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	<title>Storia e magia delle piante e dei fiori &#8211; RICERCHE NATUROPATICHE</title>
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	<description>L’Istituto di Ricerche Naturopatiche è un’Associazione che ha lo scopo di promuovere la conoscenza e la diffusione di ogni tipo di tecnica e disciplina naturale d’Oriente e d’Occidente</description>
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	<title>Storia e magia delle piante e dei fiori &#8211; RICERCHE NATUROPATICHE</title>
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		<title>LA LEGGENDA DELL’AGLIO LO SCACCIA VAMPIRI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Manuela Mariani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Oct 2019 12:19:02 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="300" height="279" src="https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2019/10/halloween1-e1570450679966.jpg" alt="" class="wp-image-6949"/></figure></div>



<p>Tantissimi anni fa, quando gli Dei comandavano sulla terra, viveva alle falde del monte Olimpo un pastore di nome Allio.<br>Allio era un ragazzo bello, simpatico e molto socievole ma, con un difetto: aveva la lingua lunga&#8230;<br>Poiché la sua parlantina era divertente, erano tante le persone che si fermavano a scambiare quattro chiacchiere con lui, Dei compresi. Ambizioso e anche un po’ spregiudicato certe volte si lasciava andare al pettegolezzo, così&#8230; tanto per vivacizzare gli animi della gente e mettere zizzania, specialmente se questi erano personaggi importanti come gli Dei:<br><em>&#8220;Sai, ieri ho incontrato Pallade Atena, (diceva ad Afrodite) e mi ha confidato che l&#8217;altra sera indossavi la tua cintura per nascondere quei tre chiletti che ultimamente hai messo su&#8230;&#8221;</em><br> E all’altra invece riferiva: <em>&#8220;Sai che cosa va dicendo Afrodite di te? Che metti sempre l&#8217;elmo per nascondere un’alopecia che non riesci a curare…&#8221;</em><br>Ares poi, con quel carattere da guerrafondaio che aveva, permaloso e nevrotico com’era si prestava proprio bene ai suoi scopi perciò, non esitava a calunniare Ermes riferendo che gli aveva “sentito dire” che una di queste notti gli avrebbe fatto una “visitina” per portargli via altre pecore…<br>Hera poi, gelosa com’era di Zeus… si offriva proprio ad essere pane per i suoi denti.<br>Perciò gli Dei ogni volta litigavano ferocemente tra loro, e si sa che quando i potenti sono nervosi ad andarci di mezzo sono sempre i semplici umani, prestando il fianco a Efesto che con la scusa, collaudava direttamente su di loro i fulmini forgiati nella sua fucina.<br>Apollo si scatenava a guidare come un pazzo incosciente il carro del Sole provocando temperature altissime sulla terra; Poseidone non controllava più i maremoti; Eolo soffiava bufere a più non posso e Eros nel tiro all’arco non ne azzeccava più una.</p>



<p>Gli umani, esasperati, un giorno indissero una grande manifestazione e con cartelloni sovversivi innalzati scesero in piazza a contestare la condizione in cui erano costretti a vivere:<br><em>&#8220;Siamo stufi di subire! Allio alla forca! Ora basta! Zeus pensaci tu!&#8221;</em><br>Si riunì un tribunale solenne, composto dal un vertice divino e da un sindacato di umani. E anche se i primi non risultarono totalmente innocenti, perché in fondo erano stati proprio loro che avevano istigato il pastore a riportare le malignità dette, fu alla fine, Allio ad andarci per le piste.<br>Difatti Zeus, con voce tonante emise la terribile sentenza:<br><em>&#8220;Tu che ci tenevi tanto a metterti in mostra, sarai costretto invece, a vivere lontano dagli occhi di tutti. E chi vorrà avere a che fare con te, lo dovrà fare di nascosto e solo sotto la propria responsabilità.&#8221;</em><br>Così Allio fu tramutato in aglio, bulbo che vive nascosto sottoterra; e chi lo mangia non può certo nasconderlo a nessuno, perché l’alito forte che emana è cattivo come le parole che uscivano ad Allio dalla bocca quando si divertiva a spettegolare.</p>



<p>Presso la Valle del Nilo invece, l’aglio era associato al dio Sokar, dalle sembianze di uomo mummificato con la testa di falco ad ali spiegate.<br>Protettore della necropoli di Menfi e marito di Sokaret “la Signora della Vita”, fu identificato con Ptah (il demiurgo, colui che pone in essere la volontà creatrice divina) ed anche con Osiride. Il suo appellativo era infatti quello di &#8220;Rastau” ovvero il guardiano dell’imboccatura del regno sotterraneo di Osiride.<br>In effetti già in antichità erano attribuite ai piccoli bulbi bianchi delle doti terapeutiche (gli antichi Egizi ne mangiavano uno spicchio al giorno), un fatto confermato di recente anche dagli studi medici e scientifici.<br>Presso i Greci e i Romani invece, all’aglio erano attribuite le qualità di guarigione di Ecate, la dea della Magia e del Mistero e a quelle di Marte, Dio della Forza, dell’Azione e della Giovinezza.</p>



<p>Aristotele ne celebra le virtù corroboranti, tali da garantire ai poveri la forza e l’energia necessarie al loro sostentamento. La Scuola Salernitana lo consiglia come antidoto per i veleni e, secondo alcuni “…caccia fuori dal corpo i vermi larghi, provoca l’urina, e giova ai morsi delle vipere”.<br>Nella Medicina Popolare Siciliana, veniva usato per combattere la paura e la febbre che ne fosse derivata. Se ne sottolinea le virtù antisclerotiche, fluidificanti del sangue, dissolventi dell’acido urico, diuretiche, antigottose, antiartritiche, antisettiche intestinali e toniche. Lo si considera il più potente ipotensore naturale e se ne ribadisce le virtù vasodilatatrici delle arterie, dei capillari e cardiotoniche specialmente in caso di affaticamento cardiaco, tachicardia, spasmi vascolari, disturbi circolatori, ipercoagubilità sanguigna.<br>Inoltre l&#8217;aglio è considerato “L’Erba degli Equinozi” e se ne raccomanda l’utilizzo all’inizio della Primavera e dell’Autunno per una durata di 21 giorni, con finalità depurative e di riequilibrio generale. </p>



<p>Etimologia: dal Celtico “Al” – caustico, caldo, bruciante<br>In Sanscrito: “Buthagna” – uccisore di mostri</p>



<p>E a proposito di mostri, perché mai l’aglio dovrebbe tenere i vampiri alla larga dal nostro collo? La risposta è nelle sue <strong>proprietà antiparassitarie naturali</strong> (reali e dimostrate come si è già letto) che – per chi ci crede – diventerebbero utili anche nella notte di Halloween.<br>Del resto quale rimedio migliore per tenere lontani questi “parassiti” che rubano la linfa (il sangue) agli uomini per sopravvivere? La soluzione secondo la tradizione è appunto l’aglio, antibatterico naturale e a buon mercato per tutti!<br>Nell’antichità si metteva l’aglio nelle case come protezione dal malocchio e per allontanare gli spiriti maligni.<br>Ed è testimoniato anche, il tradizionale ricorso all’aglio in caso di parassiti (veri) intestinali. Questi infatti potevano portare agli ammalati sonni burrascosi e ricchi di incubi. Il rimedio? Una <strong>collana d’aglio secco</strong> da appendere in prossimità del letto e così gli aromi dell’aglio (con doti antibatteriche e vermifughe) riuscivano ad allontanare ogni cattiva visita notturna.<br><strong>Provare per credere!!!</strong></p>



<p><strong>Sognare l’Aglio:</strong></p>



<p><strong>Marisa scrive:</strong><br>questa notte ho sognato che avevo addosso l’odore dell’aglio e tutti mi evitavano.<br><strong>Risposta:</strong><br>questo sogno evidenzia la paura di avere una cattiva reputazione. E’ così?</p>



<p><strong>Nunzio scrive:<br></strong>questa notte ho sognato di mangiare tanto aglio.<br><strong>Risposta:<br></strong>mangiare l’aglio può significare di avere la necessità di purificarsi. Controlla la tua alimentazione.</p>



<p>

Autrice: <a href="http://www.ricerchenaturopatiche.it/manuela-mariani/"><strong>Manuela Mariani</strong></a></p>
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		<title>Il narciso il fiore dell’egoismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Manuela Mariani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 May 2018 09:35:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia e magia delle piante e dei fiori]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2018/05/narciso.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-6192" src="https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2018/05/narciso-300x188.jpg" alt="" width="300" height="188" srcset="https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2018/05/narciso-300x188.jpg 300w, https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2018/05/narciso-480x300.jpg 480w, https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2018/05/narciso.jpg 745w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p><em>E Tiresia, divenuto famosissimo per le città dell’Aonia, dava ineccepibili responsi alla gente che lo consultava.<br />
</em><em>La prima a saggiare la veridicità delle sue parole fu l’azzurrina Liriope, che un giorno il Cefiso aveva intrappolato nelle curve della propria corrente, imprigionandola tra le onde e violentato. La bellissima ninfa, rimasta incinta, aveva partorito un bambino che già appena nato meritava di essere amato, e lo aveva chiamato Narciso. Interrogato se Narciso sarebbe giunto a vedere una lunga, tarda vecchiaia, l’indovino aveva risposto: “Se non conoscerà se stesso”.<a href="#_ftn1" name="_ftnref1"><strong>[1]</strong></a></em></p>
<p>E fu così che si avverarono le parole dell’indovino Tiresia e colui che mai avrebbe dovuto conoscere se stesso, fu dalla sua immagine distrutto.<br />
Sto parlando di Narciso dagli occhi del cielo, un ragazzo bello ma senza cuore, superbo e ostinato che nessun giovane e nessuna fanciulla mai lo toccò.<br />
Se ne innamorò perdutamente la ninfa Eco, muta a qualsiasi lingua se non a quella pronunciata da altri, punita dalla potente Giunone per essere stata complice di Giove e avere coperto i suoi tradimenti.<br />
Tante volte Giunone avrebbe potuto sorprendere il suo divino marito a far l’amore sui monti con le ninfe se quella Eco, astutamente, non l’avesse trattenuta con lunghi discorsi per dar tempo alle ninfe di fuggire.<br />
Quando la figlia di Saturno se ne accorse, le disse: <em>“Di questa lingua che mi ha ingannato potrai disporne poco: farai della voce un uso ridottissimo”.  E alle minacce fece seguire i fatti: solo quando uno finisce di parlare, Eco duplica i suoni ripetendo le parole che ha udito.<a href="#_ftn2" name="_ftnref2"><strong>[2]<br />
</strong></a></em>E non essendo ancora soddisfatta, Giunone aggiunse sventura alla sventura perché Eco, non fu mai ricambiata del suo amore folle per Narciso.<br />
Sulla sua insensibilità e vanità si racconta che un giorno Narciso regalò una spada ad Aminio, un suo acceso spasimante, perché si suicidasse e Aminio, tanto era grande il suo amore per lui, si trafisse il cuore sulla soglia della sua casa.<br />
La storia di Eco colpì e fece rattristire la dea Nemesi, la dea dei delitti impuniti e irrisolti, la quale decise di punire Narciso, e così un giorno anche per lui arrivò il momento di provare la passione. Seduto ai bordi di una fonte vide la sua immagine riflessa nell’acqua cristallina e, attonito fissò se stesso e senza riuscire a staccare lo sguardo rimase immobile come una statua scolpita in marmo di Paro.<br />
Racconta Ovidio: “<em>Contempla gli occhi che sembrano stelle, contempla le chiome degne di Bacco e di Apollo, e le guance levigate, le labbra scarlatte, il collo d&#8217;avorio, il candore del volto soffuso di rossore&#8230; Oh quanti inutili baci diede alla fonte ingannatrice!&#8230;”<a href="#_ftn3" name="_ftnref3"><strong>[3]</strong></a></em> “<em>Languì a lungo d&#8217;amore non toccando più cibo né bevanda. A poco a poco la passione lo consumò, e un giorno vicino alla fonte &#8230; reclinò sull&#8217;erba la testa sfinita, e la morte chiuse i suoi occhi che furono folli d&#8217;amore per sé. &#8230; Piansero le Driadi, ed Eco rispose alle grida dolenti. Già avevano preparato il rogo, le fiaccole, la bara, ma il suo corpo non c&#8217;era più: trovarono dove prima giaceva, un fiore dal cuore di croco recinto di candide foglie.</em>”<a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]<br />
</a>Quando le Naiadi e le Driadi, ninfe dei fiumi e delle foreste, andarono a prendere il suo corpo per collocarlo sulla pira funebre si narra che al suo posto fu trovato uno splendido fiore bianco che da lui prese il nome di Narciso.</p>
<p><strong>Il racconto di Ovidio</strong> lega il fiore del narciso alla bellezza e, soprattutto, all&#8217;amore di sé. L&#8217;amore che non lascia sentimenti per gli altri se non per se stessi e che nutre e ammira solo il proprio io, ma che è destinato a morire. Da qui il termine, appunto, di &#8220;narcisista&#8221;. Narciso rappresenta dunque colui che sa amare solo se stesso disinteressandosi del resto del mondo, incapace di vedere e di aprirsi all&#8217;altro.<br />
Guardare fuori se stesso mette il narcisista in discussione, obbligandolo a vedere le proprie fragilità e di dipendere dall&#8217;altro.<br />
I narcisisti possiedono, perciò, un&#8217;idea molto alta di se stessi: si sentono perfetti e amano cibarsi di fantasie di fama, successo, denaro e riconoscimenti. Con estrema presunzione sentono di essere esperti in tutto e di saper fare bene tutto.<br />
Vivono le critiche degli altri come frutto di invidie e gelosie, amano circondarsi, naturalmente, da chi non fa altro che confermare la loro valenza e, se questo non succede, si sentono offesi e frustrati.</p>
<p><strong>Nel linguaggio dei fiori e delle piante</strong> il narciso ha significati sia positivi sia negativi: nel significato positivo rappresenta l’<strong>autostima</strong>, e rappresenta le persone forti e sicure di se. Di contro, nel significato negativo, rappresenta la <strong>vanità</strong> e l’<strong>incapacità d’amare</strong>, e tale concetto lo si deve proprio all’antica leggenda di Narciso.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Metamorfosi, Publio Ovidio Nasone – Ed. Einaudi Torino 1979<br />
<a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Metamorfosi, Publio Ovidio Nasone – Ed. Einaudi Torino 1979<br />
<a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> Metamorfosi, Publio Ovidio Nasone – Ed. Einaudi Torino 1979<br />
<a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> Metamorfosi, Publio Ovidio Nasone – Ed. Einaudi Torino 1979</p>
<p>Autrice: <a title="manuela mariani" href="http://www.ricerchenaturopatiche.it/manuela-mariani/"><strong><u><span style="color: #0066cc;">Manuela Mariani</span></u></strong></a></p>
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		<title>Mirra e incenso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Manuela Mariani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Dec 2015 13:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia e magia delle piante e dei fiori]]></category>
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					<description><![CDATA[Narra la leggenda che la ninfa Mirra, giovane figlia del re Ciniria, sprezzasse a tal punto la dea dell’amore Afrodite da rifiutare senza riserve il suo stesso matrimonio. La vendetta di Afrodite non tardò ad arrivare e ben presto una &#8230; <a href="https://www.ricerchenaturopatiche.it/mirra-e-incenso-2/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2015/12/mirra-e-incenso.png" rel="attachment wp-att-4058"><img decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-4058" src="http://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2015/12/mirra-e-incenso-300x218.png" alt="mirra e incenso" width="300" height="218" /></a>Narra la leggenda</strong> che la ninfa Mirra, giovane figlia del re Ciniria, sprezzasse a tal punto la dea dell’amore Afrodite da rifiutare senza riserve il suo stesso matrimonio. La vendetta di Afrodite non tardò ad arrivare e ben presto una incontrollabile passione incestuosa si impadronì di Mirra che riuscì nottetempo a introdursi nella camera del padre e a giacere con lui più volte concependo un figlio. <span id="more-4056"></span><br />
Quando il re scoprì l’inganno cercò di uccidere la propria figlia, ma Mirra, fuggendo, implorò gli dei che la trasformassero in un albero. Dopo nove mesi la corteccia dell’albero si spaccò e ne uscì un bambino bellissimo a cui fu dato il nome di Adone.</p>
<p>Quanto all’aspetto medicamentoso, la mirra ha da secoli un vasto campo di applicazione; citata in tutte le opere di materia medica, costituì uno dei rimedi di elezione nella cura delle affezioni della pelle e dell’apparato respiratorio. Era inoltre usatissima nell’igiene della bocca o contro ogni tipo di infiammazioni della cute e delle mucose.<br />
L’incenso, dal latino incensum, che significa “ciò che è bruciato”, condivide con la mirra una storia religiosa comune. Il termine designa una pianta arbustiva resinosa aromatica orientale, che i Greci chiamavano libanos, sinomimo appunto di incenso, che significa “offerta o profumo”. L’incenso è anche noto per la sua proprietà medicamentosa e per il suo significato medico-religioso. La gomma o la corteccia di questo albero viene infatti bruciato durante le cerimonie di circoncisione allo scopo di ottenere fumi odorosi propiziatori, mentre la corteccia bollita in acqua o latte viene somministrata contro i disordini dello stomaco e per curare la bronchite o la polmonite.<br />
Queste droghe erano tenute in grande considerazione presso gli antiche popoli. Già gli Egizi ne erano dei forti consumatori, sia per le imbalsamazioni che per le fumigazioni che venivano offerti nei templi al dio sole. Gli Egizi, i Sumeri, gli Assiro-Babilonesi, i Siriani, poi i Greci e i Romani importavano incenso e mirra dall’Arabia. La richiesta era tale che dall’Egitto si organizzavano vere e proprie spedizioni militari nelle terre produttrice per impadronirsi delle preziose resine.<br />
Tra i doni portati dai Re Magi, quando si recarono a rendere omaggio a Gesù bambino, la mirra e l’incenso sono i più famosi. Nel vangelo di Matteo, come negli apocrifi e nelle leggende orientali sui Magi, si narre che i re portarono al Cristo tre doni: oro, incenso e mirra. Che cosa simboleggiano?<br />
Gli autori cristiani, da Oriente a Occidente, concordano nel vedere nell’oro il simbolo dell’essenza divina del Cristo come re dell’universo e nell’incenso quello di Dio o anche, più sottilmente, del Cristo-Sacerdote che con il suo sacrificio si pone come tramite fra il Padre e gli uomini.<br />
Sulla mirra invece gli autori occidentali divergono dagli orientali. Ispirandosi a un passo del vangelo di Giovanni, dove si narra che Gesù fu sepolto con mirra e aloe, i primi sostengono che la mirra prefigura la passione e la morte di Cristo. “La polvere della mirra preannuncia il sepolcro” scriveva Prudenzio. E Leone Magno: “Offrono l’incenso a Dio, la mirra all’uomo, l’oro al re, venerando consapevolmente l’unione della natura divina e umana perché Cristo, pur essendo nelle proprietà delle due nature, non era diverso nella potenza”.<br />
Nel racconto sui Magi, Marco Polo dice a questo proposito: “Raccontano quelli del luogo che tanto tempo fa, tre re della loro religione andarono a visitare un profeta nato da poco e portarono con loro tre offerte: oro, incenso e mirra, per poter riconoscere se quel profeta era Dio o re o sapiente. Pensavano: se prende oro è un re, se prende incenso è un dio, se prende mirra è un sapiente…<br />
Lo adorarono e gli offrirono oro, incenso e mirra, e il bambino prese tutte e tre le offerte.<br />
Queste preziose piante sostituirono, grazie a Dio, gli animali che gli antichi popoli utilizzavano per i sacrifici.</p>
<p style="text-align: justify;">Autrice: <a title="manuela mariani" href="http://www.ricerchenaturopatiche.it/manuela-mariani/"><strong><u><span style="color: #0066cc;">Manuela Mariani</span></u></strong></a></p>
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		<title>La lavanda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Manuela Mariani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Aug 2013 11:25:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia e magia delle piante e dei fiori]]></category>
		<category><![CDATA[Aura-Mazda]]></category>
		<category><![CDATA[la lavanda]]></category>
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					<description><![CDATA[Un&#8217;antica favola persiana racconta l&#8217;origine della pianta della lavanda: il re di Persia, per ragioni esclusivamente politiche e dinastiche, aveva promesso in sposa a un potente sultano la sua bellissima figlia. Il re, per completare la sua istruzione, in attesa &#8230; <a href="https://www.ricerchenaturopatiche.it/la-lavanda/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2013/08/lavanda-cespuglio.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-1608" src="http://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2013/08/lavanda-cespuglio-300x225.jpg" alt="lavanda-cespuglio" width="300" height="225" srcset="https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2013/08/lavanda-cespuglio-300x225.jpg 300w, https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2013/08/lavanda-cespuglio-400x300.jpg 400w, https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2013/08/lavanda-cespuglio.jpg 760w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><strong>Un&#8217;antica favola persiana</strong> racconta l&#8217;origine della pianta della lavanda: il re di Persia, per ragioni esclusivamente politiche e dinastiche, aveva promesso in sposa a un potente sultano la sua bellissima figlia. Il re, per completare la sua istruzione, in attesa del matrimonio, aveva affidato sua figlia, la principessa, ad un giovane e dottissimo tutore dagli occhi azzurri per impartirle lezioni di botanica e astrologia, due fondamentali pilastri dell&#8217;educazione di quel tempo.<br />
Ben presto gli splendidi occhi azzurri dell&#8217;insegnante catturarono il cuore della principessa e i due giovani si innamorarono perdutamente.<br />
Purtroppo però era un amore destinato dalla ragion di Stato all&#8217;infelicità. Ma Aura-Mazda, dio della Luce, ne ebbe compassione e una notte, mentre si avvolgevano in un abbraccio, li assurse fra le sue stelle in cielo. Al loro posto, rimase una piantina di lavanda, leggiadra e profumata come la principessa e dai fiori cerulei come gli occhi dell&#8217;istitutore.<br />
Gli antichi Romani usavano mettere i fiori di lavanda nei bagni pubblici e termali (il nome lavanda probabilmente deriva dal latino &#8220;lavare&#8221;), con lo scopo di profumare l&#8217;ambiente e disinfettarlo grazie alle proprietà antisettiche della pianta. Gli antichi Greci invece, la prescrivevano come terapia per problemi di gola, stitichezza e di respirazione. In Egitto si usava come componente di un unguento che si scioglieva lentamente con il calore del corpo e lo profumava. Allo stesso modo era mischiata  nell&#8217;olio delle lucerne per profumare i luoghi di culto.<br />
La lavanda, detta anche spighetta di San Giovanni, era dedicata nella mitologia greca, a Ecate, dea lunare alquanto misteriosa, protettrice delle maghe e degli indovini. Nella notte del solstizio estivo, le streghe che praticavano magia bianca, offrivano un mazzetto di fiori di lavanda come buon auspicio, i superstiziosi invece, mettevano le spighette sulle soglie delle porte e delle finestre per allontare le fattucchiere con cattive intenzioni.<br />
Tra le numerose credenze e leggende legate alla lavanda, una delle più antiche è legata alla dea Venere e ai riti magici dell’amore. Si credeva, infatti, che il suo profumo attirasse gli uomini e quindi potesse essere perfetta per gli incantesimi d’amore garantendo, oltre all&#8217;amore, anche felicità, protezione, purificazione e gioia. Da queste credenze nacque la tradizione popolare di assicurare felicità e prosperità alla futura sposa, mettendo delle spighe di lavanda all’interno del suo corredo.<br />
La spiga della lavanda, infatti, è considerata un amuleto contro le disgrazie e anche, un talismano della fecondità. Altro significato, totalmente opposto ma molto diffuso e accreditato, è quella di come la lavanda fosse usata in antichità contro i morsi di serpente. Era, dunque, considerata un antidoto ai veleni di serpenti tanto che, una credenza antica sosteneva che i serpenti facessero i loro nidi proprio all’interno dei cespugli di lavanda.<br />
Nell&#8217;aromaterapia l&#8217;olio essenziale di lavanda è considerato uno degli oli più versatili per il suo effetto sedativo e calmante; è ottimo per combattere lo stress, l&#8217;insonnia, la tachicardia, l&#8217;ipertensione. Solleva lo spirito, tonifica il sistema nervoso e attenua i conflitti emozionali, eccellente per la meditazione e per il riequilibrio dei Chakra aiutandoli a mantenere lo stato di energia dei centri superiori ed inferiori in sintonia tra loro.<br />
Le qualità antisettiche e antinfiammatorie del fiore della Lavanda sono molteplici tanto che nel Medioevo veniva sparsa sul pavimento delle case per difendersi dalle malattie infettive, soprattutto dalla peste. Oggi la lavanda è considerata un&#8217;importantissima pianta officinale, utilizzata per la produzione di profumi ma anche utilissima per l&#8217;aromaterapia ed altri usi officinali, grazie alla sua ricchezza di sostanze aromatiche ed essenziali.<br />
Secondo Suor Ildegarda la lavanda è ottima anche per la cura del fegato. In genere un fegato malato si fa notare attraverso un dolore sordo al fianco destro, sotto le costole. Per una diagnosi comunque, è meglio rivolgersi a un medico ma, per combattere il dolore in sé, Ildegarda ci offre il vino alla lavanda: &#8220;<i>Chi fa bollire la lavanda nel vino o, se non ha vino, in acqua e miele e lo beve tiepido, diminuisce il dolore nel fegato e nei polmoni e l&#8217;umidità nel petto, e questo gli procura  conoscenze pure ed un chiaro intelletto</i>&#8220;.<a title="" href="#_edn1">[i]</a></p>
<p><strong>Ecco la ricetta: </strong></p>
<p>Lavanda spiga &#8211;  20 gr.<br />
vino &#8211; 1000 ml.</p>
<p>Cuocere per 5 o 10 minuti nel vino la lavanda, fresca o essiccata.<br />
Filtrare e imbottigliare in recipienti sterilizzati.<br />
Bere 2 o 3 volte al giorno un bicchierino da liquore di questo vino intiepidito.</p>
<p>Autrice: <a title="manuela mariani" href="http://www.ricerchenaturopatiche.it/manuela-mariani/"><strong>Manuela Mariani</strong></a></p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<p>&nbsp;</p>
<div>
<div>
<p><a title="" href="#_ednref1">[i]</a> Le cure miracolose di Suor Ildegarda &#8211; Ed. Piemme &#8211; Casalemonferrato 1995</p>
</div>
</div>
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		<title>Il Noce – La pianta della trasformazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Manuela Mariani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jan 2013 14:32:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia e magia delle piante e dei fiori]]></category>
		<category><![CDATA[dottor Bach]]></category>
		<category><![CDATA[Ecate]]></category>
		<category><![CDATA[il noce]]></category>
		<category><![CDATA[la noce]]></category>
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					<description><![CDATA[Dice la leggenda che la Dea Greca Ecate (dea lunare e malefica), insieme ad altre divinità femminili sue colleghe, si riunissero sotto a un albero di noce per fortificare i loro malefici. Il noce, per la sua superba bellezza e &#8230; <a href="https://www.ricerchenaturopatiche.it/il-noce-la-pianta-della-trasformazione/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2013/01/le-noci.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-433 aligncenter" title="le-noci" src="http://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2013/01/le-noci-300x166.jpg" alt="" width="300" height="166" srcset="https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2013/01/le-noci-300x166.jpg 300w, https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2013/01/le-noci-500x276.jpg 500w, https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2013/01/le-noci.jpg 650w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></strong></p>
<p><strong>Dice la leggenda che la Dea Greca Ecate</strong> (dea lunare e malefica), insieme ad altre divinità femminili sue colleghe, si riunissero sotto a un albero di noce per fortificare i loro malefici. Il noce, per la sua superba bellezza e per la sua maestosità e purtroppo, anche per la sua cattiva fama che è stata tramandata a suo discapito, nel medioevo è stato associato alle streghe e ai loro raduni malefici.  Famosissimo da noi è il noce di Benevento (ormai passato alla leggenda) che, sembra, si trovasse tra la strada che da Benevento porta a Pietrelcina e che, durante la notte di San Giovanni, le streghe per celebrare i loro sabba, vi si radunassero sotto. Questi riti pagani, si tramandarono, nell&#8217;immaginario collettivo, come superstizione popolare tanto che, era uso nelle aree mediterranee di appendere in casa dei rami per proteggersi dai malefici e dal malocchio; si sconsigliava vivamente a chiunque di riposare o addirittura addormentarsi sotto un noce per non risvegliarsi con il mal di testa se non addirittura con la febbre alta, evitando poi di piantarlo troppo vicino ai ricoveri di bestiame per scongiurarne il deperimento.<br />
<span id="more-431"></span>Il noce è il rimedio della trasformazione, del rinnovamento, per questo motivo, nella mitologia giudaica al noce è associato il numero nove, che è il numero della completezza e del declino e nel contempo del passaggio ad un nuovo livello numerico. Nove sono i mesi della gravidanza che precedono una nascita. Simbolicamente, la noce è portatrice di tesori o di altri oggetti di valore quindi, considerata un portafortuna.<br />
Come pianta dedicata ad una grande Madre lunare (Artemide/Ecate), ha sempre avuto una duplice valenza, di vita e di morte, luminosa e cupa e, il suo frutto, la noce, è anche simbolo di Rigenerazione. La noce venne consacrata a Giove per il suo nome botanico <em>Juglans regia</em> derivante dalla contrazione del termine <em>Iovis glans, ghianda di Giove</em>. Si hanno testimonianze del suo utilizzo in “medicina”, come uno dei costituenti del famoso veleno di Mitridate VI, il Grande re di Ponto che, temendo una cospirazione contro di lui, ordinò al suo medico di corte Crautea di preparargli degli antidoti capaci di renderlo immune da qualsiasi veleno, tanto che quando fu sconfitto da Pompeo Magno, non potendo togliersi la vita con il veleno chiese di essere pugnalato.<br />
Fu Giovan Battista Della Porta (1535-1615) a dedicare ampio spazio alle virtù terapeutiche della noce asserendo che il frutto aveva straordinari poteri contro il mal di testa in virtù della somiglianza delle pieghe sinuose del gheriglio con le involuzioni del cervello. Infatti, il gheriglio della noce è molto simile, come forma, al cervello e il guscio ci ricorda la scatola cranica. Come già detto, nell&#8217;antichità si riteneva che addormentarsi sotto un noce provocasse terribili mal di testa a causa delle sue esalazioni e un impasto di gherigli e vino veniva utilizzato per combattere questo male.<br />
Il noce è di buon auspicio per tutte le relazioni che hanno a che fare con il fidanzamento e il matrimonio, all&#8217;abbandono quindi della casa paterna e alla fanciullezza per andare incontro a una nuova vita.<br />
Edward Bach, medico inglese padre fondatore della floriterapia, assegnò al noce (Walnut) il compito di essere il rimedio contro le influenze negative esterne, definendolo lo “spell breaker”, lo spezza-incantesimi e tuttora viene prescritto per coloro che  vogliono troncare con il passato, cambiare le proprie convinzioni, spezzare i vecchi legami per andare verso nuove esperienze.<br />
Ecco una ricetta &#8220;magica&#8221; per addolcire il palato all&#8217;istante:</p>
<p><strong>Insalata di pere e noci:</strong><br />
Mettete in un&#8217;insalatiera delle pere tagliate a pezzi e aggiungete altri pezzi di pecorino romano. Mischiateci un&#8217;abbondante quantità di noci triturate e poi ricoprite il tutto con una bella colata di miele.<br />
Hummm, che bontà!</p>
<p>Autrice:<a title="manuela mariani" href="http://www.ricerchenaturopatiche.it/manuela-mariani/"><strong> Manuela Mariani</strong></a></p>
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		<title>L’Angelica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Manuela Mariani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Dec 2012 22:43:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia e magia delle piante e dei fiori]]></category>
		<category><![CDATA[Angelica]]></category>
		<category><![CDATA[Arcangelo Raffaele]]></category>
		<category><![CDATA[Erba degli Angeli]]></category>
		<category><![CDATA[Erba dello Spirito Santo]]></category>
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		<category><![CDATA[ipotalamo]]></category>
		<category><![CDATA[Suor Ildegarda]]></category>
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					<description><![CDATA[L’angelica è una delle piante più preziose e la leggenda dice che sia stata donata agli uomini dall’Arcangelo Raffaele. Fino al Rinascimento infatti, il suo nome era ancora più nobile, poichè era, Arcangelica, e alludeva a una leggenda biblica e &#8230; <a href="https://www.ricerchenaturopatiche.it/langelica/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-222"></span></p>
<p><strong>L’angelica</strong><a href="http://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/arcangelica.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-313" title="arcangelica" src="http://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/arcangelica-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/arcangelica-300x225.jpg 300w, https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/arcangelica-400x300.jpg 400w, https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/arcangelica.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a> è una delle piante più preziose e la leggenda dice che sia stata donata agli uomini dall’Arcangelo Raffaele. Fino al Rinascimento infatti, il suo nome era ancora più nobile, poichè era, Arcangelica, e alludeva a una leggenda biblica e mitica secondo la quale l’Arcangelo Raffaele avrebbe rivelato le virtù benefiche e del tutto eccezionali di questa pianta all’umanità. Infatti, in ebraico, Raffaele significa &#8220;Dio che guarisce&#8221;.<!--more--><br />
Questo arcangelo è quindi considerato come l’angelo della guarigione e l’angelo custode dell’umanità. Se l’Angelica conobbe un tale successo nel Rinascimento, è perchè le sue proprietà si rivelarono un eccellente rimedio contro la peste. L’Angelica contiene l’anima della Luna e lo spirito del Sole. Il mito ci suggerisce che questa preziosa pianta proietta la sua luce, apportatrice di potenza e calore (energia solare) e la riflette nelle funzione sessuali (funzioni dell’apparato lunare).<br />
Aiuta gli organi genitali combattendo l’impotenza e per quanto riguarda le donne si impiega nei disturbi delle mestruazioni insufficienti e nelle leucorree, in combinazione con altre erbe.<br />
È utile anche come un buon diuretico alleviando il lavoro dei reni. La sua efficacia la esercita corroborando e sostenendo gli organi e i veicoli vitali interessati, risultando quindi una pianta di estrema versatilità ed utilità il cui impiego va associato con altre droghe.<br />
Sempre in rapporto alle sue funzioni l’Angelica, si impiega nei disturbi del sistema nervoso periferico. Per uso esterno, oltre ad essere un ottimo rimedio per la cura delle piaghe, è la prima pianta solare che troviamo per la cura dei fibromi e degli epiteliomi. A tale scopo le irrigazioni possono essere eseguite impiegando di preferenza i decotti della radice.<br />
L’utilizzo dell’Angelica, è impiegato anche nei casi di affaticamento generale, in quanto quest’erba tonifica l’ipotalamo e stimola l’ipofisi. Parallelamente combatte le insufficienze epatiche e si impiega nei vomiti spasmodici e nei gonfiori del ventre. È ottima anche nei casi di tracheiti, bronchiti croniche e asme nervose.<br />
In passato, era una della piante più preziose per combattere la difterite e per uso esterno era impiegata contro le affezioni della bocca. Inoltre, era considerata un ottimo stimolante del sistema linfatico, ottima per coadiuvante nei casi di bronchiti e in quello più grave di tubercolosi.<br />
I frati benedettini lo sapevano bene perché, nelle loro ricette a base di erbe e nelle composizioni dei loro famosi liquori, fecero largo impiego dell’Angelica dove la troviamo in diversi gin e vermut, nello Strega, nello Chartreuse ecc., in cui vengono impiegati semi e radici.<br />
L’Angelica, munita di piccoli fiori gialli a cinque petali, sboccia verso la fine di giugno o all’inizio del mese di luglio e i medici e gli erboristi del XVI secolo la soprannominarono appunto, &#8220;l’erba degli Angeli&#8221; o &#8220;l’erba dello Spirito Santo&#8221;.<br />
Se vi offrono delle foglie o dei fiori di Angelica, è per garantirvi una vita lunga e naturalmente sana. Ma se conservate i fiori e le foglie essiccate tutto l’anno, l’Angelica costituisce un vero e proprio portafortuna, un talismano per anime sensibili in cerca di un’anima gemella, che sanno che con l’aiuto di questa pianta &#8220;il bacio&#8221; della fortuna può essere stimolato. L’Angelica quindi, ci dà un aiuto prezioso.<br />
Un consiglio da &#8220;le cure miracolose dei Suor Ildegarda&#8221;: (ed. Piemme 1995) ricetta per curare la febbre di qualsiasi genere: <em>quando una persona ha febbre, non importa per quale motivo, prenda radici di Angelica e le pesti un po&#8217;. Così pestate o schiacciate, le copra con un mezzo bicchiere di vino e le lasci riposare tutta la notte…il mattino dopo aggiunga ancora un po&#8217; di vino e ne beva ancora a digiuno, faccia questo per tre o cinque giorni e verrà guarito</em>.</p>
<p>autrice: <a title="manuela mariani" href="http://www.ricerchenaturopatiche.it/manuela-mariani/"><strong>Manuela Mariani</strong></a></p>
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		<title>L&#8217;olio nel mito e nella magia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Manuela Mariani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Dec 2012 22:42:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ho sognato...]]></category>
		<category><![CDATA[Storia e magia delle piante e dei fiori]]></category>
		<category><![CDATA[Apollo]]></category>
		<category><![CDATA[Atena]]></category>
		<category><![CDATA[Ercole]]></category>
		<category><![CDATA[Meti]]></category>
		<category><![CDATA[Minerva]]></category>
		<category><![CDATA[misteri Eleusi]]></category>
		<category><![CDATA[olio]]></category>
		<category><![CDATA[olivo]]></category>
		<category><![CDATA[Zeus]]></category>
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					<description><![CDATA[In Medio Oriente, come in Egitto, l’olio veniva utilizzato sia per illuminare le case al calar della notte, sia per bruciare sugli altari e nei templi, per preparare il cibo, per ungersi il corpo o per curarsi. L’olio è sempre &#8230; <a href="https://www.ricerchenaturopatiche.it/lolio-nel-mito-e-nella-magia/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/ulivi.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-345" title="ulivi" alt="" src="http://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/ulivi-300x226.jpg" width="300" height="226" srcset="https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/ulivi-300x226.jpg 300w, https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/ulivi.jpg 390w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><br />
<strong>In Medio Oriente,</strong> come in Egitto, l’olio veniva utilizzato sia per illuminare le case al calar della notte, sia per bruciare sugli altari e nei templi, per preparare il cibo, per ungersi il corpo o per curarsi. L’olio è sempre stato un simbolo di purezza, e soprattutto di prosperità. <span id="more-220"></span><br />
Prima di parlare dell’olio però, è doveroso parlare dell’albero dell’olivo, albero di grandissima ricchezza simbolica.<br />
Questo albero, il cui frutto era garanzia di fecondità, longevità, purificazione e prosperità, era sacro alla dea Atena.<br />
Atena, dea guerriera figlia di Zeus e di Meti, prima moglie del dio, in gara per il dominio dell’Attica con Poseidone, piantò l’albero dell’olivo sull’Agropoli dopo aver ottenuto la vittoria sul dio del mare, diventando la protettrice delle città greche.<br />
L’olivo era anche l’albero di Apollo, in onore del quale i sacerdoti bruciavano olio di oliva nei templi dedicati al dio del sole. Anche la clava di Ercole sembra che sia stata di legno di olivo. Da questo legno infatti, venivano forgiati strumenti atti ad officiare il divino e venivano intagliate statuette rappresentanti divinità.<br />
Sempre in Grecia, l’olivo era l’albero consacrato alle iniziazioni dei misteri Eleusi.<br />
Nell’antica Roma il ramo di olivo era innanzitutto il simbolo della dea della pace e i soldati portavano corone di rami d’olivo nei cortei trionfali, poiché la dea Minerva (per i latini ma per i greci Atena) era anche la dea della guerra. Per implorare pace e protezione, anche gli ambasciatori si munivano spesso di rami d’olivo<br />
Ancora prima, la colomba liberata da Noè dopo il diluvio, portò nel suo becco un ramo d’ulivo in segno della rinnovata pace con Dio. L’olivo, albero della Terra Promessa, divenne il simbolo della sapienza, della bellezza e della rettitudine.<br />
L’olio, elemento prezioso estratto dalle olive, placa, purifica, nutre e fornisce combustione per lampade e candelabri (portatori di luce). L’olio, è naturalmente un simbolo di prosperità e l’antica religione ebraica lo considerava benedizione divina, portatore di gioia e di fraternità.<br />
È da sempre stato introdotto in tutte le religioni per officiare cerimonie come il battesimo, la cresima, usato nell’ordinamento dei sacerdoti e dei vescovi, nell’unzione dei malati, e per ultimo nell’estrema unzione come “viatico” per il passaggio nel mondo dell’Aldilà.<br />
Gli avventisti ricorrono, in caso di malattia, oltre che alla medicina tradizionale, anche al rito dell’unzione. Il pastore si reca dall’ammalato per officiare la cerimonia. L’unzione viene accompagnata dalla richiesta di perdono a Dio dei peccati commessi e con il supporto della preghiera si chiede la benedizione del malato al quale, a Dio piacendo è concessa la guarigione.<br />
Nei riti di unzione il simbolismo è più profondo. I re d’Israele erano unti e l’olio conferiva loro autorità, potenza e gloria da parte di Dio che era del resto conosciuto come il vero autore dell’unzione; per questo motivo l’olio nell’ebraismo e nella cristianità è considerato un simbolo dello Spirito di Dio, Mashiah (Messia), “unto” in ebraico, in greco Christòs.<br />
L’unto è così introdotto nella sfera divina e gli uomini non devono porre mano su di lui. L’olio consacra l’uomo a un servizio unico, straordinario e sacro: profeti, re e sacerdoti vengono unti durante le celebrazioni iniziatiche.<br />
Gesù è considerato come il re atteso, ma poiché egli non aveva ricevuto un’unzione materiale, quella dell’unzione spirituale gli è rimasta per antonomasia: lo Spirito Santo di cui l’olio è simbolo, è accordato pienamente a Gesù come per unzione.<br />
Sembrache dall’Africa del Nord per tradizione, le donne offrissero libagioni d’olio su altari di pietra grezza e gli uomini oliassero il vomere dell’aratro prima di affondarlo nella terra come offerta da dedicare all’invisibile. La tradizione in seguito, è stata adottata in tutte le terre del Mediterraneo.<br />
Simbolo della forza untuosa e fertilizzante, di colore solare, l’offerta dell’olio richiama la fecondità della terra sul solco aperto. Il vomere oliato che penetra il suolo può essere così la dolcezza, improntata a una riverenza quasi sacra, del contatto con la terra, che presiede al rito di fecondazione che rappresenta l’unione dei sessi.<br />
invisibile.</p>
<p><strong>Sognare di essere unto con l’olio.</strong></p>
<p><strong>Saverio scrive:</strong><br />
olio sulla testa che si riversava in tutto il corpo e ricadeva nella tinozza. Cosa può significare?</p>
<p><strong>Risposta:</strong><br />
Sicuramente bagnarsi con l’olio e ancora meglio sognare di essere bagnato da altri, riporta al rito dell’unzione.<br />
È certo che il suo inconscio la sta rassicurando sul fatto che non deve preoccuparsi di niente. Qualunque cosa o intenzione abbia messo in cantiere per lei (che è il designato) sarà cosa naturale raggiungere scopi e obiettivi. Si preannunciano quindi, tempi di vacche grasse, l’olio è da sempre sinonimo di abbondanza e prosperità.<br />
olio e significa che si compiranno azioni nobili e prestigiose. Chi più di chi sogna di essere unto può giocare i suddetti numeri senza essere baciato dalla fortuna?</p>
<p><strong>Sognare di ungere le ferite.</strong></p>
<p><strong>Katia scrive:</strong><br />
olio le sue piaghe. Possono esserci delle attinenze in merito? E se si cosa può significare?</p>
<p><strong>Risposta:</strong><br />
Gentilissima Katia, purtroppo lei si è già data una risposta. Sognare di ungere le ferite, può significare nel suo caso un tentativo di consolare suo padre. Alleviare le sue sofferenze prendendosi cura di lui.<br />
I numeri associati a questo sogno secondo la Smorfia, sono 69 e 88.</p>
<p>autrice: <a title="manuela mariani" href="http://www.ricerchenaturopatiche.it/manuela-mariani/"><strong>Manuela Mariani</strong></a></p>
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		<title>Le nozze del sole e della luna con la magia delle erbe solstiziali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Manuela Mariani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Dec 2012 22:40:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia e magia delle piante e dei fiori]]></category>
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					<description><![CDATA[Al solstizio d’estate, quando il sole raggiunge la sua massima declinazione positiva rispetto all’equatore celeste, comincia l’estate. Il 24 giugno il sole che ha appena superato il punto solstiziale, comincia a decrescere sull’orizzonte. Si inizia il semestre del sole discendente &#8230; <a href="https://www.ricerchenaturopatiche.it/le-nozze-del-sole-e-della-luna-con-la-magia-delle-erbe-solstiziali/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-343 aligncenter" title="specchio" alt="" src="http://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/specchio-300x225.jpg" width="300" height="225" srcset="https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/specchio-300x225.jpg 300w, https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/specchio-400x300.jpg 400w, https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/specchio.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /><strong>Al solstizio d’estate,</strong> quando il sole raggiunge la sua massima declinazione positiva rispetto all’equatore celeste, comincia l’estate. Il 24 giugno il sole che ha appena superato il punto solstiziale, comincia a decrescere sull’orizzonte. Si inizia il semestre del sole discendente che si concluderà con il solstizio d’inverno.<br />
Questo periodo fra il 19 e il 25 giugno, era considerato nelle tradizioni precristiane un tempo sacro, ancora oggi celebrato dalla religiosità popolare con la festa che cade il 24 giugno quando si ricorda la Natività di San Giovanni Battista.<br />
Nella religione greca antica, i due solstizi erano chiamati “porte”: “porta degli dei” l’invernale e “porta degli uomini” l’estivo.<br />
Il Battista sarebbe Colui che introduce gli esseri nella “Caverna Cosmica”. Per questo motivo le usanze connesse alla sua festa hanno la funzione di proteggere il creato: come i falò che si accendono sulla cima delle colline e le processioni per i campi con le torce accese.<br />
Questi fuochi, simbolo del sole solstiziale, scacciano demoni e streghe e prevengono le malattie. Si è anche affermato che i falò, siano cerimonie magiche per sostenere il sole che sta impercettibilmente declinando, essendo il fuoco della stessa sostanza dell’astro.<br />
Si narra che nella notte della vigilia, è possibile vedere nel cielo sciami di streghe che volano verso Benevento per la riunione planetaria annuale intorno al mitico albero di noce, in realtà sradicato fin dal medioevo.<br />
Si dice anche, che durante il viaggio, le streghe possono introdursi nelle case della gente e portare la malasorte. È per questo motivo che durante la notte si usa mettere sale grosso sui davanzali delle finestre. La strega, curiosa di conoscere il numero dei chicchi di sale, si mette a contarli perdendo così il tempo necessario per i suoi loschi intenti finché l’alba non la sorprende costringendola a fuggire via.<br />
La notte di San Giovanni, cade nel segno del Cancro, domicilio della Luna, al cui inizio cade il solstizio. La relazione della Luna con le acque, è nota e rappresenta il mondo della formazione o l’ambito dell’elaborazione delle forme nello stato sottile, punto di partenza dell’esistenza nel mondo individuale, ovvero nella caverna cosmica. D’altra parte, tutto ciò che è connesso alla generazione e alla fruttificazione subisce in questa notte un influsso positivo.<br />
La notte di San Giovanni, è proprio una notte magica. Le così dette Erbe di San Giovanni, sono un utile ausilio a far sì che le cose accadano e anche per ottenere presagi per il futuro.<br />
Le Erbe sono nove: l’Iperico, la Ruta, il Trifoglio, l’Elicriso, la Verbena, il Mirto, la Pratolina, la Valeriana, e lo Stramonio.<br />
L’Iperico era chiamata dagli antichi, l’erba contro i diavoli. Fra gli infiniti rimedi magici collezionati dai medici del medioevo, c’era anche questa pianta , usata per creare amuleti capaci di allontanare gli spiriti maligni. A questo scopo la pianta veniva appesa fuori dalle case e portate addosso oppure appesi a capo del letto per assicurare sonno sereno. Per tutte queste prerogative attribuitegli, l’iperico meritò il nome di “scaccia diavoli”. Fu usato anche terapeuticamente non tanto forse per cacciare i demoni “in corpo” ma per contenere in qualche modo gli ipocondriaci, diventati maniaci al punto di apparire posseduti dal demonio. In effetti si sostiene che la pianta sia un efficace rimedio contro le depressioni endogene e psicogene proprio in virtù dell’azione stimolante o quasi eccitante del suo principio attivo contenuto sia nei fiori che nelle foglie.<br />
La Ruta, erba da esorcismi invece, le fu attribuito lo straordinario potere di inibire la germinazione dei semi e di impedire la procreazione delle atre piante, dando così inizio a tutta una serie di convinzioni intorno ai poteri più o meno magici della pianta. La forma a croce del fiore di ruta, manifestazione di divinità, aveva valore come esorcismo attivo contro gli spiriti malefici. Nel medioevo costituiva un potente talismano contro la stregoneria, le sue foglie secche si portavano dentro un sacchetto posato sul petto.<br />
Anche al Trifoglio si è voluto dare un significato mistico. Il trifoglio fu venerato come pianta sacra e magica e diventò un dono apprezzato dagli innamorati e di conseguenza, un amuleto. Ispira pensieri elevati e porta fortuna; se qualcuno ne trova uno a quattro foglie, tutti i suoi desideri saranno realizzati.<br />
L’Elicriso, anche detto “l’Erba del Sole”, è una denominazione introdotta agli inizi del ‘700 per il suo colore dorato. L’etimologia greca di elicriso è infatti, un palese richiamo alle parole oro e sole. Dopo aver lasciato essiccare un mazzetto di elicriso per tutto l’anno, se si brucia in un falò durante la notte di San Giovanni, presto si incontrerà l’anima gemella.<br />
Fin dai tempi dei romani, si attribuiva alla Verbena, meravigliose virtù conciliatrici d’amore e di benevolenza fino al punto di considerarla idonea a far parte dei migliori “filtri d’amore” e di immortalarla come fece Virgilio con l’appellativo “Herba Venis”.<br />
Era anche considerata simbolo della pace, del benessere e del buon auspicio, tanto che gli ambasciatori romani, si presentavano con un ramo di verbena in segno di pace. Per questa ragione erano chiamati anche “Verbenarii”.<br />
Questa antica concezione sulle virtù della verbena, si conservò attraverso i secoli nella cultura popolare , cosicché la pianta godette, specialmente nel medioevo, di vasta popolarità come rimedio simbolico capace di tenere lontano ogni male. La pianta quindi era adatta a “conciliare l’amore”, perché faceva scomparire le forze avverse che si opponevano agli amanti o addirittura adatta anche a guarire le ferite perché congiungeva ciò che una forza avversa aveva disgregato. &lt;<br />
Il Mirto è la pianta sacra a Venere e molto favorevole agli innamorati. Alcune foglie tenute in tasca, costituiscono un portafortuna e servono per riappacificare gli amanti che hanno bisticciato. Tenendo stretto un rametto di mirto quando cala la Luna, si dissipano i dubbi, ma solo quelli d’amore.<br />
La Pratolina è una di quelle piante che gli astrologi ritengono sia sotto l’influsso di Venere. Per questo motivo è stata prescelta per l’oracolo d’amore consultato dagli innamorati dubbiosi che ne strappano i petali ponendo la domanda “m’ama o non m’ama?”. I fiori sono amuleti per chi è puro di cuore. Gli zingari affermano che se una ragazza durante la notte del 24 giugno mette sotto il guanciale radici di margheritine, farà bei sogni e l’infedele amato ritornerà da lei.<br />
Per quanto riguarda la Valeriana, nel medioevo se ne confezionavano filtri d’amore poiché si credeva che questa pianta suscitasse l’amore in tutte le sue forme. Per questo motivo veniva usato come afrosidiaco.<br />
In ultimo lo Stramonio, erba altamente magica e molto ricercata dai maghi per fare lavori sugli incantesimi d’amore. Le sue foglie, legate a mazzetti con una cordicella a sette nodi, messe davanti all’ingresso delle abitazioni, preservano dagli spiriti maligni. La cordicella a sette nodi, è un emblema del cristianesimo primitivo e significa che lo Spirito Santo elargisce sette doni ai fedeli: saggezza, discernimento, amore, gloria, benedizione, forza e beatitudine.<br />
La pianta ebbe la sua parte anche nella mitologia classica come veleno usato da Medea per inebriare e narcotizzare Pélia, re di Jolco in Tessaglia e favorire così il suo amato Giasone (famoso eroe alla conquista del vello d’oro).<br />
Dice un proverbio toscano: “San Giovanni non vuole inganni”. Il santo, secondo la leggenda era inflessibile con chi tradiva la fiducia degli altri. Perciò attenzione con la magia!</p>
<p>autrice: <a title="manuela mariani" href="http://www.ricerchenaturopatiche.it/manuela-mariani/"><strong>Manuela Mariani</strong></a></p>
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		<title>Il peperoncino &#8211; La spezia del diavolo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Manuela Mariani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Dec 2012 22:39:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tezcatlipoca Nero, era uno dei più potenti dei della mitologia messicana precolombiana che aveva il potere di trasformarsi in tutto ciò che voleva, persino di diventare invisibile, il suo nome significava “specchio fumante”. Tezcatlipoca Nero, paragonabile al dio Marte della &#8230; <a href="https://www.ricerchenaturopatiche.it/213/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/peperoncino.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-338" title="peperoncino" src="http://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/peperoncino-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/peperoncino-300x225.jpg 300w, https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/peperoncino-400x300.jpg 400w, https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/peperoncino.jpg 480w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Tezcatlipoca Nero,</strong> era uno dei più potenti dei della mitologia messicana precolombiana che aveva il potere di trasformarsi in tutto ciò che voleva, persino di diventare invisibile, il suo nome significava “specchio fumante”. Tezcatlipoca Nero, paragonabile al dio Marte della mitologia greca classica, fu il protagonista della leggenda dei quattro soli.<span id="more-213"></span><br />
La storia racconta la lotta dei quattro fratelli in disputa per l’ottenimento del potere del sole, che si concluse con la creazione delle altre divinità e dei primi esseri umani. Si dice, a proposito del peperoncino, solanacea rossa e piccante che riporta al fuoco marziale, che Tezcatlipoca, sedusse la sua divina sposa presentandosi a lei in veste di venditore di peperoncini.<br />
L’esistenza del peperoncino risale dalla notte dei tempi, infatti, da alcuni scavi archeologici effettuati in Messico, si è dimostrato che il peperoncino selvatico piccante, era consumato già 9.000 anni fa e che la sua coltivazione risale a 5.000 anni prima di Cristo. Alcuni scritti di Bartolomeo de Las Casas, ecclesiastico spagnolo che più di tutti si impegnò nella difesa dei nativi americani, testimoniano l&#8217;uso che gli indigeni ne facevano come spezia, e rilevavano l’abbondanza con cui si trovava nel Nuovo Mondo.<br />
Cinquanta anni dopo la conquista del Messico, il peperoncino prese piede in Europa e se ne parlò come di una pianta molto apprezzata. Infatti, oltre ad essere coltivato ed utilizzato sia come droga che come medicinale, era anche impiegato per la sua proprietà di conservare i cibi in modo naturale. L’adattabilità del peperoncino nella coltivazione, non fu vantaggiosa per i suoi importatori perché, abbassò il prezzo elevato del pepe, tanto da meritarsi l’attributo di “droga dei poveri”.</p>
<p align="justify"><strong>Il diavoletto rosso del peperoncino</strong></p>
<p align="justify">Il peperoncino rosso piccante, <em>Capsicum Annuum</em>, nome scientifico del peperoncino, è evocatore, sia per il colore rosso, sia per il sapore piccante e bruciante degli inferi solari e purificatori. Nel Mezzogiorno d’Italia, la pianta è definita da secoli “<em>il diavoletto, diavulill, diavolicchio</em>”. Lo scrittore irlandese James Joyce, ghiotto di peperoncino, scrisse a proposito di questa infuocata pianta: “<em>Dio ha creato l’alimento, il diavolo il condimento</em>”. Il Capsicum Annuum di colore verde scuro, ancora più piccante e profumato di quello rosso, è stato soprannominato “<em>la vendetta del diavolo</em>”. A dispetto di quanto scritto però, si dice che il “<em>miracoloso</em> <em>diavolicchio</em>” guarì Padre Pio da Pietralcina, quando, all’età di dieci anni si ammalò.<br />
Le sue qualità medicamentose sono molteplici: Carminativo (flatulenze), eupeptico (digestivo), afrodisiaco (aumenta il desiderio sessuale); protegge i capillari, abbassa il colesterolo, migliora l’emodinamismo, regola la pressione, ottimo per le allergie e l’asma, anticancerogeno, è diuretico, e addirittura fa smettere di fumare e aiuta gli alcolisti a smettere persino di bere, benissimo per convalescenze, tossi e bronchiti, reumatismi, lombalgie, sciatalgie, anemie, depressioni e indebolimento delle difese immunitarie. Insomma è un vero e proprio antibiotico naturale.<br />
È la spezia più passionale di tutte le cucine del mondo, è il simbolo del vivere gioioso e, grazie alla sua forma a cornetto, ha sostituito il membro maschile che fin dall’antichità è stato il simbolo di fortuna e abbondanza. Pertanto, attaccare alla porta di casa una ghirlanda di <em>cornetti rossi</em>, allontana le negatività e propizia l’abbondanza.</p>
<p align="justify"><strong>Insalata di Belzebù</strong></p>
<p>Ecco una ricetta infallibile per una cenetta di “<em>fuoco</em>”:<br />
lasciate macerare qualche peperoncino rosso nell’olio d’oliva extra vergine. Se pizzica troppo, privatelo dei semi, poi frullatelo fino ad ottenere una consistente salsa. Aggiungete: pepe di cajenna, peperoni crudi filettati, fagioli lessati e mandorle …&#8230;e buon appetito! (Successo Assicurato)</p>
<p>autrice: <a title="manuela mariani" href="http://www.ricerchenaturopatiche.it/manuela-mariani/"><strong>Manuela Mariani</strong></a></p>
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		<title>Il Crisantemo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Manuela Mariani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Dec 2012 22:37:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia e magia delle piante e dei fiori]]></category>
		<category><![CDATA[crisantemo]]></category>
		<category><![CDATA[fiore dell’oro]]></category>
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					<description><![CDATA[Come indica il suo nome, è il “fiore dell’oro”. Infatti, le sue due radici etimologiche sono: dal greco crhysos, “oro”, e anthemon, “fiore”. È uno di quei fiori che si trovano un po’ ovunque nel mondo: in Africa, in Cina, &#8230; <a href="https://www.ricerchenaturopatiche.it/il-crisantemo/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/crisantemo.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-321" title="crisantemo" alt="" src="http://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/crisantemo-300x225.jpg" width="300" height="225" srcset="https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/crisantemo-300x225.jpg 300w, https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/crisantemo-400x300.jpg 400w, https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/crisantemo.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Come indica il suo nome</strong>, è il “fiore dell’oro”. Infatti, le sue due radici etimologiche sono: dal greco crhysos, “oro”, e anthemon, “fiore”. È uno di quei fiori che si trovano un po’ ovunque nel mondo: in Africa, in Cina, in Europa, in India ecc. Il crisantemo è un fiore multicolore. Infatti, i suoi colori cambiano: giallo oro naturalmente, colore che gli ha permesso di essere battezzato “fiore d’oro”, ma anche porpora, marrone, violetto, rosa.<span id="more-211"></span><br />
Poiché venne scelto dalla Casa Imperiale del Giappone come emblema, si è creduto a lungo che fosse originario del paese del Sol Levante. In realtà tutto lascia credere che il crisantemo sia originario dalla Cina, anche se si trova in tutto il mondo. Per i buddisti simboleggia la pienezza e l’immortalità dell’anima. Senz’altro è da lì che arriva la tradizione presso i cristiani di adornare con questi fiori i cimiteri il giorno dei morti, subito dopo la festa di Ognissanti.<br />
Una favola ci racconta che una bambina vegliava con disperazione la mamma malata in procinto di morire. Pregava ogni giorno finché le apparve uno spirito che commosso da tanto dolore volle farle un regalo. Le regalò un fiore con cento petali e le disse: quando verrà la Morte per prendere la tua mamma, dalle questo fiore e dille che gli spiriti ti hanno concesso di passare ancora con lei tanti giorni quanti sono i suoi petali<br />
Appena lo spirito scomparve la bambina, osservando questo magnifico fiore, pensò che dividendo ogni petalo in tantissime striscioline sottili, poteva ingannare la Morte.<br />
Infatti, quando questa arrivò, già avvisata dallo Spirito che era stata fatta una concessione speciale, la bambina le consegnò un fiore con un numero infinito di petali.<br />
Pensando ad uno scherzo degli spiriti ai suoi danni, la Morte decise di non consegnare loro la donna e di farli attendere per questo ancora molto tempo e disse alla bambina: anch’ io voglio farti un regalo: la tua mamma vivrà ancora tanti anni quanti sono i petali del tuo fiore.<br />
Dunque il crisantemo è spesso associato alla memoria, alla durata, alla perennità delle cose di questo mondo, alle tradizioni che si trasmettono, al ricordo. Nel linguaggio dei fiori, regalare un crisantemo tra il 12 e il 18 novembre, significa ravvivare un ricordo, farsi ricordare da qualcuno, o anche rinfrescare la memoria. Regalare un crisantemo tra il 26 novembre e il 2 dicembre invece, significa riannodare, riprendere contatto o semplicemente voler creare un legame.<br />
In Europa, agli inizi del ‘600, cominciarono ad essere introdotti questi fiori a scopo ornamentale, mentre molto tempo prima, la specie cinerariifolium, volgarmente nota con il nome di “piretro”, era nota come medicamento di sicura efficacia. Lo stesso Galeno dice che per estrarre un dente era sufficiente applicare la polvere di piretro imbevuta con aceto forte: “…..in capo a un’ora, egli dice, il dente è talmente mobile che lo si può estrarre facilmente con le pinze o addirittura con le dita”.<br />
Il crisantemo comunque, rimante ad oggi, un bellissimo fiore dedicato alla morte ma soprattutto alla rinascita che accompagna i nostri morti durante il loro viaggio di andata ma anche di ritorno.</p>
<p style="text-align: justify;">autrice: <a title="manuela mariani" href="http://www.ricerchenaturopatiche.it/manuela-mariani/"><strong>Manuela Mariani</strong></a></p>
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