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	<title>Riflessologia plantare &#8211; RICERCHE NATUROPATICHE</title>
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	<description>L’Istituto di Ricerche Naturopatiche è un’Associazione che ha lo scopo di promuovere la conoscenza e la diffusione di ogni tipo di tecnica e disciplina naturale d’Oriente e d’Occidente</description>
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	<title>Riflessologia plantare &#8211; RICERCHE NATUROPATICHE</title>
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		<title>Per sorridere ancora un po&#8217;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Manuela Mariani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jul 2013 14:09:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessologia plantare]]></category>
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					<description><![CDATA[Un tizio entra in un negozio di scarpe incavolato nero e rivolgendosi al commesso dice: &#8220;Ma insomma, non si è accorto di avermi venduto un paio di scarpe per il solo piede sinistro? &#8220;Ma signore&#8221;, risponde educatamente il commesso, &#8220;Se &#8230; <a href="https://www.ricerchenaturopatiche.it/per-sorridere-ancora-un-po/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2013/06/scarpe-stilizzate.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-1449" alt="scarpe stilizzate" src="http://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2013/06/scarpe-stilizzate-300x225.jpg" width="300" height="225" srcset="https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2013/06/scarpe-stilizzate-300x225.jpg 300w, https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2013/06/scarpe-stilizzate-398x300.jpg 398w, https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2013/06/scarpe-stilizzate.jpg 432w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Un tizio entra in un negozio di scarpe </strong>incavolato nero e rivolgendosi al commesso dice: &#8220;Ma insomma, non si è accorto di avermi venduto un paio di scarpe per il solo piede sinistro? &#8220;Ma signore&#8221;, risponde educatamente il commesso, &#8220;Se fosse venuto prima gliele avrei cambiate immediatamente!&#8221; &#8220;Sarei anche venuto prima se non fosse per il fatto che sono due ore che cammino in cerchio&#8221;.</p>
<p align="center"><strong>L&#8217;importanza delle scarpe</strong></p>
<p align="center"><em>Chi ha le scarpe ignora la sofferenza </em><em>di chi cammina a piedi nudi </em><em><br />
Proverbio cinese</em><strong><em> </em></strong></p>
<p>Da un articolo di Francesco Tortora apparso sul Corriere della Sera del 27 settembre del 2005 si legge: gli uomini primitivi avrebbero calzato le prime rudimentali scarpe tra 40.000 e 26.000 anni fa. Lo ha stabilito uno studio pubblicato sulla rivista «<em>Journal Archaelogical Science</em>» dallo scienziato americano Erik Trinkaus, professore della Washington University a St Louis, che ha studiato le ossa di alcuni nostri antenati. L&#8217;apparizione delle prime scarpe coincide con un periodo storico ricco di progressi per il genere umano. Secondo il professore Paul Mellas, ordinario di storia primitiva all&#8217;Università di Cambridge, in quest&#8217;epoca ci furono «drammatici cambiamenti» nella vita dei nostri antenati. «Circa 35.000 anni fa e via di seguito gli uomini producono le prime forme d&#8217;arte, i primi arnesi in pietra, le prime decorazioni personali e i primi gioielli. Non sarebbe una sorpresa scoprire che la comparsa delle prime scarpe sia avvenuta proprio in questa epoca».</p>
<p>Nel tardo 1400 fino a metà del 1600 andarono di moda le &#8220;chopine&#8221;, scarpe con la zeppa. La suola di queste scarpe era generalmente realizzata in sughero o legno per poi essere ricoperta di velluto. A Venezia le chopine diventarono uno status symbol infatti le donne le indossavano per manifestare la loro ricchezza e posizione sociale. Le zeppe potevano raggiungere altezze ragguardevoli e come sempre nella moda, si è portati ad esagerare. Alcune donne utilizzavano zeppe così alte che avevano bisogno d’aiuto per camminare, procurando derisione per la loro goffaggine. Nonostante l’imbarazzo, le donne che le calzavano sentivano il bisogno di elevarsi al di sopra del resto del mondo e di camminare su una zeppa che mettesse in evidenza la loro statura non solo fisica ma anche come status sociale. Tale bisogno vive ancora ai nostri giorni. Le chopine sono state citate anche nell&#8217;Amleto e Shakespeare scrisse dei commenti sull’altezza eccessiva. Uno scrittore spagnolo definì &#8220;depravate&#8221; le donne che portavano le zeppe. Ci fu anche chi propose che venissero messe al bando. Spesso le prostitute veneziane dell’epoca indossavano le chopine per essere notate dai clienti anche grazie alla loro statura. La popolarità delle chopine si estese comunque in tutta l&#8217;Europa ma in particolare in Francia e Inghilterra. Sotto il regno della regina Vittoria si decretò che le scarpe da donna dovessero essere piccole e femminili non lasciando spazio alle grosse e ingombranti zeppe.</p>
<p>Negli anni &#8217;30 e durante gli anni della seconda guerra mondiale le scarpe con la zeppa riapparvero ma questa volta con una struttura pratica e moderna.</p>
<p align="center"><strong>Ogni piede trova la sua scarpa</strong></p>
<p style="text-align: justify;" align="center">E’ molto frequente trovarsi davanti a una scarpiera di fronte a diversi modelli di scarpe e non saper quale scegliere. Questa indecisione si ripropone molto spesso anche nella vita: nell’ambito sentimentale, lavorativo, di studio, comportamentale ecc. E’ anche simbolico il fatto di non trovare il numero giusto di scarpe che si adatti al nostro piede; si esce delusi dal negozio con un’insoddisfazione latente che qualche volta può trasformarsi in rabbia ingiustificata “o mi impegno a trovare quel paio di scarpe oppure vado in giro scalzo”. Se si approfondisce con assoluta onestà ciò che sta al fondo di questa delusione o malumore, ecco che affiora l’ansia, la pena o l’insoddisfazione per qualcosa che veramente non volevamo vedere: rapporti insoddisfacenti, amore non corrisposto, un lavoro che non ci realizza&#8230;..</p>
<p style="text-align: center;" align="center"><strong>Dimmi che scarpe usi e ti dirò chi sei</strong></p>
<p style="text-align: justify;">I modelli e i colori delle scarpe denotano particolari che incuriosiscono e intrigano. Scarpe trasgressive, sportive, con tacco alto, con tacco basso, scarpe da ginnastica, infradito, sandali e tanti altri modelli. <strong>Scarpe nere</strong>: sinonimo di eleganza e di raffinatezza ma se il tacco è a spillo diventano un simbolo della notte, della seduzione e della trasgressione. <strong>Scarpe rosse</strong>: sinonimo di vita, energia e forza. Il colore dell’amore puro, ma è anche il colore della passione e della sessualità sfrenata. <strong>Scarpe bianche</strong>: sinonimo di purezza. Chi sceglie questo colore rifiuta tutto ciò che è scuro e incomprensibile. <strong>Scarpe con lucchetti, fibbie, borchie, anelli e lacci</strong>, che avvolgono e risaltano la caviglia e che richiamano le perversioni indicano di sottomissione all’amante, dominio della donna oggetto di amore, conquista e attenzione. <strong>Scarpe con i fiocchi</strong> stanno ad indicare l’attenzione e la curiosità che la donna vuol proporre all’osservatore, un pizzico di frivolezza, di volubilità, di leggerezza. <strong>Scarpe all’inglese</strong>, tipo militare: persone d’ordine, solide, che vogliono marciare verso la loro strada &#8220;senza bagnarsi i piedi&#8221;. <strong>Scarpe scamosciate</strong>, multiuso, più resistenti, pratiche a tenere in ordine, da fuori strada, per “affrontare tutte le situazioni”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto dal libro “Dalle radici al cielo – costellazioni familiari nel mito e nell’arte con la riflessologia plantare” di Manuela Mariani – Ed. Argo Editore</p>
<p style="text-align: justify;">Autrice: <a title="manuela mariani" href="http://www.ricerchenaturopatiche.it/manuela-mariani/"><strong>Manuela Mariani</strong></a></p>
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		<title>Per sorridere un po&#8217;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Manuela Mariani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Jun 2013 20:00:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un tizio entra in un negozio di scarpe e chiede di provarne un paio. Decisa la scelta, chiede al commesso  di provare il numero 40. Il commesso: &#8221; Mi scusi signore, ma il suo piede non è un 40 ma &#8230; <a href="https://www.ricerchenaturopatiche.it/per-sorridere-un-po/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2013/06/scarpe-donna.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-1399" title="scarpe donna" alt="" src="http://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2013/06/scarpe-donna-300x240.jpg" width="300" height="240" srcset="https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2013/06/scarpe-donna-300x240.jpg 300w, https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2013/06/scarpe-donna-375x300.jpg 375w, https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2013/06/scarpe-donna.jpg 425w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><strong>Un tizio entra in un negozio di scarpe</strong> e chiede di provarne un paio. Decisa la scelta, chiede al commesso  di provare il numero 40.<br />
Il commesso: &#8221; Mi scusi signore, ma il suo piede non è un 40 ma un 42&#8243;.<br />
&#8220;Si lo so! Però abbia pazienza mi porti da provare il 40&#8221;, ribadisce il cliente.<br />
Senza replicare il commesso tira giù dallo scaffale le scarpe scelte numero 40. Dopo faticosi tentativi per far entrare la scarpa in quel piede dal numero 42 finalmente si raggiunge l&#8217;obiettivo. Nonostante le sofferenze nel calzare quelle trappole, il tizio continua testardamente a camminarci emettendo gemiti accompagnati da smorfie di dolore.<br />
A questo punto il commesso si incuriosisce e sfacciatamente chiede: &#8220;Mi scusi signore, ma perché si ostina tanto a calzare due numeri in meno quando potrebbe acquistare un paio di scarpe della sua misura e starci comodo?&#8221;.<br />
&#8221; Vede caro signore&#8221;, risponde educatamente il cliente, &#8220;Mio figlio si droga e mia figlia fa la vita, mia moglie mi ha lasciato per un altro e anche in ufficio ho problemi con i miei colleghi che mi rendono quelle ore di  lavoro insopportabili. La mia vita é un&#8217;amarezza e l&#8217;unica soddisfazione che mi rimane é quella di tornare a casa, togliermi le scarpe e provare una GRANDE  SODDISFAZIONE!!!&#8221;.</p>
<p>Pover&#8217;uomo! Lui non sa che i piedi rappresentano il nostro avanzare nella vita. Rimanere stretto nelle sue scarpe significa che non vuole assolutamente rivedere la sua condizione e nonostante tutto prova anche del piacere a fare la vittima.</p>
<p>I piedi ci permettono di spingerci in avanti e di conseguenza di avanzare, ma anche di bloccarci e, conseguentemente, di rimanere sulle nostre posizioni. Il piede quindi, rappresenta il mondo delle posizioni, l&#8217;estremità manifesta la nostra relazione con il mondo esterno. Simboleggia i nostri atteggiamenti e le nostre posizioni affermate e riconosciute, il nostro ruolo ufficiale.<br />
I piedi dei grandi maestri spirituali erano e sono tuttora venerati, di fatto in questo modo, si onora il loro progresso spirituale.<br />
I piedi, sono il simbolo della libertà perché consentono il movimento, tanto è vero che in Cina i piedi delle donne venivano fasciati per impedirne la crescita limitandone il potenziale di mobilità. Senza andare tanto lontano, anche in occidente la moda richiede scarpe con tacchi a spillo e altissimi per corrispondere a un certo schema di seduzione.</p>
<p>Nella Riflessologia Plantare si suddivide il piede in tre parti: anteriore, mediano e posteriore; si ha così la possibilità di riconoscere se vi siano carichi che possano provocare disequilibrio e come questi siano distribuiti attraverso la nostra visione del mondo. La <strong>parte anteriore</strong> del piede rappresenta il modo in cui si procede nella vita, l&#8217;azione, il modo comportamentale per il raggiungimento degli obiettivi.<br />
La<strong> parte mediana</strong>, o arco plantare, è l&#8217;integrazione tra il passato e il presente.<br />
Nella <strong>parte posteriore</strong>, nel tallone, troviamo le nostre radici, è la struttura , la base, la zona che rappresenta il bagaglio di esperienze passate.</p>
<p>Inoltre, non dobbiamo trascurare l&#8217;importanza dei messaggi che le dita del piede trasmettono:</p>
<p><strong>L&#8217;alluce</strong> rappresenta la personalità dell&#8217;individuo, la capacità di governare sul proprio territorio personale;<br />
<strong>L&#8217;illice o melluce</strong> (il secondo dito), rappresenta la direzione della nostra vita, l&#8217;autorità che abbiamo nel proporci all&#8217;esterno;<br />
<strong>Il trillice</strong> (terzo dito), rappresenta la sessualità, la creatività e il piacere;<br />
<strong>Il pondulo</strong> (quarto dito), è il campo affettivo, l&#8217;unione con ciò che amiamo;<br />
<strong>Il minolo</strong> <strong>o mellino</strong> (quinto dito), rappresenta l&#8217;ascolto di se stessi, la capacità di introspezione, l&#8217;intuizione.</p>
<p>Allora? Cominciamo a ragioniamo con i piedi?</p>
<p>Autrice: <a title="manuela mariani" href="http://www.ricerchenaturopatiche.it/manuela-mariani/"><strong>Manuela Mariani</strong></a></p>
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		<title>Dentro un seme c&#8217;è un universo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Manuela Mariani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Dec 2012 22:23:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessologia plantare]]></category>
		<category><![CDATA[Dalle radici al cielo – costellazioni familiari nel mito e nell'arte con la riflessologia plantare]]></category>
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					<description><![CDATA[Secondo la Cabala* in una delle tante simbologie rappresentate dall&#8217;albero della Vita, il corpo umano è, per analogia, simile ad un albero. Nella posizione del feto all&#8217;interno dell&#8217;utero materno, i piedi rappresentano i rami e la terra rappresenta il cielo &#8230; <a href="https://www.ricerchenaturopatiche.it/dentro-un-seme-ce-un-universo/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/feto1.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-591" title="feto" alt="" src="http://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/feto1-300x243.jpg" width="300" height="243" srcset="https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/feto1-300x243.jpg 300w, https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/feto1-369x300.jpg 369w, https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/feto1.jpg 554w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></strong></p>
<p><strong>Secondo la Cabala* in una delle tante simbologie </strong>rappresentate dall&#8217;albero della Vita, il corpo umano è, per analogia, simile ad un albero.<span id="more-190"></span><br />
Nella posizione del feto all&#8217;interno dell&#8217;utero materno, i piedi rappresentano i rami e la terra rappresenta il cielo dell&#8217;uomo. Da una visione podalica quindi, la terra è il nostro cielo. Al contrario, secondo questo principio, possiamo anche dire che il cielo è la terra dell&#8217;uomo, poiché in esso, si trovano le sue radici, da cui si trae tutta l&#8217;energia vitale.<br />
A questo proposito, osserviamo che, durante la vita intrauterina, l&#8217;embrione che si forma nell&#8217;utero, rappresenta il seme. Durante la sua crescita fetale e biologica i piedi, le mani e la testa si avvicinano, fino ad adottare un modo naturale, la così detta posizione fetale a forma di mezza luna.<br />
Così come la Luna, che cresce nelle sue quattro fasi, anche il feto cresce fino a formare una lettera D, pronto a venire alla luce.<br />
Tutte le energie primordiali che si trovano nei piedi sono collegate alla testa, raccolte e ripiegate su se stesse nella vita fetale, che occorrono al nascituro, nell&#8217;ultimo compimento a darsi la spinta verso la nascita.<br />
I piedi contengono il principio e la fine, quando nella vita fetale il basso è in alto (i piedi), e l&#8217;alto è il basso (la testa), terra-cielo e cielo-terra si sposano e si fondono, l&#8217;essere umano si realizza pienamente.<br />
Come nel seme sono contenute tutte le caratteristiche del divenire della pianta, anche nei piedi sono contenute le stesse leggi naturali e la sagoma del feto corrisponde esattamente a quella di un seme così come la sagoma dei piedi.<br />
Effettivamente, nel feto è già presente il progetto e il principio del corpo completo, così come nel piede si trovano le corrispondenze di tutti gli organi del corpo. Con un po&#8217; di fantasia, si può immaginare come l&#8217;unione delle due piante dei piedi possa sembrare un seme che sta germogliando. E come ogni &#8220;seme&#8221;, anche il nostro corpo germoglia grazie al patrimonio genetico, piantato in ognuno di noi.</p>
<p>Tutto questo lo possiamo ritrovare nei piedini paffutelli di ogni bambino.</p>
<p>*La Cabala è un antico sistema di pensiero Ebraico. E&#8217; una simbolica rappresentazione della Creazione attraverso il percorso divino dell&#8217;albero della Vita.</p>
<p>tratto dal libro &#8220;Dalle radici al cielo – costellazioni familiari nel mito e nell&#8217;arte con la riflessologia plantare&#8221; di Manuela Mariani – Ed. Argo Editore</p>
<p>autrice: <a title="manuela mariani" href="http://www.ricerchenaturopatiche.it/manuela-mariani/"><strong>Manuela Mariani</strong></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La podomanzia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Manuela Mariani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Dec 2012 22:21:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessologia plantare]]></category>
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					<description><![CDATA[la forma dei piedi ovvero lo Specchio del Sé Superiore Nell’antica Cina, le donne con i piedi piccoli rappresentavano la quintessenza della bellezza. Per incarnare questa idea della bellezza, i piedi delle bambine venivano fasciati per impedirne la crescita: per &#8230; <a href="https://www.ricerchenaturopatiche.it/la-podomanzia/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1 align="center">la forma dei piedi ovvero lo Specchio del Sé Superiore</h1>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/Boucher.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-316" title="Boucher" alt="" src="http://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/Boucher-300x300.jpg" width="300" height="300" srcset="https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/Boucher-300x300.jpg 300w, https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/Boucher-150x150.jpg 150w, https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/Boucher.jpg 420w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Nell’antica Cina,</strong> le donne con i piedi piccoli rappresentavano la quintessenza della bellezza. Per incarnare questa idea della bellezza, i piedi delle bambine venivano fasciati per impedirne la crescita: per generazioni le donne cinesi si sottomisero agli ideali inventati dall’uomo i quali, sapevano molto bene ciò che stavano facendo.<span id="more-188"></span><br />
Si dice che anticamente, le cavigliere delle bellissime donne berbere del deserto del Sahara, venivano usate non come ornamenti ma come segni tangibili di schiavitù. Infatti, dette cavigliere, terminavano con massicce palle d’argento in modo che i loro passi fossero corti e impedissero loro di allontanarsi dalle tende in cui vivevano.<br />
Le persone che non possono allungare i piedi in modo corretto mentre camminano, mancano letteralmente di equilibrio e il risultato è un’andatura instabile.<br />
Se ci si deve concentrare per mantenere l’equilibrio, automaticamente ci sarà meno attenzione disponibile per altre faccende. Chiunque ha sperimentato il dolore ai piedi dopo un certo periodo trascorso in un paio di scarpe scomode. Si è disposti a fare qualsiasi cosa, a rinunciare a tutto pur di porre fine a tale tortura.<br />
La calzatura comoda mette completamente a contatto il piede con la terra, e coloro che lasciano che i loro piedi si deformino, e le dita assumino delle posizioni strane come il curvarsi, appartengono a personalità che permette agli altri di farsi subordinare a regole e condizioni a loro contrari.<br />
Le dita storte dimostrano come la propria energia venga dispersa e scaricata in modo irregolare a terra, dando l’impressione di assumere un atteggiamento interiore di rassegnazione e di rinuncia.<br />
La forma e la posizione delle dita dei piedi indica quindi, come il proprietario utilizzi le sue energie nell’affrontare il “cammino della vita”.<br />
Le dita dei piedi lunghe e affusolate indicano ambizione e una buona dose di prepotenza, che occorre saper governare.<br />
L’alluce notevolmente grande rispetto alle altre dita, indica una persona pratica, razionale e amante della natura. Il secondo dito più lungo dell’alluce porta all’idealismo e spesso ad una troppa accentuata sensibilità.<br />
Le dita molto corte rispetto alla lunghezza del piede, sono facilmente relazionate a persone che amano la tranquillità della vita familiare.<br />
Racconta un mito che Teti, madre del famoso Achille, per rendere immune il figlio dai pericoli delle battaglie, lo immerse completamente nel fiume Stige ma per distrazione trascurò il tallone. Questa parte del corpo infatti, nel linguaggio simbolico, è collegato al primo chakra (la madre). Che pensare quindi ad una madre troppo ansiosa? Chi lo sa. Fatto sta che quando il tallone duole sarebbe opportuno interrogarci su come stiamo vivendo le nostre emozioni più profonde per ricollegarci alle nostre radici.<br />
La riflessologia plantare, si basa sul principio che nelle varie zone del piede sono riflesse tutte le funzioni e gli organi del corpo umano. Una efficace manipolazione in questi punti, provoca una generale riarmonizzazione di tutto l’organismo e un valido aiuto a radicarci il meglio possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">autrice: <a title="manuela mariani" href="http://www.ricerchenaturopatiche.it/manuela-mariani/"><strong>Manuela Mariani</strong></a></p>
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		<title>Il mito di Efesto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Manuela Mariani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Dec 2012 22:19:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessologia plantare]]></category>
		<category><![CDATA[Efesto]]></category>
		<category><![CDATA[fucina dell’anima]]></category>
		<category><![CDATA[James Hillman]]></category>
		<category><![CDATA[Olimpo]]></category>
		<category><![CDATA[piede storpio]]></category>
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					<description><![CDATA[Il dio zoppo Nella mitologia greca, molte divinità ci parlano del significato dei piedi che a livello simbolico rappresentano la nostra anima. A tal proposito vorrei parlare di Efesto, un dio rifiutato dalla madre. Efesto, noto ai romani come Vulcano, &#8230; <a href="https://www.ricerchenaturopatiche.it/il-mito-di-efesto/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;" align="center"><strong>Il dio zoppo</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/efesto.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-325" title="efesto" alt="" src="http://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/efesto.jpg" width="253" height="249" /></a>Nella mitologia greca,</strong> molte divinità ci parlano del significato dei piedi che a livello simbolico rappresentano la nostra anima.<br />
A tal proposito vorrei parlare di Efesto, un dio rifiutato dalla madre.<br />
Efesto, noto ai romani come Vulcano, era il dio storpio del fuoco. Sembra che fu proprio Era, (per i romani Giunone) sua madre a precipitarlo giù dall’Olimpo perché non conforme alle sue aspettative.<br />
Rifiutato e scaraventato giù dal famoso monte, non era apprezzato nell’arrogante regno di Zeus (Giove, per i romani), dove quello che contava era il potere e le apparenze.<br />
Il più sfortunato e probabilmente il più infelice degli dei, era deforme, non conosceva con sicurezza le proprie origini, non era accettato ed era sfortunato in amore. Ma era un genio creativo e l’unico dio che lavorava.<br />
Per quanto riguarda le sue origini, secondo la versione più nota, fu un’Era indispettita a dare i natali a Efesto per partenogenesi, come vendetta nei confronti di Zeus che aveva partorito Atena dalla testa.<br />
Mentre Atena però, era perfettamente formata, Efesto nacque con un piede storpio.<br />
Questo difetto umiliò Era, la quale vedendolo, rifiutò il figlio appena nato e lo scaraventò giù dall’Olimpo.<br />
Efesto fu rifiutato anche dal padre Zeus, che regnava sul monte incontestato da tutti gli dei. L’Olimpo gli fu sempre ostile anche quando divenne adulto, tanto che quando vi si recava, era trattato da buffone e ridicolizzato. Nel suo elemento però, il lavoro nella fucina, il maestro artigiano Efesto usava il fuoco e gli strumenti del mestiere (acqua, terra, aria), per trasformare la materia grezza in oggetti di grande bellezza.<br />
Questo lavoro alchemico, nasce dal fatto che Efesto, dopo essere stato scacciato, cadde sulla terra per essere adottato da due dee terrestri che gli diedero la possibilità di redimere se stesso. Darsi questa possibilità, simbolicamente, è un’espressione del creatore ferito e lascia queste tracce di dolore nel piede, primo elemento organico che ha contatto diretto con la Madre Terra.<br />
L’archetipo Efesto, trasmette un profondo istinto a lavorare e a creare dalla “fucina dell’anima” attuando un processo alchemico di trasformazione liberando la bellezza e l’espressività.<br />
Efesto, come ho già detto, era l’unico dio dell’Olimpo che aveva subito un danno fisico alla nascita, l’unica delle divinità più importanti ad essere portatrice di un’imperfezione. Egli fu escluso dall’Olimpo perché era nato con un piede storpio, il che offendeva sua madre Era e suo padre adottivo Zeus.<br />
La deformità fisica di Efesto non può essere separata dalla ferita emotiva provocata in lui dai genitori. Come conseguenza della sua menomazione fisica e del rifiuto subito, egli divenne il dio della fucina, l’architetto dell’istinto a lavorare come modo per crescere e per guarire dalle ferite emotive.<br />
Efesto fu respinto appena nato, quando sua madre Era, priva com’era di senso materno, vide il suo aspetto deludente e se ne liberò: un destino condiviso, a livello metaforico, da molti altri bambini che sono rifiutati emotivamente ma anche materialmente e quindi abbandonati, peggio ancora, gettati nella spazzatura, come purtroppo spesso accade.<br />
I bambini che non sono tenuti in braccio e toccati, hanno difficoltà nella crescita e per mancanza di contatto fisico il neonato può anche morire.<br />
Anche se il bambino rifiutato sopravvive, ciò nondimeno il danno psicologico gli provoca un danno emotivo.<br />
Vorrei concludere con un commento di James Hillman, scrittore junghiano: I nostri genitori sono coloro che ci hanno ferito. Ognuno di noi porta una ferita genitoriale e ha un genitore ferito. L’immagine mitica del ferimento o del genitore ferito diventa l’affermazione psicologica che “il genitore è la ferita”.<br />
Efesto in questo lavoro di trasformazione, ci insegna a utilizzare in maniera vantaggiosa le nostre ferite facendole diventare padre e madri del nostro destino.<br />
Tratto dal libro &#8220;Dalle radici al cielo – costellazioni familiari nel mito e nell&#8217;arte con la riflessologia plantare&#8221; di Manuela Mariani – Ed. Argo Editore</p>
<p style="text-align: justify;">autrice: <a title="manuela mariani" href="http://www.ricerchenaturopatiche.it/manuela-mariani/"><strong>Manuela Mariani</strong></a></p>
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		<title>Benessere senza farmaci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Manuela Mariani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Dec 2012 22:18:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessologia plantare]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[psico-fisica]]></category>
		<category><![CDATA[riflessologia plantare]]></category>
		<category><![CDATA[stressante]]></category>
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					<description><![CDATA[Molto spesso donne che si trovano a vivere momenti di fragilità emotiva o condizioni di disagio prolungato tendono ad abusare di farmaci: antidepressivi, ansiolitici, sonniferi e quant’altro, aldilà delle stesse prescrizioni mediche. Vi si ricorre per affrontare angoscia, insicurezza, ansia, &#8230; <a href="https://www.ricerchenaturopatiche.it/benessere-senza-farmaci/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/senza_farmaci.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-341" title="senza_farmaci" alt="" src="http://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/senza_farmaci-300x291.jpg" width="300" height="291" srcset="https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/senza_farmaci-300x291.jpg 300w, https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/senza_farmaci-308x300.jpg 308w, https://www.ricerchenaturopatiche.it/wp-content/uploads/2012/12/senza_farmaci.jpg 330w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Molto spesso donne</strong> che si trovano a vivere momenti di fragilità emotiva o condizioni di disagio prolungato tendono ad abusare di farmaci: antidepressivi, ansiolitici, sonniferi e quant’altro, aldilà delle stesse prescrizioni mediche. Vi si ricorre per affrontare angoscia, insicurezza, ansia, paure apparentemente difficili da sostenere o più semplicemente per provare a condurre una vita meno stressante.<span id="more-184"></span><br />
Se all’apparenza tale atteggiamento può sembrare una valvola di sfogo per il proprio malessere, nasconde, di fatto, una situazione di forte dipendenza, capace di condizionare a lungo termine la vita delle donne, ma soprattutto la loro salute psico-fisica.<br />
In generale l’utilizzo dei farmaci, dovrebbe essere riservato a situazioni di emergenza o di reale necessità, mentre i frequenti casi di abuso, possono indurre effetti collaterali, quali: spasmi, irrequietezza, reazioni maniacali, disfunzioni ormonali, confusione, attacchi di panico, ecc.<br />
In un’epoca volta quasi esclusivamente al raggiungimento degli obiettivi, in un tempo presente che valorizza maggiormente i temi maschili dell’aggressività, della territorialità, dell’individualità e della competizione, le donne pagano in prima persona e sulla propria pelle i disagi che la vita, nell’ambito lavorativo, familiare e sociale evidenzia loro, trasformandoli in veri e propri malesseri. Pertanto, sono sempre più numerose le donne che fanno uso di psicofarmaci per fare fronte a questo stile di vita, ormai assolutamente privo di contatto con il proprio corpo e con i propri ritmi naturali e fisiologici.<br />
Per uscire da questa “empasse”, basta ricordare che ognuno di noi ha in sé le risorse e le capacità per poter affrontare le negatività, che molto spesso la vita ci mette di fronte. Individuare cosa manca, cosa ci fa stare male, rappresenta sempre un buon inizio per riprendere quota, ristabilire degli equilibri perduti e ritrovare la propria armonia. Comprendere cosa ci fa stare male, rappresenta invece una grande consapevolezza, da cui partire per riappropriarci della nostra vita e rimetterci sulla giusta rotta.<br />
All’interno di un percorso di &#8220;ridefinizione&#8221; della propria vita, in cui riflettere a rielaborare il proprio vissuto, rappresenta una necessità a cui far fronte per superare una condizione di disagio. Lavorare per emanciparsi da tali meccanismi di dipendenza, spesso nocivi e talvolta addirittura autodistruttivi, può rappresentare una porta di accesso importante per un lavoro sulle donne, proprio a partire da sé.<br />
L’attenzione alla nostra vita, invece, il darle valore, è quello che la Psicologia del Benessere considera fondamentale, perché si mantenga uno stato di sano equilibrio.<br />
Come affrancarsi dunque dalla dipendenza e da un uso smodato ed incontrollato di farmaci e psico-farmaci? Talvolta la soluzione ci è offerta da terapie dolci e non invasive, che lavorano su meccanismi di rilassamento come, ad esempio, la Riflessologia Plantare, capace di generare uno stato di benessere fisico e soprattutto psichico, allontanando l’ansia e ottenere una rimozione da uno stato angoscioso e negativo. Vedere il futuro con più positività senza averne paura è un modo per affrontare il presente momento per momento con obiettività e lucidità.<br />
Cos’è la Riflessologia Plantare?<br />
La riflessologia è una terapia dolce e gentile e consiste nell’eseguire una pressione su punti riflessi cutaneo-organici presenti sulle mani, sui piedi e sulle orecchie.<br />
Questi punti chiave fanno riferimento agli organi interni e all’apparato ghiandolare in modo così preciso che è possibile tracciare una mappa o un microcosmo della loro distribuzione nel corpo umano. La pressione o la manipolazione di un punto riflesso, di conseguenza, può scatenare una reazione nell’apparato o organo corrispondente.<br />
Il tocco, inoltre, stimola le funzioni dell’organo sollecitato e favorisce un buon recupero della salute, oltre ad assicurare il benessere fisico e mentale.<br />
E’ stato scritto molto sulla riflessologia per spiegare esattamente come essa opera e, nonostante le scoperte sui percorsi dei nervi, ci sono ancora parecchie cose da chiarire. Il principio fondamentale della riflessologia, è che la stimolazione riesce a liberare dalla congestione, tessuti e nervi rimuovendo le tossine che si sono accumulate e ad incoraggiare il corpo a sfruttare le proprie capacità di auto-guarigione naturale.<br />
È importante però avere ben chiaro che tale approccio non deve ritenersi <span style="text-decoration: underline;">assolutamente</span> sostitutivo alla medicina ufficiale, bensì è da considerarsi a questa complementare.</p>
<p style="text-align: justify;">autrice: <a title="manuela mariani" href="http://www.ricerchenaturopatiche.it/manuela-mariani/"><strong>Manuela Mariani</strong></a></p>
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