla accade a caso! Ogni cosa proviene da una realtà invisibile e si manifesta attraverso azioni determinate dalla nostra volontà. Per tutto esiste una ragione profonda, a volte il significato è velato, anche nei piccoli episodi quotidiani. Dal punto di vista della realtà spirituale, possiamo interpretare eventi che, apparentemente negativi, ci conducono piuttosto verso una evoluzione che, altrimenti, non sarebbe stata possibile. La psicologia ben spiega come, ad esempio, la rabbia inquini il fegato, o come l’ansietà causi palpitazioni al cuore; nella medicina spirituale, ansietà e palpitazione corrispondono, la prima come effetto emozionale, la seconda come effetto fisico, agendo l’una come riflesso dell’altra, riflettendosi vicendevolmente e simultaneamente, ed è solo apparenza che l’una sia causa dell’altra. Mente e corpo si riflettono, fanno parte della stessa Unità, sono espressione genuina dell’essere umano. Il piano fisico appartiene al piano emozionale: se nel cuore alberga Amore, cuore e amore sono profondamente connessi come unica entità. Esiste una connessione fra ciò che è tangibile e ciò che non lo è, pensiamo alle dimensioni oniriche, ad esempio, o alle profonde esperienze meditative che offrono risvolti o risposte altrimenti inafferrabili. Ogni sintomo corporeo corrisponde sempre ad eventi mentali e spirituali: questo è un punto fondamentale se si vuole approfondire il perché ci si ammala o si guarisce. Siamo creazione interconnessa ad ogni livello dell’esistenza.

La ‘verticalità’ cui dovremmo ambire è un reame senza spazio né tempo, una esperienza del nostro eterno momento presente, una prospettiva che illumina dall’alto i nostri perché meramente terrestri, è il non-luogo dove avviene cambiamento, comprensione e guarigione. Saper uscire dai parametri spazio temporali per renderci consapevoli della nostra immensa potenzialità e del miracolo che ognuno di noi rappresenta: sì, siamo anche Anima. E tutto possiamo in accordo alla nostra missione in Terra. Le tecniche della Mind Medicine ci permettono quel salto ‘quantico’ a favore di un risveglio spirituale, e ciò che accade in quella altitudine si riflette direttamente sul piano ‘orizzontale’ cioè nel nostro vivere quotidiano. Il reame di libertà, di amore, di moralità si trova dentro, fuori e al di sopra di tutti noi. La nostra esistenza si manifesta su varie dimensioni, e prenderne atto accettando la nostra natura divina ci farà scorgere quel Maestro interiore che ci permette di essere la nostra vera, unica e autentica Autorità.

(parte prima)
Fonte bibliografica
Healing Into Immortality. A New Spiritual Medicine of Healing Stories and Imagery
American Institute for Mental Imagery – NY –  G. Epstein, M.D.

Autrice: Monica Di Nunzio
Reiki Master,Teacher&Healer

La musica di Orfeo

Canterò, mia dolce Euridice, canterò perché niente ha più senso per me se non il canto, con cui cerco di lenire questo insopportabile tormento che è la mancanza di te, del tuo dolce riso, della luce e delle ombre che passavano nei tuoi occhi dallo sguardo innocente, delle tue danze leggiadre su letti di fiori e sulle rive dei ruscelli.

Dopo avere profondamente pianto Euridice sulla terra, Orfeo osò discendere fino allo Stige attraverso la porta di Tènaro e avanzando tra folle svolazzanti, tra i fantasmi dei defunti onorati di sepoltura, si presentò al signore dello spiacevole regno delle ombre Ade e a Persefone sua sposa. E facendo vibrare le corde della lira, così prese a dire cantando:

“O dèi del mondo che sta sottoterra, dove tutti veniamo a ricadere noi mortali creature senza distinzione, io non sono disceso qui per visitare il Tartaro buio. La ragione del mio viaggio è mia moglie, nel cui corpo una vipera calpestata ha iniettato veleno troncandone la giovane esistenza. Avrei voluto poter sopportare, e non posso dire di non aver tentato. Ma Amore ha vinto! E’ questo un dio ben noto lassù sulla terra; se lo è anche qui non so, ma spero di si; e se non è menzogna quanto si narra di un antico ratto, anche voi foste uniti da Amore”. [1]

Piangevano le anime esangui mentre egli diceva queste cose e accompagnava le parole col suono della lira. E Tantalo non cercò di afferrare l’acqua che rifluendo gli sfuggiva, e la ruota di Issione si arrestò, attonita, e gli avvoltoi smisero di beccare il fegato, e le nipoti di Belo lasciarono stare le brocche e tu, Sisifo, ti sedesti sul tuo macigno. Si narra che allora per la prima volta s’inumidirono di lacrime le guance delle Furie, commosse dal canto. E né la consorte del re, né il re stesso degli abissi ebbero cuore di opporre un rifiuto a quella preghiera; e chiamarono Euridice…

Orfeo, letteralmente Colui che è solo, è il nome del mitico poeta figlio di Apollo e della Musa Calliope, fondatore della setta Orfica, nata in Tracia nel V-IV sec. a.C.. Al centro della riflessione orfica (come in genere nei Misteri ed in particolare nei culti dedicati a Dioniso) stava l’enigma della morte e della risurrezione. L’epilogo del mito, infatti, in cui vediamo Orfeo che, pur sventrato, continua a cantare il suo amore, è un messaggio di fede nella salvezza eterna.

Forse è un po’ troppo paragonare le città d’Italia come un paesaggio surreale da “day after” in cui tutti gli Italiani sono invitati tassativamente a rimanere in casa e uscire solo per motivi indispensabili. Per quanto mi riguarda, quando esco per motivi necessari, come portare il mio cane a passeggiare o andare a fare la spesa, vedere altre persone che, come me, e a ragion veduta, rigorosamente manteniamo le distanze di sicurezza “contagio” nascosti dietro a una mascherina con le mani protette da guanti e per alcuni anche occhiali da sole per proteggere gli occhi fa un po’ impressione. Ci muoviamo tutti in un silenzio tombale e sembriamo fantasmi che si spostano silenziosamente per le strade avvolti da dubbi e paure. Sembra veramente di essere scesi nel mondo sotterraneo del dio Ade. E allora ecco che ci viene in soccorso l’arte di Orfeo: la musica per esorcizzare la paura e sentirsi meno soli.

La musica come terapia contro la paura. L’Italia reagisce cantando all’emergenza del mostro coronavirus che blinda tutti in casa. L’appuntamento, a una ventina di giorni dai blocchi che hanno fatto del Paese una zona rossa unica, o quasi, non è più nei locali o nei parchi, ma sul balcone delle nostre case, ognuno munito di ciò che ha a disposizione: padelle, tamburi, e coperchi per esorcizzare il mostro. Tutti affacciati dunque per intonare una canzone tutti insieme, e il risultato è una melodia, diversa per ogni quartiere e città, che attraversa le regioni da Nord a Sud, ora seguendo le note dell’Inno di Mameli, ora canticchiando “Napul’è” di Pino Daniele, Azzurro di Adriano Celentano

E’ la voglia di andare avanti, ANDRA’ TUTTO BENE, è questo lo slogan. Il cielo è sempre più blu!

FORZA ITALIA, TI RIALZERAI PIU’ FORTE DI PRIMA

[1] Pubio Ovidio Nasone – Metamorfosi, Libro X – Ed. Einaudi Torino 1979

Autrice: Manuela Mariani

Costellazioni Familiari – La Colpa

Frida Khalo – i miei nonni i miei genitori e io

Certe volte ci domandiamo perché in determinate situazioni ci comportiamo in un certo modo? Dobbiamo ricordarci che siamo inevitabilmente figli di una lunga storia familiare.
Ognuno di noi è la punta dell’iceberg di molte generazioni che lo precedono, e che per conoscerlo non possiamo sempre tornare così indietro nel tempo. E’ importante però domandarci quale patrimonio genetico abbiamo ereditato dalle generazioni precedenti, a partire dai nostri nonni e dai nostri genitori. 
Le scelte e i comportamenti di ognuno di noi, sono stati ereditati e continuano ad influenzare la nostra vita attraverso miti, valori, vissuti anche traumatici, e dalle convinzioni familiari che hanno un’origine lontana.
Come Atlante che regge sulle spalle il mondo, alcune persone si fanno portatrici di una storia che hanno ereditato dai loro antenati e che pesa sulle loro scelte. Può trattarsi di storie non finite, di esclusi, di colpe mai riconosciute e che pesano ancora sul bilancio dell’albero genealogico. 
La storia familiare è come la cornice di un puzzle, ogni volta che porteremo equilibrio aggiungendo pezzi di vita della nostra storia, il quadro prende forma nel suo interno e ci restituisce quella forza che si può manifestarsi in molti modi.
Nello svolgimento delle Costellazioni Familiari in cui vengono evocati omicidi, stragi e guerre, non si trova la soluzione fino a che vittime e aggressori non si affiancano gli uni agli altri nella pace della morte. Qui, fazioni politiche o religiose perdono importanza. Hellinger, ha dedicato un grande spazio della sua vita all’aiuto di vittime e aggressori non solo nei singoli sistemi familiari ma anche in sistemi più grandi per conflitti bellici, politici o religiosi.
Nello spazio scenico che si usa per costellare, emerge che nessuno delle due parti è più grande e più meritevole dell’altra, ma che in ciascuna delle parti ci sono entrambi gli aspetti di vittima e aggressore.
E non si parla mai di perdono perché l’atteggiamento interiore che predispone al perdono nasconde spesso la convinzione di essere più grande di un altro. E questo non porta a una buona soluzione.
Nella Costellazione le parole “tipo” dell’aggressore che portano alla pace potrebbero essere: “Mi prendo la colpa, mi dispiace”. Per la vittima è sufficiente che venga riconosciuta la verità del fatto accaduto e quindi di essere vista.
Quando l’anima riconosce la sua colpa significa che ha compreso. Tuttavia le parole devono esprimere effettivamente la verità dei sentimenti e fino a quando questo non accade, il rappresentante della vittima, rimane teso e irrigidito, riferendo, il più delle volte: “Sento che non è sincero”.
Assumersi la colpa è diverso dal provare il senso di colpa. Quest’ultimo è un atteggiamento con il quale lo sguardo è ancora rivolto a se stessi e non alla vittima che rimane esclusa. Assumersi la colpa, invece, vuol dire guardare la vittima e prenderla nel cuore.
Quando l’anima fa questo passo prova un dolore profondo dal quale poi scaturisce una grande dignità e forza.
Ora può dire alla vittima: “In onore tuo farò qualcosa di grande e di nuovo nella mia vita”

Autrice: Manuela Mariani

LA LEGGENDA DELL’AGLIO LO SCACCIA VAMPIRI

Tantissimi anni fa, quando gli Dei comandavano sulla terra, viveva alle falde del monte Olimpo un pastore di nome Allio.
Allio era un ragazzo bello, simpatico e molto socievole ma, con un difetto: aveva la lingua lunga…
Poiché la sua parlantina era divertente, erano tante le persone che si fermavano a scambiare quattro chiacchiere con lui, Dei compresi. Ambizioso e anche un po’ spregiudicato certe volte si lasciava andare al pettegolezzo, così… tanto per vivacizzare gli animi della gente e mettere zizzania, specialmente se questi erano personaggi importanti come gli Dei:
“Sai, ieri ho incontrato Pallade Atena, (diceva ad Afrodite) e mi ha confidato che l’altra sera indossavi la tua cintura per nascondere quei tre chiletti che ultimamente hai messo su…”
E all’altra invece riferiva: “Sai che cosa va dicendo Afrodite di te? Che metti sempre l’elmo per nascondere un’alopecia che non riesci a curare…”
Ares poi, con quel carattere da guerrafondaio che aveva, permaloso e nevrotico com’era si prestava proprio bene ai suoi scopi perciò, non esitava a calunniare Ermes riferendo che gli aveva “sentito dire” che una di queste notti gli avrebbe fatto una “visitina” per portargli via altre pecore…
Hera poi, gelosa com’era di Zeus… si offriva proprio ad essere pane per i suoi denti.
Perciò gli Dei ogni volta litigavano ferocemente tra loro, e si sa che quando i potenti sono nervosi ad andarci di mezzo sono sempre i semplici umani, prestando il fianco a Efesto che con la scusa, collaudava direttamente su di loro i fulmini forgiati nella sua fucina.
Apollo si scatenava a guidare come un pazzo incosciente il carro del Sole provocando temperature altissime sulla terra; Poseidone non controllava più i maremoti; Eolo soffiava bufere a più non posso e Eros nel tiro all’arco non ne azzeccava più una.

Gli umani, esasperati, un giorno indissero una grande manifestazione e con cartelloni sovversivi innalzati scesero in piazza a contestare la condizione in cui erano costretti a vivere:
“Siamo stufi di subire! Allio alla forca! Ora basta! Zeus pensaci tu!”
Si riunì un tribunale solenne, composto dal un vertice divino e da un sindacato di umani. E anche se i primi non risultarono totalmente innocenti, perché in fondo erano stati proprio loro che avevano istigato il pastore a riportare le malignità dette, fu alla fine, Allio ad andarci per le piste.
Difatti Zeus, con voce tonante emise la terribile sentenza:
“Tu che ci tenevi tanto a metterti in mostra, sarai costretto invece, a vivere lontano dagli occhi di tutti. E chi vorrà avere a che fare con te, lo dovrà fare di nascosto e solo sotto la propria responsabilità.”
Così Allio fu tramutato in aglio, bulbo che vive nascosto sottoterra; e chi lo mangia non può certo nasconderlo a nessuno, perché l’alito forte che emana è cattivo come le parole che uscivano ad Allio dalla bocca quando si divertiva a spettegolare.

Presso la Valle del Nilo invece, l’aglio era associato al dio Sokar, dalle sembianze di uomo mummificato con la testa di falco ad ali spiegate.
Protettore della necropoli di Menfi e marito di Sokaret “la Signora della Vita”, fu identificato con Ptah (il demiurgo, colui che pone in essere la volontà creatrice divina) ed anche con Osiride. Il suo appellativo era infatti quello di “Rastau” ovvero il guardiano dell’imboccatura del regno sotterraneo di Osiride.
In effetti già in antichità erano attribuite ai piccoli bulbi bianchi delle doti terapeutiche (gli antichi Egizi ne mangiavano uno spicchio al giorno), un fatto confermato di recente anche dagli studi medici e scientifici.
Presso i Greci e i Romani invece, all’aglio erano attribuite le qualità di guarigione di Ecate, la dea della Magia e del Mistero e a quelle di Marte, Dio della Forza, dell’Azione e della Giovinezza.

Aristotele ne celebra le virtù corroboranti, tali da garantire ai poveri la forza e l’energia necessarie al loro sostentamento. La Scuola Salernitana lo consiglia come antidoto per i veleni e, secondo alcuni “…caccia fuori dal corpo i vermi larghi, provoca l’urina, e giova ai morsi delle vipere”.
Nella Medicina Popolare Siciliana, veniva usato per combattere la paura e la febbre che ne fosse derivata. Se ne sottolinea le virtù antisclerotiche, fluidificanti del sangue, dissolventi dell’acido urico, diuretiche, antigottose, antiartritiche, antisettiche intestinali e toniche. Lo si considera il più potente ipotensore naturale e se ne ribadisce le virtù vasodilatatrici delle arterie, dei capillari e cardiotoniche specialmente in caso di affaticamento cardiaco, tachicardia, spasmi vascolari, disturbi circolatori, ipercoagubilità sanguigna.
Inoltre l’aglio è considerato “L’Erba degli Equinozi” e se ne raccomanda l’utilizzo all’inizio della Primavera e dell’Autunno per una durata di 21 giorni, con finalità depurative e di riequilibrio generale.

Etimologia: dal Celtico “Al” – caustico, caldo, bruciante
In Sanscrito: “Buthagna” – uccisore di mostri

E a proposito di mostri, perché mai l’aglio dovrebbe tenere i vampiri alla larga dal nostro collo? La risposta è nelle sue proprietà antiparassitarie naturali (reali e dimostrate come si è già letto) che – per chi ci crede – diventerebbero utili anche nella notte di Halloween.
Del resto quale rimedio migliore per tenere lontani questi “parassiti” che rubano la linfa (il sangue) agli uomini per sopravvivere? La soluzione secondo la tradizione è appunto l’aglio, antibatterico naturale e a buon mercato per tutti!
Nell’antichità si metteva l’aglio nelle case come protezione dal malocchio e per allontanare gli spiriti maligni.
Ed è testimoniato anche, il tradizionale ricorso all’aglio in caso di parassiti (veri) intestinali. Questi infatti potevano portare agli ammalati sonni burrascosi e ricchi di incubi. Il rimedio? Una collana d’aglio secco da appendere in prossimità del letto e così gli aromi dell’aglio (con doti antibatteriche e vermifughe) riuscivano ad allontanare ogni cattiva visita notturna.
Provare per credere!!!

Sognare l’Aglio:

Marisa scrive:
questa notte ho sognato che avevo addosso l’odore dell’aglio e tutti mi evitavano.
Risposta:
questo sogno evidenzia la paura di avere una cattiva reputazione. E’ così?

Nunzio scrive:
questa notte ho sognato di mangiare tanto aglio.
Risposta:
mangiare l’aglio può significare di avere la necessità di purificarsi. Controlla la tua alimentazione.

Autrice: Manuela Mariani

GUIDED IMAGERY MEDITATION

A Tribute to Gerald Epstein MD

American Institute for Mental Imagery (AIMI)Post Graduate Training School, NYGerald Epstein 

è uno degli terapeuti più famosi e apprezzati del sistema medico integrativo statunitense per la guarigione e trasformazione.
Nato negli Stati Uniti il 6 novembre 1935, dopo aver frequentato il Dickinson College e il New Medical College si specializza come medico in psichiatria prestando servizio in Stamford Hospital e Kings County Hospital approdando con merito nella New York Psycoanalitic Society. I suoi studi lo portarono a diventare un analista freudiano ma la sua intuizione nel 1974 lo spinse ad abbandonare questo orientamento per dedicarsi agli usi terapeutici della visualizzazione sotto la guida di Madame Colette Aboulker-Muscat a Gerusalemme. Questi studi lo hanno portato a diventare ben presto un pioniere nell’uso delle immagini mentali per il processo di cura di problemi fisici ed emotivi fino a diventare, grazie all’evolversi dei suoi studi nel corso degli anni, un esponente di spicco della tradizione spirituale occidentale e della sue applicazione nella guarigione e nelle terapie.
Dr. Epstein esercita come professore e assistente di Clinica di Psichiatria presso Mount Sinai Medical Center di New York City è direttore di ‘The American Institute for Mental Imagery’ (AIMI) un centro di formazione post-laurea per operatori olistici, terapisti, medici e paramedici  e organizza seminari e corsi di specializzazione in immagini, sogni e Kabbalah anche a livello mondiale; inoltre ha lanciato un programma online per l’autosviluppo ed il cambiamento di sé stessi sul sito: Creating Health Through Mental Imagery.org.
Insieme alla dott.ssa Elizabeth Barret ha fondato un programma online chiamato ‘Power Imagery Process’ (PIP) volto a sensibilizzare l’audience sul tema della crescita personale e sul cambiamento. Nel 1973 è stato co-fondatore di ‘Journal of Psychiatry and Law’ fino al 1986; nel 1980 ha curato l’edizione di studi relativi alla psicologia non-deterministica, splendidamente illustrato nel suo libro ‘Studies in non-deterministic Psychology’.Dal 1981 in seguito alle sue esperienze cliniche cominciò la stesura di numerosi libri e manuali tra cui uno in particolare divenuto un classico di consultazione e utilizzo nelle varie terapie: ‘Waking Dream Therapy’. In questo magnifico testo l’autore affronta la tematica del sogno come movimento di energia come manifestazione concreta che fluttua attraverso l’intelletto astratto e approda fino all’esperienza sensoriale: ci si sposta dalla ‘psicologia del tempo’ e si arriva alla ‘fenomenologia dello spazio astratto’ cioè si crea uno spostamento dal concetto di tempo inteso come movimento lineare (presente-passato-futuro) per arrivare ad una dimensione casuale e non deterministica in analogia con l’intuizione freudiana di ‘inconscio atemporale’ o meglio ancora al concetto di livello quantico della ‘realtà’ della psiche. Il sogno, in breve, considerato come sintesi olistica creativa a-temporale è utilmente fruibile per apportare cambiamenti utili nella vita diurna che in esso ne trova la sua simbologia diretta.
‘Dreams are the guiding words of the soul’ (C.G.Jung)             
Nel 1989 esce il masterpiece ‘Healing Visualization’ considerato meritevolmente il suo classico testo divulgativo della teoria sulla guarigione attraverso la visualizzazione attiva.
Ispirato dalla Sacra Bibbia e dalla tradizione spirituale Epstein ha scritto ‘Healing Into Immortality’ nel 1994 un altro prezioso testo relativo ai rimedi per curare la malattia nel corpo e nell’anima.
Nel 1999 viene pubblicato ‘Climbing Jacob’s Ladder’ in cui l’autore conduce il lettore attraverso un cammino esperienziale nei passi biblici per poi arrivare al traguardo della libertà spirituale diritto inconfutabile di ogni essere umano. Nel 2003 ha pubblicato ‘The Natural Laws of Self Healing’, un’opera completa di CD ad uso altamente terapeutico a favore del risveglio della consapevolezza e di rimedi di guarigione.
Atri CD-set sono disponibili e divulgati con pieno successo: ‘The Phoenic Process’, ‘Emotional Mastery’ e ‘The Secret The Secret doesn’t tell you’. Ancora, nel 2009, Espstein ha pubblicato ‘Kabbalah for Inner Peace’, un manuale di esercizi di visualizzazione per i problemi di ogni giorno,un vero prontuario da consultare in contesti di ordinaria quotidianità.
Finalmente, nel 2012, arriva la sua pubblicazione epocale, una raccolta completa ed esaustiva di pratiche di guarigioni mirate per ogni tipo di malattia: ‘Encyclopedia of Mental Imagery’.
Nel dicembre del 2014 si impone nel simposio annuale di ipnoterapia ‘Annual Symposium of the International Board of Hypnotherapy’ in Albuquerque, New Mexico. Il suo ultimo libro‘Love Trumps Death’ conferma con successo il suo innovativo percorso. Gerald Epstein ha condotto ricerche cliniche per il trattamento sull’asma attraverso terapie di visualizzazione sotto l’auspicio del National Institute of Health pubblicando i suoi lavori e i suoi risultati insieme alla sua collega Dr. Elizabeth Barret. Recentemente ha completato con successo ammirevole ricerche sulla utilizzazione delle sue terapie in ambito cardiologico in terapie antistress e in problematiche adolescenziali di vario tipo.
Il Potere dell’Immaginazione
Cos’è l’immaginazione? Per dirla in modo semplice è la capacità mentale di creare immagini. Si può ‘pensare’ in modi diversi tuttavia i cosiddetti ‘pensieri logici’, quelli che creano i presupposti per le basi scientificamente accettabili  possono essere affiancati da quelli considerati ‘non logici’ che chiamiamo ‘forme intuitive’. Quandoun problema o un quesito non trova una risposta né una soluzione, e quindi non offre una risposta, siamo in realtà armati di un modo ‘altro’ risolutivo per risolvere la questione, adoperando cioè una modalità comprensiva allargata che ci piace denominare ‘intuizione’.
Mental Imagery, come pure l’intuizione, è una attività non-logica del pensiero, è quell’attività che ci permette di entrare nella nostra più profonda realtà soggettiva. Il linguaggio delle immagini viene spesso abbinato alle attività oniriche o al sognare ‘ad occhi aperti’: durante il giorno siamo tutti a conoscenza che si può lavorare sul linguaggio dei sogni estrapolando da esso una infinità di interpretazioni e significati profondi esattamente come si può investigare sull’espressione verbale costruita dalle parole in ogni lingua. L’abilità di capire e comunicare attraverso il linguaggio delle immagini probabilmente precede l’abilità di comunicare con le parole. Le parole sono ‘ascoltate’ grazie alla capacità uditiva anche involontaria. Il linguaggio delle immagini, invece, richiede la nostra attenzione volontaria. Il dr. Epstein asserisce che il cambiamento della qualità e della natura delle immagini che noi produciamo provoca un reale cambiamento nel corpo umano, quindi gli effetti della produzione di immagini è strettamente correlata all’effetto fisico vero e proprio. Per secoli la medicina ha separato il corpo dalla mente, anche se dall’antichità ci perviene l’asserzione ‘mens sana in corpore sano’: per troppo tempo non si è considerato l’aspetto più genuinamente umano dell’uomo nel tentativo di guarirlo dalle malattie, cioè la sua profondità invisibile. Molti studi sull’ipnosi hanno ampiamente dimostrato l’impatto dello stato mentale sul piano fisico e chiunque può facilmente testimoniare come ci si sente fisicamente dopo aver navigato in acque mentali agitate e disarmoniche!
Rimedi chimici come antidepressivi, tranquillanti e anestetici che abbondano negli scaffali farmaceutici dimostrano come, a tutt’oggi, la medicina tradizionale occidentale è riluttante ad accettare il concetto che la mente possa alterare il corpo rimanendo di sostanza nell’orientamento inverso, cioè che l’effetto fisico determina l’effetto sul piano mentale. Ovviamente il corpo può alterare il sistema mentale, ma si può usare il potere mentale (la volontà o l’immaginazione) per guarire, armonizzare e migliorare il nostro stato di salute e benessere.
Nella sua lunga esperienza clinica, come medico e come ricercatore appassionato, Epstein ha sperimentato e abbondantemente documentato come il potere della Mental Imagery abbia apportato reali guarigioni fisiche: artriti, cisti, carcinomi, emorroidi congiuntiviti e moltissime altre svariate sintomatologie, dalle più banali alle più drammaticamente pericolose. Molto risonanti le guarigioni dai tumori terminali, trattati dapprima con chemioterapie senza risultati apprezzabili e risolte con esercizi mirati di visualizzazione (registrati in Memorial Cancer Sloan-Kettering Center in NY). Sono in visualizzazione pubblica due riviste che registrano e documentano i risultati del suo lavoro: The Journal of Mental Imagery – Marquette University – e Imagination, Cognition and Personality – Yale University.
L’uso terapeutico della visualizzazione è esistito in molte culture nel mondo, ad esempio in Tibet, India, Africa, fra Esquimesi e Indiani d’America: per millenni e secondo le loro tradizioni, rituali e procedure di visualizzazione venivano usate come rimedi di guarigione. 
Sigmund Freud spalanca in Europa la porta al concetto dell’inconscio, Robert Desoille sul sogno da svegli, Carl Jung elabora il concetto di immaginazione attiva, Hanscarl Leuner introduce l’immaginazione guidata e Roberto Assagioli approda alla psicosintesi: il loro denominatore comune risiede nella possibilità reale di trattare problemi fisici attraverso l’utilizzo della Mental Imagery.
Epstein propone degli ‘esercizi’ mirati e specifici per ogni tipo di problema, sia esso fisico, psicologico oppure emotivo. Non invade la pertinenza medica ortodossa ma offre un approccio ‘altro’ e decisamente meno invasivo per la risoluzione definitiva delle cause che generano lo squilibrio. Si tratta di un approccio e un metodo ‘addizionale’ come lui stesso ama definirlo, dove il paziente entra in assoluta parte ‘attiva’ e partecipa volontariamente in prima persona su se stesso.
 Si tratta di esercizi, inizialmente pilotati, dove il paziente è parte attiva e fattiva e sarà in grado di attivare il processo di autoguarigione. Gli esercizi proposti generano nuove sensazioni, nuove esperienze interiori: si esce fuori dal tracciato di reazioni ai malesseri e ripetizione del già vissuto che hanno in realtà portato allo squilibrio e quindi alla malattia. Si crea una immagine mirata ex novo: si crea, in senso letterario del termine, una nuova realtà interiore. Epstein si muove su un terreno fattivo e utilizza la sua meravigliosa terapia dell’immaginazione, o visualizzazione attiva, a servizio diretto e concreto a favore dell’uomo.
‘Imagery is a tool for healing, and a bridge to the inner world’ 
(G.Epstein)

Con amorevole e immensa gratitudine al mio insegnante e amico Gerald,scomparso da questa dimensione il 18 Febbraio 2019 in NYforever & more with us! 

Dr. Monica Di Nunzio Doctor of Science in NaturopathyGuided Imagery Meditation TherapistAmerican Institute for Mental Imagery (AIMI)Post Graduate Training School, NY

L’ANELLO DI OPALE

“Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro”,  dice il Signore.

               Antifona alla Comunione

Vedo un grosso anello infilato nell’indice della mia mano di uomo grassa e tozza; è di colore verde. E’ un anello importante. Lo indosso sull’indice quando insegno, sul medio quando curo e sull’anulare quando sono con la mia famiglia. Nella pietra è inciso lo stemma della nostra casata che uso per sigillare le mie missive.

Indosso  abiti di broccato molto ricchi e comodi e ai piedi porto  scarpe felpate e morbide. Mi trovo nella mia casa elegante e grande, arredata con mobili di qualità. Sono un rabbino di 60 anni, insegno e , pur sposato, la mia famiglia e i miei figli non sono la mia priorità. L’importante per me è l’insegnamento e la scoperta di come è fatto il mondo intorno a noi e di come si possano cambiare le cose attraverso le scritture. Mi dedico all’alchimia, alle frasi della Torah e le metto in pratica come farebbe uno scienziato per vedere cosa succede. Faccio degli esperimenti, anche sulle persone, ma non sui morti. Metto negli indumenti intimi dei miei pazienti alcune preghiere scritte da me che servono per la guarigione e gliele faccio portare per alcuni giorni, oppure una lettera sacra dell’alfabeto per tirarli fuori dal male. Sono delle frasi di Dio e gliele faccio pronunciare per più giorni perché queste vibrazioni divine puliscano il campo intorno a loro. La preghiera che portano indosso serve a mondare il loro corpo affinché quello che esce dalla loro bocca non inquini il campo. Faccio bere ai malati dell’acqua mischiata ad altra acqua carica di queste preghiere perché possa risanare i loro organi interni. Sono le lettere sacre con le quali Dio ha creato il mondo, e io le uso per le mie ricette perché sono anche medico. La gente che non è della mia religione condanna il mio operato, perché secondo loro vado contro la volontà del loro dio. Però mi lasciano stare perché mi temono, anche se non so perché: se per superstizione o per ipocrisia, visto che di notte, protetti dalle tenebre, mi vengono a chiamare per guarire i loro mali oscuri fatti di interessi, falsità e parole velenose. Seguendo  a vivere nelle propria ipocrisia, alcuni guariscono, altri no poiché continuano a pronunciare parole al veleno. Veleno che non sanno dosare, rimanendo loro stessi vittime di ciò che producono fino all’agonia nell’ultimo respiro, oppure gettandolo addosso agli altri sotto forma di guerre, violenze e infamità, delle quali rimangono poi loro stessi vittime. Tutti nella stessa condizione perversa, dal più potente al più umile. Persino la parola di dio viene oltraggiata. La inghiottono e la risputano fuori come fa un drago quando si deve liberare dalla fiamma che lo divora in seno.

L’insegnamento è l’unico strumento che ho per istruire altri medici che possano diffondere e portare avanti la parola di dio; medici che possano guarire e che possano un giorno superarmi nelle scoperte, nelle guarigioni, affinché questa gente così crudele, di qualsiasi religione, classe o età possa prendere coscienza di se stessi e dell’altro,  vivendo e facendo vivere tutti in un mondo migliore. Sono un vecchio stimato, temuto, rispettato e ben pagato e questa è la mia esistenza. Una vita non tanto facile perché essendo ebrei ci accusano di tutto. Esplode un’epidemia? E’ colpa degli ebrei. Divampa un incendio? E’ colpa degli ebrei. Scoppia una guerra? E’ colpa degli ebrei.

Finché un giorno siamo obbligati a lasciare la nazione in cui viviamo e la gente come me deve andare via. Siamo in Spagna e gli spagnoli non ci vogliono, costringendoci ad espatriare oppure a diventare della loro religione cioè marrani. Ma io mi rifiuto di farlo.

Stiamo caricando i carri e ci accingiamo a partire. Noi siamo di famiglia ricca e sappiamo come difenderci; possediamo una scorta armata, quasi un piccolo esercito al nostro servizio; ma gli altri? Gli altri sono esposti a tutto. Li deruberanno, e chi è fortunato potrà portare in salvo la propria vita. Siamo nelle mani di Dio. Andiamo dove altre terre ci possano ospitare, portando con noi del denaro per comprare anime avide, pronte a vendersi per qualche soldo, a rinunciare a perseguitarci. La gente ricca, i banchieri ovunque sovvenzionano le guerre cristiane per i loro interessi, creando fame, carestie, pestilenze, miseria e poi continueranno a venire da me pretendendo una preghiera o parole magiche che possano salvarli. E questo è sempre stato, così è, così sempre sarà.

Andiamo in Francia, una terra più vicina. Il re di Francia è disposto ad accogliermi insieme alla mia famiglia. Ha un figlio malaticcio e un medico costantemente presente lo rassicura.

Finisco lì la mia vecchiaia. A curare il figlio del re, a sostenere questo ragazzino fragile che, nemmeno nato, già ha sulle spalle il peso di un regno traballante. Divento il suo maestro, il suo mentore e padre spirituale e voglio fare di lui un uomo saggio. Queste sono le mie intenzioni. Per il resto siamo tutti nelle mani di Dio.

Faccio anche gli oroscopi, mi occupo delle stelle, dei transiti, dei movimenti degli astri e ne conosco i nomi. Gli astri mi parlano attraverso i loro spostamenti, da un’ora all’altra, da un giorno all’altro, da una settimana all’altra e da un mese all’altro; sono come dei capitoli di un libro che raccontano eventi, storie, nascite e morti. E così trascrivo sul libro il movimento delle stelle che influenza la natura e gli uomini con lei. Già conosco come andrà a finire, chi vivrà e chi morirà, ma non lo svelo, lo tengo per me, fa parte della mia ricerca. Il regno di Francia è un regno che barcolla e nessuno si sente al sicuro. Lo stesso re va in cerca di soldi. Si indebita sempre di più, senza restituire niente a nessuno come un predatore, seminando solo promesse che non verranno mai mantenute e lasciando dietro di se delusioni, cospirazioni, vendette, violenze. Nascondo il mio sapere, non voglio essere né usato né spremuto, voglio essere solo lo strumento di Dio. Faccio i miei esperimenti di nascosto e le mie scoperte le rivelo a pochi, solo a chi ritengo fidato, maturo, capace e responsabile. Voglio solo  poter lavorare al servizio degli altri e del mio Dio misericordioso, materno e salvifico e non di quel dio guerrafondaio che sta sulla bocca di tutti.

Gli anni passano e io divento ancora più vecchio, ma ancora sono stimato e onorato. Sono circondato dai miei figli e dai miei nipoti, sono un uomo amato. Adesso anche mio figlio è diventato un rabbino come me, e ha 9 figli e tutti studiano. Nella nostra famiglia la cultura è al primo posto. La cultura la puoi vendere ma la conoscenza ti può salvare, e questo vale sia per le femmine che per i maschi. Per questo ho dato loro la conoscenza senza distinzione di sesso, specialmente alle femmine che sono più deboli e più esposte in quest’epoca fatta di violenza, crudeltà e miseria. Loro la coltivano in segreto, e questo le rende ancora più grandi e io ne sono orgoglioso. Le mie figlie, le mie nipoti! In loro è racchiusa la conoscenza e la grandezza di Dio, la scienza divina che le mette in salvo. In loro è racchiuso il segreto della vita. Un segreto così sacro rispetto al quale nemmeno io mi ritengo all’altezza e che certe volte mi sembra di profanare.

C’è un clima di violenze, esecuzioni e roghi; i crociati che vengono arrestati dal re di Francia, vengono trucidati. Vedo gli aguzzini con la bava alla bocca, avidi come segugi pronti a violentare e uccidere e nessuno ci può fare niente. E’ un’epoca di orrore e terrore, chi può si salva, chi non ci riesce muore. Siamo tutti nelle mani di Dio. In questo orrore mi ritiro, inerme e frustrato. Nessuno può sentire perché sono sordi e ciechi. La loro fame è più forte del loro spirito. Fame di soldi e di potere. Non ho più nessuna cura per loro, nessuna preghiera da far loro indossare. E così mi ritiro nell’ombra aspettando che questo delirio passi, per riprendere il mio lavoro e consolare i miserabili. Aspetto il mio momento sapendo che ci sarà tanto da fare.  Per ora non c’è altro da fare che attendere e pregare.

L’ultimo giorno della mia vita sono nel mio letto circondato dai miei figli, dal loro amore. So che devo morire. Per l’occasione indosso una preghiera. Una preghiera scritta da me che mi aprirà il passaggio nel regno dei cieli.

Muoio in pace. Nessuno piange, sono tutti preparati, e questo mi aiuta ad andarmene beatamente e serenamente.

P.s. : il risveglio della gente è importante. Solo il risveglio delle coscienze ci può salvare dalla schiavitù e dalla miseria che fa di noi donne e uomini cattivi ma anche miserabili di spirito non solo di denaro. L’avidità è una schiavitù che ti fa sentire povero. L’avidità di cibo e di denaro e soprattutto d’amore. Accaparri e possiedi tutto, ma alla fine muori povero, anche se porti un nome potentissimo e altisonante.

Regressione di Manuela Mariani
Eseguita da Dr.Kateřina Krátká

L’Arte della Cosmetica

(La Venere nascente di Alexandre Cabanel 1863)

Stimarsi è importante, significa piacersi ed essere soddisfatti di se stessi, vuol dire volersi bene, godere appieno della propria esistenza. Vivere in ambienti sani, circondarsi di bella gente e soprattutto avere cure della propria persona. Infatti, a chiunque sarà capitato di fare esperienza di quelle giornate no in cui tutto ci appare spento e ci lasciamo andare al malumore vedendo tutto negativo. Quando succede, magari, si tende alla trascuratezza, non si bada all’abbigliamento scegliendo per noi colori scuri che sottolineano la nostra indisposizione. Questo atteggiamento non ci aiuta affatto anzi, ci fa sentire ancora di più inadeguati mentre, basta un po’ di attenzione verso noi stessi per alleggerirci dall’umore nero, per esempio un bel taglio di capelli e un filo di rossetto può farci sembrare già tutto più luminoso.

Fin dalla notte dei tempi l’uomo si è adoperato a contornarsi di orpelli per adornare il suo aspetto e dipingersi parti del corpo per impreziosire la sua immagine lanciando mode e usanze che ancora adesso mettiamo in pratica, inventando così la cosmetica.

Da Kosmos a cosmesi
L’antica comune radice è la parola greca “kòsmos”, che ha come suo primo significato quello di “ordine” cioè, ordine per eccellenza, quello delle cose create da Dio, rappresentato appunto dall’universo o, in lingua greca, dal cosmo. L’ordine poteva poi rappresentare altri moltissimi riferimenti, per esempio i Greci chiamarono “kòsmoi”, in italiano “cosmi”, certi virtuosi magistrati, che avevano la funzione precisa di mettere ordine nella pubblica amministrazione. Né poteva essere dimenticato l’ordine domestico, e l’ordine della stessa persona fisica. Nell’antica Grecia si chiamava “cosmeta” lo schiavo addetto alla cura del guardaroba, e si sa che un guardarobiere se non è ordinato è fallito in partenza. La cosmeta donna era poi, quella che oggi si direbbe “cameriera di camera”, cioè l’addetta alle cure igieniche della signora, dal bagno agli unguenti, ai massaggi e simili: tutte cose che nell’antica Grecia occupavano giornate. Restando all’ordine strettamente personale, a quello cioè del proprio corpo, vediamo che dal primitivo “kòsmos” nacque il verbo “kosmèo”, “ordinare mettere ordine”, e poi estensivamente “adornare, abbellire” e di qui ecco la parola “kòsmesis”, in italiano “cosmèsi”, che è propriamente “l’azione di ordinare, ornare, abbellire”, in una parola sola, “abbellimento”, “ornamento”, fino ad arrivare alla  “kosmetikè tèchne”, cioè “l’arte cosmetica”, l’arte di abbellire, poi sostantivata in “cosmètica”. Che cosa è dunque propriamente questa cosmetica? L’arte di mettere ordine al disordine, alle imperfezioni del corpo umano nel campo dell’estetica e dell’igiene. E che cosa sono i cosmetici? Sono quei preparati che hanno lo scopo di riordinare, di correggere, di abbellire… insomma di fare belle e la cura estetica di sé era per le antiche sacerdotesse l’arte magica di consacrare il corpo per portare la mente lontano dalle preoccupazioni quotidiane verso un mondo di bellezza e creatività.

Come già detto, l’arte per la cura del proprio corpo, è antica quanto l’essere umano e una prova è la Venere di Laussel, un bassorilievo situato sopra l’entrata di un tempio-grotta sacro ritrovato a Dordogna, nel sud della Francia.

Guardando questa statuetta, si può pensare come già da allora, le donne siano state costantemente consapevoli della loro bellezza esteriore ed interiore, e come da sempre abbiano ritenuto necessario prendersi cura di se stesse senza oltraggiare la propria natura, semplicemente imparando a valorizzarsi e a credere in se stesse.

La Venere di Laussel, risalente a più di 20,000 anni fa, è una delle prime raffigurazioni femminili, forse adorata come dea della fertilità, porta una sottilissima cintura incisa intorno alla vita, e ancora oggi di una donna in gravidanza non diciamo incinta, dal latino incingere?

Inoltre la donna raffigurata è modellata con forme tonde, seni esuberanti e grosse natiche, non è certo una “normale rappresentazione della perfezione”, come oggi è rappresentata la bellezza femminile, ma è meravigliosa nella sua unicità: Unica come ogni Donna.

La prima rappresentante di questa arte è stata la divina Afrodite.

Dea greca dell’Amore, della bellezza e dell’arte, Afrodite corrisponde alla Venere dei Romani, ed è considerata da tutti, divini e mortali, la più bella tra le Dee, la più irresistibile ed attraente, vero simbolo dell’Amore, di cui non solo si fa portatrice, ma che incarna e rappresenta.

Per Omero, Afrodite è figlia di Zeus e di Dione, mentre Esiodo ci racconta un mito più antico, secondo cui Afrodite nasce dal membro di Urano, lanciato nel mare da suo figlio Crono dopo averlo evirato. Da quel membro si forma una bianca spuma (Aphor = schiuma) da cui ha origine la fanciulla divina. Così Euripide la descrive:

“Era immaginata bella e fiorente, tutta riso il sembiante, tutta oro l’abbigliamento; spirava dalla sua persona soave odore d’ambrosia, e allorchè ella si toglieva e dispiegava il cinto della sua bellezza, ogni cosa piegavasi all’incanto che emanava dal suo corpo.”

Gironzolando poi in campo astrologico, quando c’è il passaggio di Venere c’è crescita di nuove idee, nuove forme, nuovi stili. La relazione, la sensualità, l’interesse per la bellezza e per il comfort, per l’eleganza, la cura per il corpo e per le emozioni, sarebbero questi i benefici e, al tempo stesso i problemi, di questo tipo di dominanza.

Publio Ovidio Nasone (43 a.C.), scrisse un libriccino dedicato alle donne su come migliorare il loro aspetto dal titolo “L’arte del trucco”. In esso si legge:

Ragazze, imparate l’arte di migliorare l’aspetto, il modo di proteggere la bellezza del viso. La coltivazione costrinse il suolo sterile a porgere i doni di Cerere e fece sparire i roveti spinosi, la coltivazione migliora il succo dei pomi agri, l’albero acquista con l’innesto ricchezze adottive. Ci piacciono le cose ben curate: gli altissimi soffitti si ricoprono d’oro, la terra nera è nascosta da un pavimento di marmo. Volete che vesti d’oro coprano i vostri corpi, volete pettinature sempre diverse ai capelli profumati e la mano vistosa di gioielli. Mettete al collo pietre venute dall’Oriente e altre due ben pesanti da portare alle orecchie.
Per chiunque di loro il piacere a se stessa è una soddisfazione, le vergini hanno a cuore la propria bellezza. L’uccello sacro a Giunone spiega in ruota le penne ammirate dall’uomo e insuperbisce tutto della muta bellezza.

Come afferma il principe Miškin nell’Idiota di Dostoevskij : “La bellezza salverà il mondo”.

Autrice: Manuela Mariani

Il narciso il fiore dell’egoismo

E Tiresia, divenuto famosissimo per le città dell’Aonia, dava ineccepibili responsi alla gente che lo consultava.
La prima a saggiare la veridicità delle sue parole fu l’azzurrina Liriope, che un giorno il Cefiso aveva intrappolato nelle curve della propria corrente, imprigionandola tra le onde e violentato. La bellissima ninfa, rimasta incinta, aveva partorito un bambino che già appena nato meritava di essere amato, e lo aveva chiamato Narciso. Interrogato se Narciso sarebbe giunto a vedere una lunga, tarda vecchiaia, l’indovino aveva risposto: “Se non conoscerà se stesso”.[1]

E fu così che si avverarono le parole dell’indovino Tiresia e colui che mai avrebbe dovuto conoscere se stesso, fu dalla sua immagine distrutto.
Sto parlando di Narciso dagli occhi del cielo, un ragazzo bello ma senza cuore, superbo e ostinato che nessun giovane e nessuna fanciulla mai lo toccò.
Se ne innamorò perdutamente la ninfa Eco, muta a qualsiasi lingua se non a quella pronunciata da altri, punita dalla potente Giunone per essere stata complice di Giove e avere coperto i suoi tradimenti.
Tante volte Giunone avrebbe potuto sorprendere il suo divino marito a far l’amore sui monti con le ninfe se quella Eco, astutamente, non l’avesse trattenuta con lunghi discorsi per dar tempo alle ninfe di fuggire.
Quando la figlia di Saturno se ne accorse, le disse: “Di questa lingua che mi ha ingannato potrai disporne poco: farai della voce un uso ridottissimo”.  E alle minacce fece seguire i fatti: solo quando uno finisce di parlare, Eco duplica i suoni ripetendo le parole che ha udito.[2]
E non essendo ancora soddisfatta, Giunone aggiunse sventura alla sventura perché Eco, non fu mai ricambiata del suo amore folle per Narciso.
Sulla sua insensibilità e vanità si racconta che un giorno Narciso regalò una spada ad Aminio, un suo acceso spasimante, perché si suicidasse e Aminio, tanto era grande il suo amore per lui, si trafisse il cuore sulla soglia della sua casa.
La storia di Eco colpì e fece rattristire la dea Nemesi, la dea dei delitti impuniti e irrisolti, la quale decise di punire Narciso, e così un giorno anche per lui arrivò il momento di provare la passione. Seduto ai bordi di una fonte vide la sua immagine riflessa nell’acqua cristallina e, attonito fissò se stesso e senza riuscire a staccare lo sguardo rimase immobile come una statua scolpita in marmo di Paro.
Racconta Ovidio: “Contempla gli occhi che sembrano stelle, contempla le chiome degne di Bacco e di Apollo, e le guance levigate, le labbra scarlatte, il collo d’avorio, il candore del volto soffuso di rossore… Oh quanti inutili baci diede alla fonte ingannatrice!…”[3]Languì a lungo d’amore non toccando più cibo né bevanda. A poco a poco la passione lo consumò, e un giorno vicino alla fonte … reclinò sull’erba la testa sfinita, e la morte chiuse i suoi occhi che furono folli d’amore per sé. … Piansero le Driadi, ed Eco rispose alle grida dolenti. Già avevano preparato il rogo, le fiaccole, la bara, ma il suo corpo non c’era più: trovarono dove prima giaceva, un fiore dal cuore di croco recinto di candide foglie.[4]
Quando le Naiadi e le Driadi, ninfe dei fiumi e delle foreste, andarono a prendere il suo corpo per collocarlo sulla pira funebre si narra che al suo posto fu trovato uno splendido fiore bianco che da lui prese il nome di Narciso.

Il racconto di Ovidio lega il fiore del narciso alla bellezza e, soprattutto, all’amore di sé. L’amore che non lascia sentimenti per gli altri se non per se stessi e che nutre e ammira solo il proprio io, ma che è destinato a morire. Da qui il termine, appunto, di “narcisista”. Narciso rappresenta dunque colui che sa amare solo se stesso disinteressandosi del resto del mondo, incapace di vedere e di aprirsi all’altro.
Guardare fuori se stesso mette il narcisista in discussione, obbligandolo a vedere le proprie fragilità e di dipendere dall’altro.
I narcisisti possiedono, perciò, un’idea molto alta di se stessi: si sentono perfetti e amano cibarsi di fantasie di fama, successo, denaro e riconoscimenti. Con estrema presunzione sentono di essere esperti in tutto e di saper fare bene tutto.
Vivono le critiche degli altri come frutto di invidie e gelosie, amano circondarsi, naturalmente, da chi non fa altro che confermare la loro valenza e, se questo non succede, si sentono offesi e frustrati.

Nel linguaggio dei fiori e delle piante il narciso ha significati sia positivi sia negativi: nel significato positivo rappresenta l’autostima, e rappresenta le persone forti e sicure di se. Di contro, nel significato negativo, rappresenta la vanità e l’incapacità d’amare, e tale concetto lo si deve proprio all’antica leggenda di Narciso.

[1] Metamorfosi, Publio Ovidio Nasone – Ed. Einaudi Torino 1979
[2] Metamorfosi, Publio Ovidio Nasone – Ed. Einaudi Torino 1979
[3] Metamorfosi, Publio Ovidio Nasone – Ed. Einaudi Torino 1979
[4] Metamorfosi, Publio Ovidio Nasone – Ed. Einaudi Torino 1979

Autrice: Manuela Mariani

La Maledizione di Cassandra (L’incomunicabilità)

Quanto si sentiva bella e affascinante Cassandra nel far innamorare Apollo, il regale Apollo, il dio che con la mente tutto illumina sulla terra e che nel Sole ha il suo occhio che tutto vede!

Il dio che perde il senno per una donna, questa era davvero lusingante! Ed allora perché non approfittarne per ricevere da colui che tutto vede, la vista di ciò che verrà? Se il dio la voleva a tal punto, perché non approfittarne per ricevere il dono della preveggenza e divenire tra i mortali tanto potente da non avere pari? E poi? Che fare di un dio che si era così tanto umiliato, che era sceso a compromessi con la sua regalità per soddisfare un desiderio di voluttuosa brama? Non era forse vero che le uniche vestigia dell’amore che una donna poteva ricevere da un dio erano pregne di vergognose sciagure? Lo avrebbe svergognato di fronte a tutto l’Olimpo e se ne sarebbe andata con il suo dono estorto attraverso una promessa d’amore.
Povera Cassandra, ignara di quanta sciagura si sarebbe attirata addosso!

Figlia di Priamo, re di Troia e della sua sposa Ecuba, Omero la chiama “la più bella tra le figlie di Priamo e di Ecuba”.

Secondo una versione mitologica, Cassandra un giorno si addormentò nel tempio di Apollo. Nel vederla il dio si invaghì di lei e subito la investì con la sua bramosa irruenza, assediandola con frenesia, forzandola ad accettarlo e pur di averla le promise di istruirla nell’arte della profezia. Cassandra, confusa, cominciò a concedersi, e lui, preso da un’euforica fretta le fece subito dono della profezia. A questo punto Cassandra cambiò idea negandosi al dio e decidendo di rimanere vergine, e il dio del Sole, colmo di ira e di sdegno la maledisse sputandole in bocca.

Poiché una promessa era uguale ad un giuramento Apollo, non potendola ritirare punì la sua superbia trasformando quanto le aveva concesso in una maledizione, e cioè a non essere creduta, e lei, che in questa preveggenza aveva sognato potere e rispetto si ritrovò reietta dagli uomini, come chi appunto porta un fardello non adatto a spalle umane, fardello perciò misterioso e minaccioso, ricolmo di malaugurate sciagure e di strazianti catastrofi.

Tanto è dannoso al genere umano il voler acuire la vista oltre il limite che gli è stato imposto dalla sorte.

L’incomunicabilità nei sogni:

Flavio scrive:

La scorsa notte ho sognato di non poter parlare perchè avevo paura di qualcosa che nel sogno non riuscivo a identificare; avevo la sensazione che una tragedia si stava abbattendo improvvisamente. Ero paralizzato e non usciva nessuna parola dalla mia bocca, così non potevo farmi capire, comprendere. Era qualcosa di pauroso che avvertivo soltanto io, perché le persone intorno a me sembravano serene e non percepivano nessun pericolo. Non ero in grado nemmeno di urlare, gridare, farmi sentire dagli altri. Che significato può avere questo sogno?

Risposta:

Alcune persone durante certi sogni, sentono un senso di paralisi davvero inquietante al punto di svegliarsi improvvisamente con un senso di terrore. Come se ci si trovasse in un mondo parallelo in cui chi sogna può vedere e sentire gli altri ma gli altri non si accorgono dell’altro; è una percezione allarmante perché si vive una sensazione di morte. Questi sogni indicano che il sognatore ha una enorme difficoltà a farsi capire e comprendere in primis dalla famiglia e poi dal mondo esterno. E’ ciò che in questo momento della tua vita ti sta succedendo?

Autrice: Manuela Mariani

Lo Sciamanesimo

Lo Sciamanesimo è la più arcaica pratica di guarigione spirituale che si può datare a più di 100 mila anni fa. E’ un sistema che utilizza stati alterati di coscienza per contattare spiriti ed entità. L’essenza dello Sciamanesimo è la visione animistica della natura, dove tutto è riconosciuto come vito, manifestazione del divino, e poiché tutti gli aspetti del cosmo sono percepiti interconnessi (l’universo è una rete di energia, vibrazione e forme), lo sciamano è riconosciuto come intermediario tra i vari piani dell’esistenza, capace di percepire ed interagire con il mondo degli spiriti, di viaggiare tra essi, consapevole della fragilità umana, delle forze energetiche che possono turbare gli equilibri.
Caratteristica di ogni cultura sciamanica è la visione “spirituale” del disagio, dove la manifestazione fisica, esterna, è solo la rappresentazione di un disagio interno, di una “frattura” interiore. Per lo sciamano, l’aspetto “spirituale” del disequilibrio è di fondamentale importanza, egli va alla ricerca, durante il “viaggio”, di un’anima persa o rapita, con riti appropriati la restituisce, cioè restituisce al soggetto l’energia vitale.
E’ la prima disciplina spirituale che conduce all’immediata conoscenza del “sacro”, è la radice dalla quale si sono sviluppate le altre discipline spirituali. Lo sciamanesimo quindi come pratica attuale, grazie alla saggezza psicologica, sociale ed ecologica che le permette di sopravvivere nella cultura tecnologica attuale.
Lo sciamanesimo parla, attraverso rituali, alla nostra essenza spirituale, per insegnarci ad ascoltare la voce interiore, per indicarci la strada della nostra realizzazione; Non un fenomeno legato a società tribali ma, una comune tradizione che è stata distrutta e che dobbiamo ripristinare, un ritorno alla nostra vera natura, un riconnetterci con il potere delle piante, degli animali, dell’universo, un percorso spirituale di evoluzione, un “viaggio” fra la realtà ordinaria e quella non ordinaria, è il ritorno ad una visione mitologica del mondo, che mostra l’incongruità dell’apparenza.

“il tuono non è più la  voce di un dio furente
ne’ il fulmine l’arma della sua vendetta.
Nessun fiume contiene uno spirito
ne’ albero è il principio vitale di un uomo,
i serpente non sono personificazione di saggezza
ne’ alcuna grotta di montagna è dimora di grande demoni.
Nessuna voce parla più all’uomo oggi,
venendo da pietre, piante o animale,
ne’ l’uomo si rivolge ad essi 
convinto che lo possono udire”
C.G. JUNG

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L’Ombra nello Sciamanesimo e Mahkala Iniziazione