L’albero Faustino

C’era una volta un albero secolare bello, grande, con tantissimi rami pieni di foglie. Era nato in un bosco e aveva sempre vissuto lì in compagnia del resto della vegetazione  che era cresciuta con lui; insomma, conosceva vita, morte e  miracoli di quel posto.
I bambini, quando capitavano con le mamme per giocare, lo notavano subito e, per prima cosa lo abbracciavano e poi lo facevano diventare la tana dell’acchiapparella o il nascondino. Lui era tanto felice perché si sentiva amato e coccolato.
Ma un bel giorno accadde che il povero albero sentiva che la linfa vitale stava piano piano venendo meno: si stava invecchiando, però non era dispiaciuto per se stesso, ma per i bimbi che venivano e, forse un giorno, lo avarebbero trovato spoglio e rinsecchito.
Allora ebbe un’idea: “E se dico alle fogle più alte di gettare i semi perché mi riproduca quando non ci sarò più?”
L’albero che chiamerò Faustino, era molto sentimentale: pensate che piangeva sempre all’idea di non vedere più i bambini, il suo cuore soffriva e stava sempre con “le sue foglie” in un mondo suo, pieno di immaginazione e creatività.
A quella richiesta, la fogliolina più arguta e intelligente, però gli disse: “Ma che cosa vai dicendo, mio vecchio! Tu camperai altri cent’anni: ti sei fissato che devi morire come quella volta che ti piaceva tanto una quercetta tanto carina e te la sei lasciata scappare perché eri convinto che avesse un altro. Smettila di stare troppo per l’aria, quaggiù ci siamo noi. Pensa piuttosto alle tue radici e vedrai che vivrai molto meglio!”.
Faustino ascoltò per l’ennesima volta la ramanzina di Frondina di cui, peraltro, si fidava moltissimo perché spesso, lo aveva ripreso e lo aveva riportato alla realtà.
Come era strampalato Faustino! Però, allo stesso tempo, com’era affascinante, immerso sempre nei suoi sogni!
Frondina era la sua figlia maggiore, ordinata, precisa, razionale, completamente diversa da lui, ma che, nonostante tutto, amava alla follia e che stimava sperando, un giorno, di avvicinarsi a lei. E fu proprio Frondina che lo salvò dalla depressione a cui stava andando incontro: le sue parole erano servite per rinvigorirlo; cominciò a curarsi di più, ad accogliere i bambini a “tronco aperto”, senza però mai rinunciare a quei sogni a cui era tanto affezionato.
Aveva imparato, però (ci vollero anni!) ad amare le sue radici così come amava tutto il resto del suo essere, rami e foglie comprese!


autrice: Isabella Lacasella

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