Il Noce – La pianta della trasformazione

Dice la leggenda che la Dea Greca Ecate (dea lunare e malefica), insieme ad altre divinità femminili sue colleghe, si riunissero sotto a un albero di noce per fortificare i loro malefici. Il noce, per la sua superba bellezza e per la sua maestosità e purtroppo, anche per la sua cattiva fama che è stata tramandata a suo discapito, nel medioevo è stato associato alle streghe e ai loro raduni malefici.  Famosissimo da noi è il noce di Benevento (ormai passato alla leggenda) che, sembra, si trovasse tra la strada che da Benevento porta a Pietrelcina e che, durante la notte di San Giovanni, le streghe per celebrare i loro sabba, vi si radunassero sotto. Questi riti pagani, si tramandarono, nell’immaginario collettivo, come superstizione popolare tanto che, era uso nelle aree mediterranee di appendere in casa dei rami per proteggersi dai malefici e dal malocchio; si sconsigliava vivamente a chiunque di riposare o addirittura addormentarsi sotto un noce per non risvegliarsi con il mal di testa se non addirittura con la febbre alta, evitando poi di piantarlo troppo vicino ai ricoveri di bestiame per scongiurarne il deperimento.
Il noce è il rimedio della trasformazione, del rinnovamento, per questo motivo, nella mitologia giudaica al noce è associato il numero nove, che è il numero della completezza e del declino e nel contempo del passaggio ad un nuovo livello numerico. Nove sono i mesi della gravidanza che precedono una nascita. Simbolicamente, la noce è portatrice di tesori o di altri oggetti di valore quindi, considerata un portafortuna.
Come pianta dedicata ad una grande Madre lunare (Artemide/Ecate), ha sempre avuto una duplice valenza, di vita e di morte, luminosa e cupa e, il suo frutto, la noce, è anche simbolo di Rigenerazione. La noce venne consacrata a Giove per il suo nome botanico Juglans regia derivante dalla contrazione del termine Iovis glans, ghianda di Giove. Si hanno testimonianze del suo utilizzo in “medicina”, come uno dei costituenti del famoso veleno di Mitridate VI, il Grande re di Ponto che, temendo una cospirazione contro di lui, ordinò al suo medico di corte Crautea di preparargli degli antidoti capaci di renderlo immune da qualsiasi veleno, tanto che quando fu sconfitto da Pompeo Magno, non potendo togliersi la vita con il veleno chiese di essere pugnalato.
Fu Giovan Battista Della Porta (1535-1615) a dedicare ampio spazio alle virtù terapeutiche della noce asserendo che il frutto aveva straordinari poteri contro il mal di testa in virtù della somiglianza delle pieghe sinuose del gheriglio con le involuzioni del cervello. Infatti, il gheriglio della noce è molto simile, come forma, al cervello e il guscio ci ricorda la scatola cranica. Come già detto, nell’antichità si riteneva che addormentarsi sotto un noce provocasse terribili mal di testa a causa delle sue esalazioni e un impasto di gherigli e vino veniva utilizzato per combattere questo male.
Il noce è di buon auspicio per tutte le relazioni che hanno a che fare con il fidanzamento e il matrimonio, all’abbandono quindi della casa paterna e alla fanciullezza per andare incontro a una nuova vita.
Edward Bach, medico inglese padre fondatore della floriterapia, assegnò al noce (Walnut) il compito di essere il rimedio contro le influenze negative esterne, definendolo lo “spell breaker”, lo spezza-incantesimi e tuttora viene prescritto per coloro che  vogliono troncare con il passato, cambiare le proprie convinzioni, spezzare i vecchi legami per andare verso nuove esperienze.
Ecco una ricetta “magica” per addolcire il palato all’istante:

Insalata di pere e noci:
Mettete in un’insalatiera delle pere tagliate a pezzi e aggiungete altri pezzi di pecorino romano. Mischiateci un’abbondante quantità di noci triturate e poi ricoprite il tutto con una bella colata di miele.
Hummm, che bontà!

Autrice: Manuela Mariani

3 pensieri su “Il Noce – La pianta della trasformazione

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